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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Heinrich Himmler: ritratto breve della belva dietro l’Olocausto.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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La maledizione della grandezza è il dover inciampare nei cadaveri per creare nuova vita.

Heinrich Himmler

Quando si guarda a un ipotetico processo endosimbiontico di sopravvivenza del Male (cfr. 4.1), e poi alla parabola esistenziale di Heinrich Himmler, mano sinistra del diavolo nazionalsocialista, diventa davvero difficile non domandarsi: ma da quale profondo inferno, da quale dimensione grave, sono giunte queste due cellule impazzite che si sono nutrite l’una dell’altra pur di continuare ad esistere con il dichiarato scopo di annientare e distruggere l’ambiente che li circondava, insieme a tutti gli altri organismi che lo abitavano?

S’ingannerebbe però chi vedesse in colui che è stato definito il più grande criminale della Storia, un altro sottoprodotto della crisi economica e politica che dilaniava la Germania durante la Grande Guerra e soprattutto dopo, nel periodo della Repubblica weimariana costretta a fare i conti con le restrizioni del Trattato di Versailles da un lato, e con il desiderio di rivincita, di revanche, di buona parte dei reduci tedeschi dall’altro. Bavarese, cattolico, timido, borghese, bene educato in un ottimo collegio, studi umanistici, Himmler era figlio di un vicepreside sicuramente non antisemita, sebbene nazionalista, che tutto gli insegnò tranne ad essere ciò che è stato.  Malgrado ciò, il giovane Heinrich sognava la guerra, che però finì prima che lui potesse terminare il suo tirocinio di soldato.

 

4.6 Heinrich Himmler: la scaltra scalata del Male al potere

Talentuoso, disciplinato come nessun altro nel Terzo Reich, fermamente convinto della qualità visionaria del “genio” di Hitler e che la fedeltà al Führer fosse la prima “virtù” del perfetto soldato ariano, dopo la guerra Himmler si avvicinò al gruppo paramilitare, antisemita e estremista di destra dei Freikorps, lo stesso dove aveva militato Bormann. Incontrò Ernst Röhm, il quale divenne una sorta di suo mentore. Entrò quindi nelle SA e in seguito fu nominato vicecapo di una sua piccola fazione creata con lo scopo di far da guardia pretoriana ad Hitler, quella che si sarebbe trasformata poi nelle temutissime SS del Terzo Reich. Himmler parteciperà al “Putsch” di Monaco, ma la sua carriera vera e propria inizierà solo quando Röhm emigrerà in Bolivia in seguito alla lite sul ruolo delle SA con Hitler. Tuttavia, ancora nel 1939, la figura di Himmler era quella di un ufficiale di secondo piano. Dimesso, apparentemente innocuo, il personaggio Himmler non destava grande impressione in chi lo incontrava e a ben vedere fu proprio questa ottimale capacità di mimetizzarsi nel background ad aiutarlo nella sua scalata al potere, perché quando gli altri si accorsero finalmente di lui, lui era già arrivato! La sostanza più dell’apparenza era il suo motto, e alla sua maniera riuscì a metterlo in pratica perfettamente.

Di quanto fosse determinato e pericoloso quel piccolo uomo bavarese se ne sarebbero accorti presto tutti quanti, a cominciare dal mentore Ernst Röhm. Il lavoro fatto da Himmler con le SS fu impressionante. In breve diventarono un corpo disciplinato come nessun altro, l’ideale guardia del mitologico essere ariano che il nazismo intendeva modellare per germanizzare il mondo. Per fare parte di questa elite militare bisognava dimostrare di essere ariani da diverse generazioni, di essere sani, privi di difetti o tare ereditarie, ed essere possibilmente biondi con gli occhi azzurri, belli nell’aspetto, esattamente tutto il contrario di ciò che era Himmler. Queste regole furono applicate religiosamente, almeno fino a quando fu possibile, poi, quando l’avanzata degli Alleati in Germania reclamò altre soluzioni, anche le SS non esitarono ad arruolare tutti obbligatoriamente, inclusi soldati mercenari di religione musulmana, particolarmente apprezzati per il loro spirito pronto a morire in guerra pur di raggiungere Allah. Tutti quanti dovevano prestare giuramento alla causa però, nonché prestare un giuramento extra voluto da Himmler, cioè dovevano impegnarsi a rimanere fedeli a Hitler, anche a costo di disconoscere i propri figli e i figli del proprio clan….

Tratto da:SULLA NATURA DEL MALE: Una confutazione del saggio “Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil di Hannah Arendt” e altre considerazioni (Saggi critici Vol. 1) by Rina Brundu

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