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Ossama Mohammed – A un giovane regista siriano

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

di Ossama Mohammed

A un giovane regista siriano.

Non amo il montaggio parallelo (1), perché così sono stato creato dal dio del cinema: e chi può discutere con gli dei?

Ma non amo il montaggio parallelo… anche per un’altra ragione.

Mentre parlavo da una data parte del mondo, il Museo di Arte Moderna di New York, il giovane regista Ali al-Sheikh Khudr veniva spinto a forza in un museo delle torture di Damasco.

Ali al-Sheikh Khudr è scomparso una settimana fa, il suo corpo e la sua anima violati in una prigione anonima, dove qualcuno sputa sulla sua telecamera anche ora.

Nel montaggio parallelo sarebbe una farsa stare sul podio senza di lui perché Ali ora esiste e non esiste, è vivo o non lo è.  Perché i cannibali potrebbero distruggerlo stanotte… adesso l’alba… chi lo sa quando? dato l’enorme gap temporale… che separa Ali e il suo assassino.

Che separa due visioni e due civiltà.

…………………………..

Mentre sono qui lui è qui.

Mentre lui è là io sono là.

Il tempo è tempo, sia a New York che in Siria.

Le prospettive equilibrate offendono i pochi e non cambiano nulla.

Ali ha visto il peggio mentre bendato dalla “banda degli ignoranti”.

Credo abbia visto anche me.

“Dove sei maestro?” questo è stato il suo ultimo messaggio alcuni giorni prima della sua scomparsa.

……………..

Un anno fa, una sua chiamata mi svegliò alle tre del mattino… Pensai fosse lo squillo della paura e della perdita.

Era Ali… ed era uno squillo d’amore:

“Maestro. Mi sono innamorato… ho perso la mia virginità. È stata la prima volta”.

Rifiutandosi di fare tesoro della sua gioia, la condivise con me.

E piangendo di gioia: “Dove sei o mio maestro?”.

………………

Ali è agli arresti. È una bugia. Non ci sono arresti in Siria. Una lingua avvizzisce davanti agli orrori delle prigioni siriane (dove in migliaia sono imprigionati). Le parole vengono meno davanti a quell’inferno.

O a quello che accade in questo momento ad un giovane regista.

Investigazione??? Ha! Hah!

Che scultura i tuoi carnefici stanno facendo con te, oh fratellino… Oh Ali.

Fissa il suo assassino con occhi apparentemente chiusi – come uno che non dorme eppure si è appena svegliato. Confonde una visione con un’altra, confonde la veglia con il sonno.

Ali cerca nuovi modi per spiegare ciò che vede.

Ali al-Sheikh Khudr ha una corporatura delicata. La brezza potrebbe portarlo via e non lasciare neppure traccia delle sue ossa.

………….

Una camera.

Due occhi.

Ma lui è il nipotino di Andrei Trakovsky, David Lynch e Omar Amiralay.

Il boia – che ha stravolto don Chisciotte – darà colpi implacabili come le ondate di marea in un film.

E quando l’assassinio disferà il corpo di Alì, la sua grande anima risusciterà sprezzante e ringiovanirà i morti.

…..

Ali.

All’improvviso il mio amico apre gli occhi  e prende a rimproverarmi per un film che non gli è piaciuto… come l’avessi fatto io.

Mi mette in guardia contro l’analisi distaccata:

– soffocherà la voce dei giovani siriani

le sue nuove stelle incandescenti,

che tuonano “Libertà!”.

“Ali… mio giovane maestro siriano…. DOVE SEI?”.

 

Tradotto dall’arabo da Elie Chalala. Traduzione italiana di Rina Brundu (2012).

Una breve nota: So che questo pezzo è stato difficile da tradurre per Elie… e lo è stato anche per me. Difficile recuperare candidatemente tutti i pensieri di questo maestro del cinema siriano mentre pensa al suo allievo (maestro?) in prigione. Ma ancora più difficile è stato vivere questa traduzione da un punto di vista emozionale: non ci sono parole – proprio come viene detto nell’articolo – nelle nostre diverse lingue per descrivere ciò che accade oggi nelle prigioni siriane. A milioni di uomini e di donne. Proprio ora. In questo stesso momento. Mentro noi siamo qui, a fare niente.

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The Museum of Contemporary Torture

by Ossama Mohammed

To the young Syrian filmmaker

I do not like parallel montage–this is just how god of cinema designed me

And who can argue with the gods?

But I do not like the parallel montage…for another reason:

While I was speaking at the other end of the world

(at the Museum of Modern Art in New York)

The young filmmaker Ali al-Sheikh Khudr was thrust into

A museum of torture in Damascus.

Ali al-Sheikh Khudr disappeared a week ago,

His body and soul abused in an anonymous prison

Where someone spits on his camera even now.

In the parallel montage, it is a farce to be at the podium without him

Because Ali now exists or does not, is alive or is not.

The cannibals will destroy him now, tonight, at dawn, who knows when? given the vast time difference between Ali and his killer

Between two imaginations and civilizations.

While I am here he is here.

While he is there I am there.

Time is time, both in New York and Syria.

Balanced perspectives offend few and change nothing.

Ali saw an infinity of evil when he was blindfolded by the ignorant gang.

I believe he also saw me.

“Where are you my teacher?”

This was his last message to me, sent a few days before his disappearance.

A year ago, the ringing phone woke me at three in the morning…I thought it was the ring of fear and loss.

It was Ali… and it was a call of love:

“My teacher. I fell in love…I have lost my virginity.”

Refusing to hoard his happiness, he shared it with me.

And crying with joy,

“Where are you my teacher?”

Ali has been arrested.

This is a lie.

There are no arrests in Syria.

Language shrivels before the horror of Syrian prisons (where thousands are caged). Words collapse under the hell this moment might visit on a young filmmaker.

Investigation??? Ha hah!

What sculpture are the executioners making out of you my little brother? Oh, Ali!

He stares at his killer with eyes seemingly closed—like one who does not sleep yet just awoke—confuses one vision with another, confuses wakefulness with sleep.

Ali searches for a new expression to explain what he sees.

Ali al-Sheikh Khudr has a delicate frame; the breeze could carry him away and leave not even a trace of bones.

Camera.

Two eyes.

But he is the grandchild of Andrei Trakovsky, David Lynch and Omar Amiralay.

The executioner—that inverted Don Quixote—will relentlessly hammer blows like a tidal wave of shots in a film.

And when murder undoes Ali’s body, his great soul will defiantly rise and rejuvenate even the dead.

Ali.

Suddenly my friend opens his beautiful eyes and begins to chide me about a film he did not like– as if I had been its maker.

He cautions me against detached analysis:

It will squelch the voice of Syria’s youth —

its new, incandescent stars—

who thunder “freedom!”

Ali, my young Syrian film teacher…where are you?

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Translated from the Arabic by Elie Chalala

This text was presented in the Museum of Modern Art in New York on October 1, 2011 as an introduction by Ussama Mohammad to his film “Nujoum al-Nahar” (Stars of Light) as a tribute to Ali al-Sheikh Khudr, who was arrested by Syrian authorities. The Arabic text appeared in Al Hayat, October 26, 2011.

Featured image, Broken Blossoms or The Yellow Man and the Girl, a 1919 silent film directed by D.W. Griffith.

Small picture, Ussama Mohammad, source Al Jadid.

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4 Comments on Ossama Mohammed – A un giovane regista siriano

  1. Straordinaria e nuova terribile storia Danila. Comunque nel nostro piccolo porteremo avanti questa campagnia insieme ad Al Jadid.. e per quanto potrò tradurrò tutti i pezzi che Elie mi gira. Non possiamo fare di più ma almeno questo sì! Fino a che chi di dovere non deciderà di fare qualcosa…

  2. Me lo auguro! Davvero vorrei tornasse la pace in quel paese che è rimasto nel mio cuore come un luogo accogliente e sereno. Ti incoraggio a continuare e ti sosterrò sempre.

  3. Servirebbe maggiore azione… per tutti i detenuti politici nel mondo… Nel caso della Siria poi servirebbe azione tout-court…

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  1. Il museo della tortura contemporanea

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