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Non tutto il MONTISMO vien per nuocere e sul capro espiatorio Italia…

di Rina Brundu.

Conveniamone: il MONTISMO non è POLITICA, piuttosto rappresenta L’ANTIPOLITICA per eccellenza! Ovvero, il suo solo esistere, proprio nel momento di maggiore difficoltà della nazione, è chiara evidenza del fallimento della Politica tout-court e di un dato modo di intenderla. Il modo sbagliato, naturalmente.

La mia non è una critica ma una mera constatazione dello status-quo. Del resto sono ben altri gli appunti che, nel tempo, sono stati mossi all’idea di tecno-burocrazia, ovvero all’idea di un governo di tecnocrati. Tra questi ricordiamo l’accusa di incensare troppo la scienza, il progresso, ma soprattutto la sua visione-complessiva (macro-picture) nonché apparentemente dimentica delle innumerevoli, quanto complesse, frammentazioni di quella stessa società umana che vorrebbe amministrare. Detto altrimenti un Paese non è una fabbrica d’affari e neppure un modello matematico-logico da fare muovere secondo parametri definiti e più o meno attentamente testati in questo o quell’altro laboratorio di questa o quell’altra prestigiosa università.

Più generalmente, dal mio punto di vista, il know-how tecnico dovrebbe essere visto solo e soltanto come un ingrediente importante nel background umano e professionale di chi desidererà fare politica in futuro, ma mai come un elisir di lunga et ammirabile carriera burocratico-amministrativa. Ne deriva che la Politica, la buona Politica, resta l’unica arte da considerarsi quando si tratta di guardare alle cose di una valida amministrazione delle nazioni moderne e civili. Soprattutto resta arte insostituibile per far muovere le dinamiche democratiche faticosamente conquistate nel corso della nostra storia. Meglio sarebbe dunque che uscisse quanto prima dal regime di amministrazione-controllata in cui si trova attualmente e quanto prima tornasse a prendere in mano le redini del suo destino. E non solo quelle del suo destino.

Occorre comunque sottolineare che non tutto il MONTISMO vien per nuovere. Di fatto questo di Mario Monti è il primo Esecutivo della nostra-storia che non dovrà rispondere direttamente ai suoi elettori, quanto piuttosto ai possibili futuri rappresentanti di quegli stessi elettori. Per certi versi, quindi, il margine di manovra, di operatività di questo governo e più ampio di quello dei governi tradizionali, i quali vivono, di norma, all’insegna del quotidiano compromesso. Il tutto ci porta dunque a concludere che il MONTISMO non avrà scusanti. O meglio, non dovrà e non potrà fallire, soprattutto non dovrà fallire in quell’imprescindibile tentativo di cambiare, nelle teste italiche, l’atavica, quanto deleteria, idea che lo Stato sia prima di tutto una mucca da mungere e/o un maialetto da arrostire pro-conto-nostro e senza buttare via niente.

Detto questo, tecnocrate o mero amministratore del miglior bene pubblico che sia, non guasterebbe se, di tanto in tanto, mentre affannato a risolvere le urgenti equazioni impossibili di cui tutti sappiamo, un qualche rappresentante dell’attuale governo alzasse la voce dove occorrerebbe alzarla e ricordasse in quel di Germania e in quel di Francia che l’Italia non è il capro espiatorio di nessuno. Va bene essere abitualmente (ir)responsabili per noi stessi, ma diventare all’improvviso (ir)responsabili per il futuro di tutti, da Venezia a Vladivostok, come affetti da vetusta Sindrome Assassinio sull’Orient-Express, mi pare davvero troppo!

4 Comments on Non tutto il MONTISMO vien per nuocere e sul capro espiatorio Italia…

  1. Sorry per i refusi e “ennessimo” leggasi “ennesimo”….

  2. Sul fallimento del modello di leadership berlusconistica avevo scritto in questo pezzo
    https://rinabrundu.com/2011/10/15/leredita/
    Purtroppo per qualche ragione il post era venuto fuori non al meglio ma il contenuto dovrebbe ancora leggersi.

  3. Dissento. Non bisogna confondere il ruolo di leader che spetta alla Germania in Europa con eventuali pretese revanchiste e/o imperialistiche. La Germania fa il suo interesse. E la signora Merkel col suo fare la voce grossa (l’ha fatta?) in realtà sta tenendo più di mira il fronte interno. Avrei capito semmai una critica al ruolo di Sarkozy che è davvero esagerato rispetto al ruolo economico del suo Paese… ma la differenza la sta facendo la sua capacità di leadership. Quella di cui appunto noi manchiamo. Non penso che un’analisi obiettiva dello status quo possa venire dall’essere prevenuti a priori contro Tizio o Caio. E neppure contro questo o quell’altro popolo. Roma non è diventata grande perché gliel’hanno concesso i galli o i visigoti ma perché ha imposto la sua leadership. Questa regola vale pure in tempi moderni, vale pure in Politica, e vale pure nei sistemi democratici. Sempre.

  4. Hai mai vissuto in Germania? Be’ io si, da studentessa universitaria. Ti posso assicurare che gli italiani emigrati si sono perfettamente integrati e che quella è una nazione di grande civiltà. Credi forse che i figli del signor Turiddu, Concetto e chi-altro si sentano italiani o tedeschi? Loro sono tedeschi perché, grazie al cielo, l’appartenenza ad una moderna nazione democratica non è determinata da connotazioni razziali. Questo non significa che abbiano dimenticato la loro origine. E non significa neppure che i sacrifici degli italiani emigrati siano stati dimenticati. E’ ridicolo! Ad un tempo penso che tutto il discorso non regga… queste sono quisquilie pinzillachere. Quando la Merkel fa l’interesse della Germania lo fa anche in nome di quei figli degli emigrati italiani. Il punto su cui mi focalizzavo io infatti è altra cosa rispetto al tuo e riguarda la macro-picture. Ovvero è un discorso di moderna leadership all’ombra dello sboom finanziario dove ti assicuro non c’è spazio per queste robe d’antan. Se c’è una cosa che ci ha insegnato l’euro-caos è proprio il fatto che adesso l’Europa è una cosa sola come forse non lo è stata mai prima nella sua Storia perché quando c’è in gioco il portafoglio… nessuno scherza. Tedesco o italiano che sia.

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