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Russia: tardivo rinsavimento di Obama?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Obama in his official portrait as a member of the United States Senate

Obama in his official portrait as a member of the United States Senate

di Michele Marsonet. Vuoi vedere che Barack Obama è improvvisamente rinsavito, accorgendosi – alla buon’ora – che la politica del muro contro muro nei confronti della Federazione Russa non porta da nessuna parte e produce solo guai?


Un grosso punto interrogativo è d’obbligo, essendo innumerevoli le giravolte del Presidente americano in questi anni in materia di politica estera. E, a tale proposito, non mi accodo affatto ai tanti ammiratori che Obama si è conquistato dopo l’apertura a Cuba e, soprattutto, dopo l’accordo con l’Iran. Meglio attendere e vedere come si comporterà in futuro.

Senza dubbio, tuttavia, il pur tardivo riconoscimento che la Russia svolge un ruolo essenziale sul piano globale è importante. E altrettanto importante è la constatazione, per molti addirittura banale, che Putin non è il nemico numero uno dell’America e dell’Occidente.

Se poi Washington riuscisse pure a capire che il leader russo non è neppure un nemico, qualora non lo si costringa a comportarsi come tale, sarebbe fatta. Ma, per l’appunto, è meglio attendere per capire cosa bolle realmente in pentola. Visto l’andazzo, un’ennesima giravolta non si può escludere in partenza.

Desta una certa sorpresa il fatto che soltanto ora l’attuale amministrazione USA si accorga che dei russi c’è bisogno per condurre una lotta veramente efficace contro l’Isis e il radicalismo islamico. Anzi, vale pure la pena di aggiungere che davvero non si comprende perché tale lotta sia stata in pratica “declassata” a obiettivo secondario mettendo invece in primo piano la questione ucraina.

La svolta arriverà al punto da indurre Obama e i suoi collaboratori a essere più prudenti con il governo di Kiev, frenandone gli ardori nazionalisti e riconoscendo finalmente che alcune formazioni paramilitari da esso tollerate (se non incoraggiate) sono impresentabili a causa delle loro radici ideologiche?

Sarebbe, questo, un passo fondamentale per consentire a Mosca di frenare a sua volta gli elementi filorussi più estremisti che si battono nelle ragioni orientali del Paese.

Se si guarda agli avvenimenti senza pregiudizi, è facile accorgersi che Putin è sempre stato favorevole a una soluzione negoziata, che garantisca alle regioni russofone dell’Ucraina una certa autonomia all’interno di uno Stato in grado di fungere da ponte tra Oriente e Occidente. Kissinger e altri hanno più volte suggerito alla Casa Bianca di muoversi in questo senso, illustrando i vantaggi che possono derivarne.

Senza inoltre trascurare la grande esperienza accumulata dai russi nella lotta al terrorismo, che può sicuramente giovare a tutti. E senza dimenticare che una simile apertura avrebbe anche il vantaggio di indebolire l’asse Mosca-Pechino, evidentemente accettato da Putin “obtorto collo” per ragioni storiche che sono ben note.

Per ora non si può dire di più. Si sa soltanto che, nel corso di una telefonata, i due Presidenti hanno concordato che il dialogo russo-americano può svolgere un ruolo essenziale per garantire sicurezza e stabilità a livello globale.

Resta per l’appunto sul tappeto l’incognita ucraina, a proposito della quale – almeno finora – nulla di nuovo è stato detto. E duole constatare che i maggiori quotidiani italiani continuano a parlare in questo caso dell’atteggiamento aggressivo della Russia. Senza aggiungere che, se aggressività v’è stata, si è manifestata da entrambe le parti.

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