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Sugli attacchi alla Germania e sul finto europeismo

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Martinus_Schulz_die_15_Novembris_2013di Michele Marsonet. Credo che i tanti commenti indignati apparsi su gran parte della stampa nazionale dopo le sparate anti-tedesche di Silvio Berlusconi meritino qualche riflessione meno allineata al “politically correct”. Come sempre il nostro parla a ruota libera, poco o punto curandosi delle reazioni che le sue parole possono suscitare.
Senza alcun dubbio, tuttavia, questa volta ha toccato un punto cui l’opinione pubblica – a differenza di molti partiti – è assai sensibile. O, ancor meglio, ha espresso tesi che tanti politici in cuor loro condividono, anche se non possono dirlo apertamente per ragioni di mera convenienza.

L’egemonia che la Germania de facto esercita nell’ambito dell’Unione Europea è un dato concreto e non un’opinione. E si tratta di un’opinione condivisa in tutti i Paesi membri della UE, non solo in Italia. Solo i francesi (almeno a livello governativo) glissano, continuando a coltivare l’illusione di aver mantenuto pari dignità. Ma non è vero, poiché anche i cugini d’Oltralpe sono ormai una ruota di scorta e il loro peso decisionale è pressoché nullo se paragonato a quello tedesco.

La mia opinione (ovviamente contestabile finché si vuole) è che Berlusconi abbia quindi colto la palla al balzo cercando di attrarre vasti strati dell’elettorato che considerano l’egemonia della Germania una realtà, e non una mera ipotesi.

Non si dimentichi, inoltre, che viviamo in un clima di campagna elettorale permanente, nonostante il fatto che ben pochi siano disposti a scommettere su elezioni politiche imminenti. E pure in questo caso la mossa berlusconiana appare meno assurda di quanto la stampa voglia far credere.

Le forze antieuropeiste sono in forte crescita ovunque (ancora una volta: non solo in Italia), e attaccare la Germania a breve distanza dalle consultazioni europee può essere utile da un punto di vista elettorale per spostare voti.

Naturalmente resta sullo sfondo una domanda fondamentale e sempre inevasa. Perché mai ogni critica all’egemonia tedesca viene subito confusa con l’antieuropeismo? Ma quello è un quesito che meriterebbe di per sé un intero articolo.

Voglio dire, insomma, che le dichiarazioni del capo di FI appaiono, dopo un’analisi attenta, meno folli di quanto si scrive sui giornali. Attaccare a testa bassa Angela Merkel, il suo governo e la sua politica è considerato da molti un atto di coraggio più che un gesto temerario. Il coraggio, in altri termini, di esprimere ad alta voce opinioni che tanti condividono senza avere la forza di ammetterlo apertis verbis.

La Germania si muove ormai per conto proprio senza molto curarsi degli interessi generali della UE. Che sia proprio così è evidente, per esempio, se si esamina con attenzione la strategia tedesca nell’Europa orientale, volta a recuperare una sfera d’influenza perduta dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale.

Qualcuno ha inoltre giustamente ricordato il prezzo economico che l’Europa – Italia inclusa – ha dovuto pagare per realizzare l’unificazione tedesca (nonostante i dubbi del vecchio Andreotti) dopo la caduta del Muro di Berlino. Chi è in grado di spiegare in termini razionali perché dovremmo cancellare dalla memoria questi fatti?

Basta con gli inchini infiniti al nuovo padrone e avanti con il recupero di una dignità nazionale che rischiamo di perdere per sempre. Tale è la sostanza delle cose, a dispetto dei finti commenti europeisti che hanno subito inondato i maggiori giornali nostrani.

Featured image, Martin Schulz.

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3 Comments on Sugli attacchi alla Germania e sul finto europeismo

  1. Andrea // 27 April 2014 at 23:06 //

    Berlusconi essendo un fuori classe della vendita ha fatto probabilmente bene. Lui non mira ai voti di una élite ma ad una massa più o meno colta. Vedremo come gli andrà. Esiste solo il fatto che un vero politico deve comunicare, ossia saper dire la verità, avvolgerla nella retorica, ma dire la verità. Questo è la differenza tra un politico e un imbonitore ed è la ragione per cui Berlusconi è un politico fallito. Non capisco come lo si possa ancora seguire. Comunque gli riconosco alcuni provvedimenti positivi, ma non sufficienti per ignorare la sua azione politica globale molto negativa, e questo indipendentemente dai suoi problemi personali e dalle sue leggi ad personam.

  2. Mi pare che qui si dimentichi il fatto che la polemica sia partita da quando Schultz chiese alla Merkel l’esclusione di Forza Italia nel PPE. Notoriamente Schultz è quel tale che fu investito da Berlusconi con l’epiteto di Kapò. Berlusconi pone a tutti un dilemma. Bere la cicuta come fece Socrate o fare cose pazze come suggerì Erasmo da Rotterdam? Io seguo il secondo. In Italia abbiamo bisogno di un folle che spezzi le reni alla burocrazia primaria fonte di corruzione e di malversazione. Il tutto condito dall’irrefrenabile ipocrisia di una sinistra radical schick.
    Ci siamo mai fatti una domanda semplice semplice? E se Berlusconi, secondo la nostra stessa coscienza, fosse realmente innocente? L’invidia, la maldicenza e l’ostracismo sta distruggendo la nostra Repubblica. Per fortuna, Renzi, che non è tipo che smacchia il giaguaro, ha capito, e si comporta lealmente nei confronti di Berlusconi.

  3. Vorrei significare che il problema di noi italiani non è Renzi nè Berusconi, ma il modo sconsiderato di non risolvere i problemi dell’economia e dell’occupazione che dovrebbero essere risolti con la propagazione di iniziative che possano riavviare lo sviluppo. E questo succede in un paese dove troppo spesso la calunnia va vestita con l’abito della verità per oscurare chiunque si avvii verso un futuro dove tutti abbiano la sola opportunità di agire in modo onesto ed efficace. Oggi succede il contrario!

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