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Premio Strega 2016. Vince Edoardo Albinati con “La scuola cattolica” (Rizzoli): perché?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

51Aw6YN8bPL._SX321_BO1,204,203,200_di Rina Brundu. Tendenzialmente la recensione del libro “La scuola cattolica”* (Rizzoli) di Edoardo Albinati, il romanzo vincitore del Premio Strega 2016, sta pure già tutta nella domanda retorica in coda al titolo di questo post. Then again, è da anni che il Premio Strega premia il “meno peggio” e dunque qualcos’altro si può pure scrivere. Quest’anno oltre alla già usata formula KMN (nda kill me now), che da adesso in poi potrà finanche acquistare significazione oltre le ragioni della retorica goliardica, soprattutto perché se non muori subito ci sono molte probabilità che la fine arrivi improvvisa dopo la lettura di tutte le 1294 pagine che formano il tomo albinatiano, l’altro dubbio arcano che mi assilla è: where’s a good editor (meaning proofreader) when you need one?

Di norma sono contro l’editing, sia perché penso che se l’editing fosse un vero “valore aggiunto” tutti gli editor sarebbero già “accomplished writers”, e questo non è mai avvenuto, sia perché credo che l’editing uccida la creatività e ogni possibilità di inventare stili scritturali innovativi e diversi. Nessuno si sarebbe mai sognato di dare suggerimenti a Mozart sulle note da inserire nel suo spartito, perché tutti si sentono invece autorizzati a farlo con gli scrittori, a modellare il sentire della loro anima? Mi ripeto: di norma mi schiero contro l’editing ma nessuno mi toglierà mai l’idea che se qualcuno avesse usato la forbice, o il tasto DEL del suo laptop, sul libro in questione, con decisione, lo stesso libro non avrebbe potuto che trarne grande giovamento. E pure la salute mentale dell’incauto lettore.

Scrive  Andrea Cortellessa (Tuttolibri – La Stampa) nella sua recensione titolata “La scuola cattolica cova il delitto del Circeo”: “….«questo libro non è in grado di rispondere a molte domande»; ma in compenso forse ha fatto del suo autore, finalmente, un uomo libero”. Ma davvero??? Ecchisssenefrega! Pensare che ai tempi dell’università (e pure dopo) avevo lasciato la grande letteratura che muoveva in direzione diametralmente opposta: ovvero, che muoveva dal particolare all’universale e trovava in questa modalità di porsi la miglior giustificazione del suo esistere. Detto altrimenti per essere un testo davvero valido “La scuola cattolica” di Albinati avrebbe dovuto essere un’opera che usando lo stratagemma retorico-letterario della “ritrovata libertà” del suo autore diventa tomo capace di rispondere a tutte quelle “molte domande”  di cui parla Cortellessa e anche a tante altre questioni retoriche di tipo più universalizzante. Au contraire, questo testo pare la versione scritta di una interminabile e ripetitiva “confessione” al prete di campagna del solito cattolico italico provinciale eternamente indeciso tra il piacere sicuro del peccato e lo spettro di un (improbabile) futuro castigo infernale.

Ma mi (nda qui l’editor di Albinati non si stracci le vesti, ma la cacofonia mami esprime bene il mio scrivere “di pancia” e dunque la lascio colà, se ne faccia una ragione, magari un giorno potrà pure capirla!) sono anche io scocciata di fare sempre quella che si ostina a non vedere la luce del treno letterario italico che arriva in fondo al tunnel e dunque chiuderò il discorso riproponendo alcuni dei tanti commenti di diversi lettori che su Amazon consegnano al neo testo vincitore del Premio Strega 2016 un mediocre 3.5 di voto finale.

Scrive Stefano Serafini “Un monologo lungo ripetitivo, noioso per lunghi tratti incomprensibile. Parte bene, interessa, accende curiosità, poi però lentamente ma inesorabilmente comincia a ripetersi, analizzando alcuni temi sotto ogni possibile forma, per pagine e pagine e dopo un paio di capitoli, si ricomincia…”. Gli fa eco Nicole: “Libro dalla trama inconsistente un’accozzaglia di tesi e ricordi personali ripetuti noiosamente e ossessivamente per pagine e pagine. Non è da me, ma confesso che ho saltatato diverse pagine per arrivare alla fine. Non mi ha lasciato niente. Bocciato”. Secondo Maselval invece il testo è “Troppo lungo, troppo misogino” (e come stupirci dato che siamo in sede di formazione intellettualeggiante, o pseudo-tale, cattolica?). Secondo Roberto il tomo è “Prolisso, ripetitivo, con il gusto morboso per l’oscenità”, mentre Renato Marrese, il quale con grande onestà intellettuale confessa che l’opera “non mi ha convinto”, racconta: “Lo ho comprato perchè mi sono fatto convincere dalle recensioni entusiaste lette su Repubblica e su Internet, e perchè anche io ho avuto una educazione in una scuola cattolica che, nel bene e nel male, mi ha segnato per sempre, ma è stata una grossa delusione. Premesso che si tratta della mi personale opinione ma quello che non sopporto è proprio lo stile dello scrittore, estremamente prolisso, tanto che, cosa per me rarisssima, non lo ho finito”.

Eh già!, le mitiche recensioni radical-chic e “interessate” di Repubblica, come non considerarle? Peccato però che viviamo altro tempo da quando simili “esternazioni” dettavano legge nel backyard italico e modellavano il “gusto”. Naturalmente potrei continuare, ma cui prodest? Per oggi penso si sia detto abbastanza!

Una ulteriore nota critica ed esplicativa in calce (a posteriori): Rileggendo questo pezzo francamente mi vengono pure i sensi di colpa anche se a ben guardare i commenti dei lettori di Amazon sono più ruvidi delle mie critiche e gli autori non mi pare si facciano grandi scrupoli. Il fatto è che un critico, o chiunque voglia guardare alla scrittura con occhio professionale critico, deve per forza distinguere tra scritto e scrittore. E il mio commento riguarda il lavoro in questione mai il suo autore.

C’é anche da dire che se questo lavoro non avesse vinto il Premio Strega nessuno avrebbe avuto da ridire: forse ci si sarebbe congratulati con Albinati per lo “sforzo”. Ne deriva che il “problema” non è con Albinati, o con gli altri scrittori che negli ultimi anni ci hanno “regalato” vincitori da dimenticare (l’ultimo testo valido dello Strega per quanto mi riguarda è il rimanzo “Il dolore perfetto” di Ugo Riccarelli, ma questa è solo la mia opinione); il “problema” è con chi si occupa di questo Premio un tempo prestigioso, e pare ostinato a premiare laddove non si dovrebbe, di fatto danneggiando l’immagine del suo protetto. Per non parlare poi della casta dei critici nostrani sempre pronti a portare qualche soldo al padrone sottoforma di recensioni apologetiche e senza senso, se e quando serve: inutile pensare di poter contare su di loro.

In tempi in cui la “grande letteratura” è sicuramente data dagli script strabilianti di scriptwriters alla Sorkin e alla Morgan e non dai romanzi tout-court (chi ha qualche dubbio dovrebbe leggersi quegli script in versione originale e solo allora capirà perché si è così severi e che la genialità – a dispetto di ciò che ne pensano i datati “intellettuali” radical-chic italici – non è una opzione trendy), ci si chiede dunque perché gli editori non facciano loro un coraggioso passo indietro: perché Rizzoli non ha seguito l’esempio ottimo di Einaudi e Feltrinelli? Ah, saperlo! E poi siamo noi, i blogger d’assalto, i cattivi. Sic.

Rina Brundu, prostrata, contrita, con la cenere tra i capelli e la mela avvelenata ancora nella sporta etc, etc.


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*La trama (source Amazon)

Roma, anni Settanta: un quartiere residenziale, una scuola privata. Sembra che nulla di significativo possa accadere, eppure, per ragioni misteriose, in poco tempo quel rifugio di persone rispettabili viene attraversato da una ventata di follia senza precedenti; appena lasciato il liceo, alcuni ex alunni si scoprono autori di uno dei più clamorosi crimini dell’epoca, il Delitto del Circeo. Edoardo Albinati era un loro compagno di scuola e per quarant’anni ha custodito i segreti di quella “mala educacion”. Ora li racconta guardandoli come si guarda in fondo a un pozzo dove oscilla, misteriosa e deforme, la propria immagine. Da questo spunto prende vita un romanzo, che sbalordisce per l’ampiezza dei temi e la varietà di avventure grandi o minuscole: dalle canzoncine goliardiche ai pensieri più vertiginosi, dalla ricostruzione puntuale di pezzi della storia e della società italiana, alle confessioni che ognuno di noi potrebbe fare qualora gli si chiedesse: “Cosa desideravi davvero, quando eri ragazzo?”. Adolescenza, sesso, religione e violenza; il denaro, l’amicizia, la vendetta; professori mitici, preti, teppisti, piccoli geni e psicopatici, fanciulle enigmatiche e terroristi. Mescolando personaggi veri con figure romanzesche, Albinati costruisce una narrazione che ha il coraggio di affrontare a viso aperto i grandi quesiti della vita e del tempo, e di mostrare il rovescio delle cose.

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1 Comment on Premio Strega 2016. Vince Edoardo Albinati con “La scuola cattolica” (Rizzoli): perché?

  1. Non posso che notare, Morena, che ormai la nostra é diventata una tradizione. Ogni anno io stronco il vincitore dello Strega e tu ci metti un like e tweety.

    Se non altro il tempo sta facendo le nostre vendette: scagli la prima pietra chi si ricorda il vincitore dello scorso anno. Forse neppure lui. O lei. Buona estate. Adesso sì, si può chiudere per davvero. RB

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