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Filosofia dell’anima – Di un sogno bellissimo e quasi kafkiano

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Vi è una possibilità di dirigere l'evoluzione psichica degli uomini in modo che diventino capaci di resistere alle psicosi dell'odio e della distruzione? Non penso qui affatto solo alle cosiddette masse incolte. L'esperienza prova che piuttosto la cosiddetta "intellighenzia" cede per prima a queste rovinose suggestioni collettive, poiché l'intellettuale non ha contatto diretto con la rozza realtà, ma la vive attraverso la sua forma riassuntiva più facile, quella della pagina stampata.
(Albert Einstein)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Si è tolto dai coglioni, si pensava, solo dopo si è capito che si trattava di impossibilità metonimica: difficile dire dove finiva l'uno e dove iniziavano gli altri! (Rina Brundu)

Rina Brundu

building-390634_960_720.jpgOggi ho fatto uno di quei sogni bellissimi che sovente faccio. Sono talmente belli, anche artisticamente, che ho sempre desiderato poterne scrivere, buttarli giù, farne una sorta di libretto, ma naturalmente non c’é mai tempo. Altre volte mi sarebbe piaciuto avere qualità pittorica, fermare quelle immagini straordinarie anche sul piano del reale, ma purtroppo ho lo stesso talento pittorico di un ratto in fuga… da simili opportunità.

Nel sogno di oggi mi sono improvvisamente ritrovata in un luogo incredibile, che in inglese non esiterei a chiamare la “hall of fame”, ma che in italiano non saprei come nominare. Si trattava di un locale immenso, lunghissimo, alla distanza riuscivo a vederne la parete di fondo. Questa preziosa sala era uno strano miscuglio tra una sala da ballo reale, una biblioteca sofisticata, una cattedrale prestigiosa: le pareti erano letteralmente rivestite d’oro e all’interno si scorgevano banchi costruiti con legni rari, finanche profumati.

Mentre percorrevo quella che sembrava essere la lunghissima navata di mezzo, mi sentii allegramente spiegare a un qualcuno che mi accompagnava, che intuivo una ragazza ma di più non saprei: “Io sono stata qui in un’altra vita”. Lei rise, sembrava quasi che non mi credesse. D’improvviso ci trovammo fuori da quell’immenso luogo, in un orto adiacente che pareva terreno che gli appartenesse, un poco come accadeva tanto tempo fa quando le abazie medievali possedevano anche i terreni d’intorno, i quali erano per lo più destinati alle colture.

Anche questo enorme terreno era coltivato. Stranamente però, in tutta questa immensa superficie, che pareva arata di fresco, con la terra che si mostrava dunque di un marrone vivo, come quando piove e il colore s’iscurisce, non si vedeva un solo albero. Il terreno era arato soltanto. Ben presto, io che mi scoprii già con un frutto maturo tra le mani, esortai colei che mi accompagnava a scavare anche lei. Tosto, pure questa ragazza ne tirò fuori uno, meno maturo del mio ma sempre bellissimo, da quell’orto magico che a ben pensarci somigliava al giardino delle monete descritto da Collodi.

Per la verità si trattava di un giardino anche più incredibile, dato che evidentemente tutto colà funzionava all’incontrario, dato che i frutti si trovavano sottoterra e non tra gli alberi che non c’erano. Poi, d’incanto, in virtù di quelle dinamiche tutte particolari dei sogni. dove d’improvviso ti accorgi di sapere più di ciò che dovresti e non hai idea di come questo sia potuto succedere, mi è parso di capire che il significato di quella visione fosse che la fama (ricordate la hall of fame di cui sopra?) ce la guadagniamo in terra (sotto), non dopo morti (sopra, in cielo?). Il problema è che non mi risulta che io mi sia mai posta questa domanda e dunque lo sconcerto mi resta.

A quel punto, mentre ancora in quest’orto favoloso in compagnia di questa ragazza di cui non saprei, ho sollevato lo sguardo e da quell’altezza ho visto un panorama immenso. Non ricordo che cosa ci fosse nel mezzo ma ricordo perfettamente come si chiudeva l’orizzonte: con delle vallate nere che formavano come una piccola mezzaluna nel cuore di una bellissima montagna innevata, che si ergeva altissima e la cui punta brillava e quasi sfiorava il cielo.

Non ho davvero idea da dove venga questo sogno, ma in quello ero felice e in virtù delle sue atmosfere quasi kafkiane ho deciso, una tantum, e in attesa del mio libro sui sogni, di renderlo pubblico, anche in barba alla mia privacy su cui di norma non transigo,  ecchessaramai?!

Rina Brundu

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Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Lo disse… Diogene il Cinico

(ad Alessandro che gli chiedeva cosa potesse fare per lui) “Sì, stai un po’ fuori dal mio sole”

Lo disse… Joseph Pulitzer

Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce.

Ipazia Books 2017

5 Comments on Filosofia dell’anima – Di un sogno bellissimo e quasi kafkiano

  1. questo mi piace! sarà che anche io ne ho scritti talmente tanti di sogni bellissimi e dettagliati nel mio “libro dei sogni” ideale, che mi fa piacere accompagnarti tra queste stanze dorate e valli innevate e giardini curati.E tuttavia, ho imparato in tanti anni di innumerevoli”sognate” a smetterla di raccontare i miei sogni. Annoiano chi ascolta tutti i segnali che invece per me hanno un significato magico. Ma con te è diverso. Tu capisci e io capisco. E allora ti dico, vai avanti. Mi ricordo di una riunione tra colleghi del MCE, negli anni 80, quando andava di moda scrivere i propri sogni e poi leggerli e commentarli nel gruppo. Fu la prima e unica volta che parlai di mio padre, che non sogno quasi mai. E riuscii a capire alcune cose a cui prima non avevo mai pensato. Io vivo la mia seconda life nei miei sogni e mi piace.

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  2. Ciao, no, in realtà la mia posizione è meno junghiana e molto più prosaica. Vale a dire che in questi momenti onirici si vedono immagini così straordinarie che appunto io invidio i pittori perché riuscire a portarle sul piano del reale sarebbe meraviglioso. Io non ho mai visto nella realtà immagini come le ho viste nel mondo dei sogni, dotate della stessa qualità aritistica. Le parole non possono descriverle. Ecco perché servirebbe la capacità pittorica, e c’ho pure provato, comprato tutto il necessaire.. ma non ho di questi talenti artistici e quindi ho smesso. Anche per mancanza di tempo, lo ammetto, ma io ritengo pure che siano arti di cui si nasce dotati.
    Per il resto non sposo la pseudo-scienza junghiana e ritengo siano mere proiezioni immaginifiche: ecco, la fantasia… quella non mi manca! Ciao.

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  3. ps dimenticavo scrivine uno e mandalo per il prossimo approdo, se vuoi.

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  4. ok bene, a presto allora. ciao

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