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Disavventure di un ex-democristiano nel ricordo di Paolo Farneti, allievo di Norberto Bobbio.

untitleddi Pietro Bondanini. Avevo sedici anni. Era il 1948 e sulla scia del grande successo elettorale che De Gasperi conseguì in quell'anno confrontandosi coi comunisti di Togliatti, decisi di iscrivermi, sconsigliato da mio padre,  alla DC e, al riguardo presentai domanda al Segretario della Sezione di Ferrara. Tra le felicitazioni e i complimenti fui accolto e mi si disse che la richiesta sarebbe stata sottoposta al Consiglio qualche giorno dopo. Tornai e le persone alle quali consegnai la mia domanda non erano le stesse, tranne un amico che he mi disse di ripresentarla perché le motivazioni addotte non erano conformi alla sua accettazione. Nell'ufficio dove si svolgeva il fatto, il quadro che ritraeva l'immagine di De Gasperi, con quello sguardo penetrante e sorridente, era stato sostituito con l'immagine di Dossetti. Fu l'inizio e la fine della mia carriera politica.

Un anno dopo, con Paolo, l’amico d’infanzia, mi iscrissi tra i giovani del Movimento Federalista Europeo, fondato da Altiero Spinelli, per appoggiare la costituzione della Comunità Europea di Difesa (CED). Ricordo che la Sezione giovanile nazionale era diretta da Sergio Stanzani allora Presidente dell’UNURI e, con Paolo, fummo invitati, come rappresentanti di Ferrara, a Roma per una riunione organizzativa. Di tutto ricordo, tranne ciò che fu deciso tentando di far funzionare un registratore a filo, progenitore di quello a nastro (il famoso Geloso) che sarebbe apparso sul mercato poco dopo. Paolo e io pensavamo di incontrare giovani patrioti di provata fede per partecipare alla creazione di un’Europa unita, invece ci trovammo in mezzo a un’orda di agit-prop reclutati dai comunisti con l’intesa di sabotare ogni azione in merito. Fu così che entrambi perdemmo, sul nascere, un’altra opportunità. Una fotografia di gruppo con Ernesto Rossi nel bel mezzo, suggellò l’evento.

Se io coltivavo le idee liberali di don Sturzo, il mio amico Paolo quelle socialiste di Matteotti. Qualche anno dopo i fatti qui descritti, la mia famiglia si trasferì a Milano, ed entrambi ci perdemmo di vista. Lo seguii nel percorso della sua beve vita che fu troncata da un tragico incidente nel 1980.  Paolo Farneti fu allievo di Norberto Bobbio. Leggevo i suoi articoli su Panorama dai quali gettava i suoi strali sulla lentezza del Parlamento nel produrre i provvedimenti legislativi.

Paolo, amico mio carissimo, qualcuno finalmente ti ascolta ed io sono ancora qui a testimoniarlo!

Featured image, Paolo Farneti, foto dal sito Fotoricordo.unito.it.

1 Comment on Disavventure di un ex-democristiano nel ricordo di Paolo Farneti, allievo di Norberto Bobbio.

  1. Come detto, l’organizzazione del convegno fu curata dall’UNURI (Unione Nazionale Universitaria Rappresentativa Italiana), in persona del suo presidente e tra le associazioni che la formavano, il Cudi (comunista) era dominante. In tutta evidenza, l’entrismo stava quindi nell’organismo studentesco e non nel MFE. L’episodio segnò, in ogni caso, la fine del mio interesse alla politica attiva. Dieci anni dopo, accadde di venire a conoscenza di fatti strani che ancora mi preoccupano per esserne stato testimone volontario. Sulla scia della nostra Costituzione che progressivamente ha sovietizzato il nostro paese, nel 1960, le vicende politiche segnarono una brusca svolta con i fatti di Genova (da non confondere con gli analoghi di quarant’anni dopo) e con la caduta del Governo Tambroni. L’entrismo dei comunisti, già forte nelle associazioni studentesche, si annidò nel corpo docente. Il 1960 fu l’anno in cui mi laureai. Allora era d’obbligo il servizio militare di leva, e, prima di assolverlo, trovai una breve occupazione presso un’agenzia di intelligence straniera che faceva indagini di mercato in Italia. Ne svolsi tre, da solo, perché nessuno degli agenti poteva essere a conoscenza di ciò che faceva l’altro e le relazioni dovevano rimanere strettamente anonime. Una di queste riguardava un Congresso a Bologna sulla riforma universitaria, di cui non furono pubblicati gli atti. Un congresso fantasma! Intervistai vari professori del Politecnico di Milano ed uno solo, assai autorevole, mi disse di avervi partecipato ma non fu invitato a parlare e che la sua relazione fu sostituita con un’altra che gli fu consegnata e contestualmente ritirata. Evidentemente quanto scrivo, oggi è mito, ma come certi archeologi che frugano nel terreno per ritrovare qualche epigrafe per documentare un rito religioso, sarebbe il caso di cercare qualcuno ancora in vita, che chieda al rettorato se, in effetti, quel congresso ci fu, e se gli atti furono di fatto impiegati per la riforma universitaria programmata in quegli anni.

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