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Una lettura di Adonis (futuro Nobel siriano?): sul “terremoto di Houla” e altre ambiguità a proposito del brutale regime di Assad.

di Elie Chalala.

Gli articoli, discutibili, di Adonis sulla rivoluzione siriana hanno fatto in modo che i suoi critici continuino a scrivere che sia odiato dalla gente.  Tuttavia, anche così, la differenza resta netta tra chi lo critica e coloro che lo “odiano”. Un gran numero di intellettuali arabi e siriani, artisti e studiosi, hanno denunciato le minacce fisiche ricevute da Adonis su date piattaforme mediatiche, e io vorrei aggiungere la mia voce alla loro. Questo però non ci deve impedire e non ci impedirà di prendere posizione contro alcune delle dichiarazioni che ha reso.

Adonis ha terminato un recente editoriale nel giornale Al Hayat con questa breve frase “Zizal al-houla”, che traduce “il terremoto di Houla”. La stessa frase è stata fatta circolare presso altri media, incluso il giornale londinese Al Quds a-Arabi.

“Quello avvenuto nel villaggio di Houla è un terremoto umano e morale, ed è altra prova inconfutabile della mancanza di valori nella terra che ha visto la nascita dell’uomo civilizzato. Questo terremoto è parte di una serie di atroci atti che confermano come la lotta per il potere e la brama per il comando rimanga il tema principale nella storia politica araba, sia passata che moderna”. Notate qui il tratto generico della dichiarazione di Adonis. Intenzione filosofica considerata, lui evita ancora di fare i nomi di chi sta commettendo quiesti “atroci atti”. Senza una tale esplicita dichiarazione, noi siamo portati a pensare che sia l’opposizione sia il brutale governo di Assad abbiano uguale responsabilità, e senza dimenticare i circa 40 bambini che sono stati massacrati a Houla. Il mantenersi sulle generali e la vaghezza sono stati problemi chiave nelle scritture di Adonis a proposito della rivoluzione siriana.

Notate le sue successive dichiarazioni: “Indipendentemente dalle smentite riguardo a chi ha commesso questi terribili atti, e indipendentemente da ciò che verrà fuori dalle indagini, questo crimine è stato commesso su suolo siriano: sono state mani siriane ad uccidere i siriani. La responsabilità è dunque siriana”. Adonis è finanche restio a speculare su chi siano i mandanti, mantenendo la solita vaghezza. Il suo problema maggiore sembrerebbe essere il fatto che il crimine sia stato commesso in territorio siriano. Non dimentichiamo che Adonis è un grande poeta romantico. Ma questo non è il tempo del romanticismo e della glorificazione della terra siriana. Come non bastasse, si può persino notare un dato sciovinismo nel suo scrivere, come se gli atti criminali fossero prerogativa degli altri Paesi!

Una volta di più, Adonis rimaneggia una vecchia tematica a cui diversi intellettuali hanno risposto con sdegno. In una lettera, lui ha fatto appello a Bashar al-Assad nel suo ruolo di “Presidente eletto”, chiedendogli “non sei tu, prima di tutto, il Presidente di un paese e di un popolo?”. E prosegue come se la Siria fosse una Repubblica Costituzionale (forse lo crede pure), dicendo che lo stato siriano “ha una responsabilità politica e morale” e descrivendo Assad come “l’autorità del popolo siriano e il protettore di tutti”. Quando ho letto questa dichiarazione, mi sono chiesto dove sia stato Adonis negli ultimi 15 mesi! Mi chiedo anche se dal modo in cui descrive la legittimità, la laicità e altri attributi non pensi di trovarli dentro la casa degli Assad.

© Copyright 2012 AL JADID MAGAZINE

Traduzione e titolo di Rina Brundu, Dublino, Giugno 2012.

Translated by Rina Brundu, Dublin June 2012

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Here follows the original article with its original title.

“The Earthquake of Houla”– Reading Adonis

By Elie Chalala

Adonis’ controversial writings on the Syrian revolution have ensured that his critics consistently mention that many people hate him. Yet, even so, there remains a big difference between his critics and his “haters.” A large number of Arab and Syrian intellectuals, artists and scholars have denounced the threats of physical harm to Adonis featured on some new media venues, and I would like to add my voice to theirs. But this does not and should not prevent us from taking issue with some of what Adonis has said.

Adonis concluded a recent column in Al Hayat newspaper with the brief statement, “Zilzal al-houla”, which translates tothe Houla earthquake.”The same statement was distributed to other media sources, including the London based Al Quds al-Arabi.

“What happened in the village of Houla is a human and moral earthquake, and this is more irrefutable proof that man does not have any value in the land that saw the birth of the first civilized man. It comes as part of a series of heinous acts which confirm that the struggle for power and the lust for domination remain the main theme of Arab political history, both past and modern.” Note here the generality that marks Adonis’s statement. Never mind the philosophical tone of the statement, he still declines to come out and name those who are committing these “heinous acts.” Without this, we are left to think that both the opposition and the brutal Assad state are equally culpable, not to mention the more than 40 children who were slaughtered in Houla. Generality and vagueness have been key problems in most of what Adonis has written about the Syrian uprising.

Consider what he says next: “Regardless of denial pertaining to who committed this evil act, and regardless of what the investigation would reveal, this crime was committed on Syrian soil: it was Syrian hands that killed Syrian nationals. The responsibility is then Syrian.” Adonis is reluctant to even speculate on who the perpetrators were, instead reveling in vagueness. What he almost seems to find most problematic is that the crime was committed on Syrian soil. Let us not forget that Adonis is a great romantic poet. But this is not the time for romanticism and glorification of the Syrian land. Furthermore, one can even smell some chauvinism in his statement, as if evil deeds were only the preserve of other countries!

Once again, Adonis rehashes a former theme that some intellectuals have responded to with outrage. In a letter, he appealed to Bashar al-Assad as an “elected president,” asking him “before all else, aren’t you president of a country and people?” He continues his statement as if Syria were a constitutional democracy (and perhaps he even believes that it is), saying that the Syrian “state bears moral and political responsibility” and describing it as “the authority of the Syrian people and the protector of all of them.”When I read this statement, I wondered where Adonis had been during the past 15 months! He also leaves me wondering how he defines legitimacy, secularism and other attributes he imagines to be inside the house of the Assads.

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