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Marchio di falsità con petizione di principio e tiratina d’orecchie all’amico Franco Pilloni

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Nota bene: il pezzo che segue è in ideale continuazione all'altro articolo pubblicato in precedenza: IL “MARCHIO DI FALSITÀ”
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di Massimo Pittau. La calura continua e continua pure l'usanza di tentare di evitarla con le chiacchiere fatte tra amici nei tavolini dei bar all'aperto e fino a sera tarda.

1) Ovviamente non provo vergogna a dire che, oltre la laurea in Lettere Classiche, ho conseguito quella in Filosofia. Ebbene nella “Logica”, che è la parte della filosofia che studia il corretto modo del “ragionare”, viene citata la “petitio principii” «petizione di principio», detta comunemente “circolo vizioso”, come errore che consiste nel cercare di dimostrare A con B e B con A. Orbene i miei contradditori non si accorgono di commettere appunto un “circolo vizioso” o una “petizione di principio” quando sostengono che i nuraghi avevano il ballatoio terminale perché lo hanno i cosiddetti modellini di nuraghe e sostengono che certi reperti in pietra o in bronzo sono modellini di nuraghe perché hanno il ballatoio terminale, proprio come i nuraghi. Senonché è evidente che questo è un “ragionamento logicamente scorretto”, cioè logicamente falso.

2) È un fatto strano, ma pure reale che fino ad ora nessuno dei sostenitori dell’esistenza dei “modellini di nuraghe” ha mai detto alcunché sulla loro natura e sulla loro funzione e destinazione: Che cosa erano effettivamente? A che cosa servivano? Io sono vissuto e ho insegnato a Pisa per 9 anni e vi ho sempre visto un largo smercio di modellini in metallo oppure in alabastro della “torre pendente”, la quale quasi certamente è il monumento architettonico più fotografato nel mondo sia per la sua bellezza architettonica, sia per la sua strana e curiosa pendenza. Ebbene, il largo smercio di modellini della Torre di Pisa ha una sua chiara natura e sicura funzionalità in vista del loro smercio come “oggetti di ricordo” fra i turisti di tutto il mondo che visitano la famosissima “Piazza dei Miracoli”. Ciò premesso, insisto nel chiedere quale fosse la natura, il significato e la destinazione dei cosiddetti “modellini di nuraghe”? Non ci si venga a dire che erano “oggetti di ricordo” acquistati da un grande flusso di turisti, sardi e stranieri, che si aggiravano attorno ai nostri nuraghi!

3) Ma in realtà i “modellini di nuraghe” non esistono affatto! Quelli che sono stati definiti tali sono: a) Capitelli di colonne, come ha visto e detto bene Giovanni Lilliu per quelli trovati a Monti Prama. b) Statuine di candelieri o candelabri, con sulla cima una cupoletta indicante la fiamma accesa, che probabilmente facevano parte dell’acroterio del tempio del Sardus Pater di Monti Prama, quello già segnalato dal geografo-astronomo Claudio Tolomeo (III 3, 5) proprio nel Sinis. c) Modellini di candelieri o candelabri a cinque becchi come i bronzetti di Olmedo e di Ittireddu, implicanti, come ha detto l’architetto Franco Laner, una “simbologia cosmica” (nord, est, sud, ovest; basso ed alto). d) Semplici altari, anche forniti di una cavità sulla cima per abluzioni e lavacri rituali, come quello della sala delle riunioni del nuraghe di Palmavera di Alghero e come qualcuno di Monti Prama.

Nota in calce: “Le chiedo poi un favore: suggerisca all’amico Pilloni che mi faccia osservazioni sintetiche. Quelle sue, troppo lunghe, io spesso non le capisco affatto”.

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