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Ma non è che ci stiamo lamentando troppo per l’egemonia tedesca?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Angela Merkel

Angela Merkel

di Michele Marsonet. Dopo l’innumerevole serie di articoli sul caso greco e i – presunti – errori di Bruxelles, è più che lecito a mio avviso porsi un quesito di fondo. L’interrogativo è semplice ma tutt’altro che banale nella sua essenza. Provo a formularlo con poche parole.

E’ davvero sensato continuare a dolersi per l’evidente egemonia che la Germania esercita nell’ambito dell’Unione Europea? Ci si duole quando le alternative a disposizione sono più d’una e, soprattutto, se quella che prevale non ci piace. Vorrei però chiedere se qualcuno pensa seriamente che ipotesi alternative ci siano.

Si può replicare, ovviamente, che i padri fondatori avevano in mente una comunità di Stati membri collocati su un piano di parità, all’interno della quale nessuno poteva vantare il diritto di “pesare” più degli altri. Idea bella e nobile, ma con un vizio di fondo: non tener conto degli insegnamenti della storia.

Il peso di una nazione è direttamente proporzionale alla sua importanza economica e, forse ancor di più, all’efficienza del suo sistema politico e amministrativo. I tedeschi, che pur venivano da una sconfitta apocalittica nel secondo conflitto mondiale, hanno saputo ricreare uno Stato solido e funzionante. Anche da loro i problemi ci sono, ma non v’è dubbio che abbiano dato prova di saperli affrontare e, in buona parte, risolvere.

Sarebbe quanto meno strano che, dopo essersi guardati intorno, non approfittassero della loro forza per dettare all’Unione una linea consona al proprio interesse nazionale. A ciò aggiungo che hanno una classe politica degna di questo nome, e non mi riferisco soltanto ad Angela Merkel.

Il problema, allora, sta altrove. In una Francia che continua a coltivare i sogni di grandezza cari a de Gaulle, ma svolge in fondo un ruolo ausiliario anche se il suo Presidente di turno siede sempre con i tedeschi ai tavoli che contano. In un Regno Unito che, come si sapeva sin dall’inizio, rivolge più volentieri lo sguardo oltre l’Atlantico piuttosto che al vecchio continente.
I Paesi del Sud, con l’Italia in testa, sono strutturalmente deboli e sempre sull’orlo di crisi epocali. Quelli entrati di recente, soprattutto all’Est, sono spontaneamente portati a raccogliersi intorno a Berlino, e lo stesso discorso vale per finnici e scandinavi.

Ciò che alla Germania si può rimproverare, piuttosto, è l’incapacità di non aver usato (almeno sinora) l’egemonia per impostare un discorso di vasto respiro politico, in grado di fornire all’Unione basi più solide, in grado di imporla quale attore decisivo nello scenario globale.

Pericoloso? Forse, ma penso che un’Europa solida a guida tedesca sia pur sempre meglio di un’Europa inesistente. Quella, per intenderci, rappresentata da una smarrita Federica Mogherini nelle ultime conferenze internazionali.

Il discorso non sarebbe tuttavia completo senza prendere in considerazione altri due fattori fondamentali. Il primo è rappresentato dalla politica estera e della difesa che, a tutt’oggi, non esistono. Se davvero la UE vorrà essere protagonista nel mondo dovrà dotarsene, e in tempi possibilmente rapidi.

Altrimenti è destinata a restare al rimorchio degli Stati Uniti. Non sarebbe a mio avviso un dramma, posto che alla Casa Bianca vi fosse un inquilino migliore di Barack Obama. E tuttavia occorre esserne consapevoli, lasciando nel caso agli americani l’iniziativa in questi campi e concentrandosi sull’economia. Senza illudersi, come fa Hollande, che bastino la Legione Straniera e un po’ di deterrente nucleare per essere protagonisti nel mondo.

Il secondo fattore è altrettanto essenziale e si può esprimere, anch’esso, con un quesito: quali sono i confini dell’Europa? Una scuola di pensiero più tradizionale ritiene che li abbia già raggiunti con l’aggregazione di gran parte degli ex Paesi satelliti dell’URSS.

Un’altra scuola, più innovativa, giudica invece che tali confini siano ben più vasti, e debbano includere, oltre l’Ucraina, pure nazioni caucasiche di antiche radici cristiane come la Georgia e – perché no? – l’Armenia. Ma in questo caso bisogna pur stabilire chi fornirà a tali Paesi protezione e condizioni minimali di sicurezza. E’ evidente che l’attuale Unione non è in grado di farlo e, ancora una volta, il compito spetterebbe agli Stati Uniti (ammesso che siano disposti a svolgerlo).

Concludo notando che, vista la situazione, sarebbe opportuno smetterla con i lamenti per l’egemonia tedesca e, al contrario, incoraggiare la Germania a diventare davvero il polo aggregatore dell’Europa e della sua eventuale espansione sul piano internazionale. Capisco che il mio è un discorso impopolare, ma una sana dose di realismo dovrebbe quanto meno spingere a riflettere sui vantaggi che comporta.

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4 Comments on Ma non è che ci stiamo lamentando troppo per l’egemonia tedesca?

  1. Reblogged this on Manifesto Web and commented:
    Che la comunità del carbone e acciaio, nata per evitare guerre civili europee fosse destinata, in concomitanza con cambiamenti di ordini internazionali e finanziari, a cambiare ed aggiornarsi ad una versione 3.0 ritengo sia normale. Come ritengo sia normale che un tale cambiamento è utopico immaginarselo rapido ed indolore, ma non vedo perché ancora la Germania non abbia profittato della sua posizione egemonica per eleggersi a vassallo, paladino, strada da percorrere e seguire.

  2. Indipendentemente da tutto il resto, fattori di geopolitica, macroeconomia, etc, la Germania ha dimostrato scarsa capacita’ di leadership… Personalmente non sono piu’ l’ammiratratice della signora Merkel che ero… Essere leader non significa fare la voce grossa e lasciare I “sudditi” nella merda… essere leader significa imporre disciplina sapendo che alla meta si va tutti insieme e non si lascia mai indietro nessuno.
    Paradossalmente, le lezioni di leadership le abbiamo imparate in questi mesi da quell’Obama su cui all’inizio non avrei scommesso manco un centesimo.
    Ancora una volta gli USA ci hanno dato una lezione. Sonora. La Germania che lo voglia o non ha mancato quest’occasione storica e forse per questo non potra’ piu’ aspirare a quel ruolo egemonico cui aspirava, mai piu’. Ora come ora anche noi possiamo darle lezioni… Si riprendesse il Sud forse pure calci in culo… ma per quello aspettiamo.

  3. Io mi lamento!

  4. Andrea // 31 July 2015 at 17:42 //

    La storia è imprevedibile e dipende dagli uomini. Dai politici dotati di larga visione siamo passati, nelle nostre scelte, a uomini adattissimi solo per il piccolo cabotaggio. Il colmo è che la Merkel mi sembra dotata personalmente di una capacità visionaria. ma è circondata da nanerottoli ed è il Marino della Germania. Spero bene!

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