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RAI: il disastro nel disastro (3). Sulla messa cantata e la passerella istituzionale PD post-terremoto a “Porta a Porta”. Sull’educazione civica e sulla formazione.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

laptop-computer-tech-and-business-meeting-room-web-headerLa più grande tragedia di questi tempi, non è il clamore chiassoso dei cattivi, ma il silenzio spaventoso delle persone oneste. (Martin Luther King)

di Rina Brundu. Nel film “Contact” (1997), diretto da Robert Zemeckis e tratto dall’omonimo romanzo del 1985 di Carl Sagan, vi è una scena iniziale in cui, subito dopo la morte del padre della giovane protagonista Ellie - la quale non si dava pace per non essere riuscita a portare in tempo le medicine all’amato genitore malato di cuore -, un amico di famiglia, curatore delle anime della comunità, tenta di consolarla dicendo: “Lo so che è difficile da capire adesso... ma non è detto che noi si debba sempre comprendere perché le cose accadono come accadono. Qualche volta dobbiamo semplicemente accettarle… in quanto volontà di Dio”. “Avrei dovuto tenere le medicine nel bagno al piano di sotto” ha risposto invece la pragmatica giovane donna, “Allora, sarei riuscita a portargliele in tempo”.

Io trovo questa dichiarazione di Ellie straordinariamente didattica, quasi un guizzo d’intelligenza che alla maniera del più portentoso dei lampi sa illuminare la lunga notte del nostro intelletto e a suo modo sa risolvere, sa portare speranza. Di fatto se noi fossimo educati a questa tipologia di pensiero, a questa tipologia d’azione, noi non potremmo certamente impedire alla natura di fare il suo corso, di modellare a suo piacimento la superficie del pianeta, di reclamare vite, ma sicuramente potremmo porci in posizione di arginarne gli effetti. In mille e una situazione, anche in situazioni come quelle che riguardano l’Italia sismica, laddove una sana educazione civica focalizzata sulla prevenzione, proprio come si fa da decenni in Giappone, riuscirebbe senz’altro a salvare infinite vite.

No!, noi invece preferiamo procedere come fossimo il guardiano di anime di Contact, e ci affanniamo a spiegare ai colpiti da qualsiasi sventura che bisogna avere fiducia nella “provvidenza” (che per la verità dal tempo di Manzoni ai giorni nostri sembra essere sempre quella, e.g. impegnata a farsi i cazzi suoi), che bisogna avere “fede”, che bisogna pregare e pregando soffrire. E poi si arriva finanche alle situazioni insultanti il nostro intelletto, come quelle che abbiamo dovuto testimoniare questa sera nel programma vespiano “Porta a Porta” (Rai1, prima serata), dove l’inviato in esterna ci ha candidamente informato di come il vescovo della località in cui si trovava gli avesse appena confermato che il numero dei morti era effettivamente aumentato. Per la serie, crepa di invidia algoritmo di Google, noi abbiamo il vescovo a garanzia dell’attendibilità del nostro giornalismo di Stato! (sic).

Naturalmente qui non commento oltre perché è un poco come sparare sulla Croce Rossa, certo è che ormai si è arrivati al punto di non sapere cosa sia peggio: la tragedia che a intervalli regolari colpisce questa o quella zona d’Italia, o l’edizione del programma vespiano che ne seguirà! Di fatto c’era un che di veramente brutto nella trasmissione presentata questa sera da Bruno Vespa: era brutto il suo giro in elicottero sulle zone violentate come se quei soldi pubblici non si potessero spendere in altro modo, era brutto il tono mesto del presentatore che a momenti arrivava a diventare finanche ridicolo nella sua studiata-mortificazione, e non importava il disastro là fuori. Ma ciò che risultava più sconfortante ero lo spot elettorale PD nel background, in dati passaggi finanche sfacciato come quando Delrio (esponente di un partito che a Roma alle ultime elezioni amministrative ha preso meno del 18%), senza contradditorio, rimarcava di come a L’Aquila dal 2014 in poi (guarda la combinazione!) si fosse speso un miliardo all’anno per la ricostruzione e che così si sarebbe continuato fino al 2021; subito dopo gli ha fatto eco lo “scienziato” presente in studio, tal Enzo Boschi, il quale si è detto anche lui convintissimo che in passato si era sbagliato ma adesso per la ricostruzione sarebbe stata “la volta buona, proprio come da spot PD”. Parole di Boschi (é parente, per caso? Non mi stupirebbe!), voglio precisarlo, non le ho pensate io, io mi sto limitando a riportarle nero digitale su bianco.

Tutto questo senza che sia stata detta una sola parola di vera denuncia, senza che sia stato pronunciato anche un solo lemma riferito a quei concetti di educazione civica e formazione di cui parlavo prima, e che tanto potrebbero risolvere senza la necessità di promesse politiche scriteriate. E il telespettatore? Suo malgrado zittito, rimbecillito, rincoglionito dalla formalità e sacralità di un altro momento “epico” della tv italiana, “abbellito” da piume dell’ego lisciate a meraviglia per l’occasione mediatica “importante”, e da consegnare direttamente alle bacheche RAI perché metterlo da qualsiasi altra parte sarebbe un poco come tirarselo sui coglioni ad intervalli regolari. Farebbe male, insomma. Da un punto di vista di know-how tecnico invece mi veniva solo in mente il know-how informato che – specie con riguardo a questi argomenti – metteva Luca Mercalli nel suo programma recentemente epurato dalla dirigenza renzista, causa il non-allineamento del conduttore al pensiero unico imperante, e dunque il resto del mio pensiero ve lo risparmio… volendo però lo potreste arguire.

In conclusione, un’altra giornata davvero triste per la RAI. Una giornata che come nessuna ha messo in luce i suoi limiti – specie di capacità informazionale – oggettivi e ci dà conferma che fino a quando questo servizio pubblico, che nutriamo come un leviatano vorace, non verrà sganciato dalle nefaste spire governative, e finché non ci sarannno managers che non siano “amici” ma dirigenti in grado di gestire vere imprese, nulla cambierà. In secula seculorum… o almeno fino a quando la catastrofe non sarà di quelle definitive… magari, mirate, parafrasando Nietzsche si potrebbe forse dire che tutto ciò che li uccide, ci fortifica!

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