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Filosofia dell’anima e femminismo – BURKINI

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

burkinidi Rina Brundu. Al tempo della mia infanzia in quel di Sardegna, ad una mia vecchia zia che vestiva ancora con l’usata, pesante e lunga gonna nera, con camicia della stessa tinta, adottata dalle antiche donne sarde, fu ordinato dal medico qualche giorno di mare. L’anziana signora non si scompose: salì in macchina insieme ai nipoti e si portò, vestita e bardata, sul ciglio della battigia di una acclamata spiaggia sarda a prendere il sole. Di tanto in tanto lasciava l’ombrellone e andava a fare il “bagno”, ancora quasi completamente vestita e mi par di ricordare che non si tolse neppure le calze. A cambiare il suo abbigliamento non servirono né i rimproveri della famiglia, né le risate del mondo intorno ed evidentemente neppure l’afa inquietante che in quelle zone soffoca l’aria come l’abbraccio troppo stretto della morte in persona.

La zia, insomma, testarda da par suo, non cedette al diktat della moda ma vero è che da quel tempo in poi vi hanno ceduto tutte le altre donne sarde. Di fatto, oggigiorno è quasi impossibile trovare in Sardegna una anziana donna che vesta l’abito tradizionale delle sue ave, e se qualcuna c’é purtroppo non ci sarà ancora per molto. Questo per dire che in fondo tutti noi abbiamo pagato un “prezzo” al vivere dentro una collettività più grande, più aperta, più moderna, e sovente il “cambio d’abito” è stato solo la tassa minima.

Anche per questo motivo, mi è francamente difficile schierarmi dalla parte delle comunità islamiche che chiedono a gran voce di poter far frequentare le spiagge alle loro donne come se si stessero recando ad un funerale di prima classe. Nessun offesa è intesa in questa mia affermazione, ma dato che se si trattasse di pratiche “cristiane” userei termini anche più forti non si capisce perché occorra fare uno sforzo per proteggere la “cultura” musulmana. Di fatto è proprio facendo questo genere di “sforzi” che noi occidentali abbiamo sbagliato di più nei confronti degli amici musulmani, per tutti basti ricordare i due imbarazzantissimi momenti nei quali Matteo Renzi ordinò (e nessuno venga a dirmi che fu il capo del cerimoniale ad ordinarlo perché non ho mai creduto a Babbo Natale), che le statue nude dei nostri palazzi venissero coperte in occasione della visita dei dignitari di quella religione.

Fermo restando che se fossi stata una di quei dignitari mi sarei incazzata a mille per l’offesa recata alla mia intelligenza, ritenuta incapace di comprendere le dinamiche fondanti le diversità culturali, non riesco a recepire neppure certi discorsi che fanno date donne musulmane apparentemente liberate: “Non si può ordinare a nessuno come vestire”. Verissimo, tuttavia queste parole risulterebbero molto più credibili se le andassero a riferire in Arabia Saudita, o paesi simili, specie quando le donne occidentali in visita sono costrette a coprirsi il capo con quel velo, perdonatemi l’espressione, ridicolo, ma anche mortificante la dignità, l’intelletto e la fondamentale bellezza dell’Essere femmineo.

Neppure io amo i divieti, come Voltaire ritengo che la nostra libertà possa essere frenata solo dal diritto degli altri. Un diritto degli altri, di una communità, é anche quello di non doversi sentire in pericolo ad ogni ora del giorno e della notte perché Tizio o Caio ti passano davanti imbaccucati dalla testa ai piedi senza sapere cosa si portano seco dentro cotanto scafandro. Per questi e molti altri motivi sono quindi completamente d’accordo con le posizioni sicuramente più corrette rispetto a quelle del presente governo italiano, assunte dalla Merkel e dal governo francese: il burka, ma per certi versi anche il burkini e tutta questa tipologia di vestiario medievaleggiante, dovrebbero essere banditi. Questo vale anche per gli abiti dei sacerdoti che meglio farebbero a mettersi i pantaloni, per le tonache dei frati e per le suore, le quali basterebbe che indossassero una bella divisa con una gonna mediamente corta. Sono sicura che anche nell’empireo che tanto invocano sarebbero immensamente grati!

Guardando a queste vicende con occhio più clinico, pare quasi di essere tornati a dati schemi vittoriani all’incontrario, tuttavia parafrasando Sagan si potrebbe pure dire che i tempi eccezionali richiedono misure eccezionali.

E poi c’é la questione dell’idealità: non me ne sono scordata, non potrei mai scordarmene! Personalmente al mare preferisco prendere il sole indossando i soli slip… non amo sentire addosso altri ganci e gancetti… ma naturalmente non mi spingo fino a dire che tutti dovrebbero fare altrettanto anche perché a una certa età è pure diritto degli altri non vedere dati spettacoli. Resta il fatto che la sola idea di mettermi addosso gli scafandri mostrati anche nella featured image di questo post mi inquieta. Mi sentirei soffocare dentro… e questa volta non sarebbe il sole. Ma più di tutto mi tormenta l’idea che degli spiriti nati liberi, siano costretti a questa tremenda forma di schiavitù, perché di questo si tratta, solo perché si sono incarnati in esseri di genere femminile. Il velo stesso è un segno di servaggio, che sia un marchio di una sottomissione agli uomini o ad una qualsiasi idea di divinità non cambia nulla.

E ancor di più mi offende il fatto che siano le donne stesse ad accettare e a giustificare questo maltrattamento. Come dimostrò la mia vecchia zia anche in riva al mare, le antiche donne di Sardegna avevano altra mentalità e non sono rare le storie di molte tra quelle che a volte hanno preso in mano un fucile per difendere i loro diritti, o sono diventati capibanda come la fenomenale Pasca Devaddis: noi per fortuna non dobbiamo giungere a tanto, ma fino a che non avremmo le palle per difendere i nostri diritti il burkini da indossare non sarà solo quello che umilia e mortifica il corpo, ma soprattutto quello che umilia e mortifica l’anima.

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2 Comments on Filosofia dell’anima e femminismo – BURKINI

  1. Sono “parzialmente” d’accordo. Non dimentichiamo che, a parte la nonna sarda che si bardava come se fosse a casa tra i fornelli, fino agli anni ’30 del secolo scorso, i costumi da bagno occidentali erano abbastanza castigati. Resta il fatto che è inconcepibile prendere il sole vestiti, e soprattutto fare il bagno (impossibile nuotare con certi scafandri!) con gli abiti addosso, che diventano pesanti e impediscono i movimenti. Le signore musulmane vadano in nei loro Paesi d’origine a trascorrere le vacanze al mare, e si vestano come a loro più piace e pare!

    • Il fatto e’ che anche le signore musulmane dovrebbero cominciare a far cambiare testa ai loro uomini… questo mi ricorda che devo ancora pubblicare un pezzo su una donna musulmana molto in gamba e impegnata che il velo non se lo metterebbe mai e a queste “colleghe” le prenderebbe a calci nel sedere….

      A volte bisogna cambiare con le buone maniere, a volte le buone maniere non servono….

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