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Raison d’État

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Applicata alla questione… libica.

La raison d’État, dans son acception moderne, est la notion par laquelle un État justifie ses actions lorsqu’il poursuit son intérêt national aux dépens de la morale, du droit ou d’autres impératifs. Insomma, l’abbiamo capita tutti… la Ragion di Stato, nella sua accezione moderna (sarebbe) quell’idea (NDA, adattamento dal Francese mio, dato che qualsiasi altro termine e modus traduttivo più generale non mi soddisfaceva), in virtù della quale il perseguimento degli interessi nazionali giustifica l’agire di uno Stato, anche quando a farne le spese è l’etica, il diritto e un qualsiasi altro imperativo morale. Et non.

Be’ almeno così la intendeva il cardinale Richelieu. Dietro di lui però, molto tempo prima, c’era stato il nostro amato segretario fiorentino, Niccolò Machiavelli. Il di lui pensiero era, come al solito, molto meno criptico e di gran lunga più incisivo.  Di fatto, è dalla sua idea che il dovere primario del Principe sia il mantenimento del potere, nonché il rafforzamento della capacità di influenza del suo Principato, che nasce il concetto di Realpolitik. Un concetto “machiavellico” che, lo si voglia oppure no – resiste finanche al giorno d’oggi, perché, come tutte le questioni di cui si occupava quel grande genio italico, pertiene alla dimensione pratica, al mondo del reale, ad un universo umano mai idealizzato, quanto piuttosto messo sotto la lente di ingrandimento, scrutato senza pietà e raccontato così come si presenta piuttosto che come si vorrebbe che fosse.

Tema affascinante. Affascinantissimo. Tanto più se lo applichiamo allo status-quo politico-internazionale di questi tempi. Faccio riferimento, naturalmente, alle rivoluzioni-stile-1989-nell’Europa-dell’Est che stanno mettendo a ferro e fuoco i Paesi dell’Africa Mediterranea, con conseguente caduta dei regimi più o meno illuminati che li hanno governati per decenni. E mi riferisco soprattutto all’Affaire-Libia che ovviamente tocca noi Italiani più da vicino. A legare il nostro destino al destino di quel Paese è prima di tutto la nostra Storia, quindi gli interessi economici presenti, et, dulcis-in-fundo, importanti motivi geo-politici difficili da ignorarsi. Anche volendo. Insomma, tutti quegli elementi che, a dispetto di un accresciuto sentire (morale?) – hanno fatto sì che la Storia delle moderne relazioni italo-libiche fosse all’insegna della Realpolitik di cui abbiamo già detto. Di quel tipo di politica e di nient’altro.

Del resto, non avrebbe potuto essere altrimenti! Allo stesso modo, non è mai stata una questione di-chi-governava-il-Bel-Paese, così come non è mai stata una questione da dirimere all’insegna del saggio motto virtute duce comite fortuna (i.e. con la virtù come guida e la fortuna come speranza)… ma è sempre stata una faccenda di mero “interesse nazionale”. Per la provincia-Italia, così come per qualsiasi altra potenza occidentale (inclusi gli stessi Stati Uniti), che dal dopo-guerra in poi ha dovuto fare i conti con problematiche pregnanti quali quelle scottanti dell’approvigionamento energetico, la vexata questio della stabilità politica di un’aerea del mondo di notevole importanza strategica et varie et eventuali.

Per certi versi, l’argomento mi ricorda Montanelli che andava a votare turandosi il naso. La Realpolitik differisce soltanto nel fatto che costringe a proteggere le narici finanche oltre-frontiera. Fermo restando che sono d’accordo con chi sostiene che anche lo stile con cui viene portato avanti questo genere di concerto politico ha una sua importanza: per la serie, va bene inchinarsi davanti all’ospite che ti entra in casa, ma baciargli le mani – a meno che non si tratti di un grandissimo leader spirituale capace di smuovere il cuore e la mente – mi pare esagerato. Un’idea come un’altra, si intende, e non escludo di sbagliarmi.

Di sicuro, guadagno maggior sicumera quando mi spingo a dire che la validità del pensiero machiavelliano (finanche in senso pratico), è inversamente proporzionale alla qualità morale degli Esseri che si confrontano con le problematiche analizzate da quell’immenso spirito fiorentino. In altre parole, persino per noi uomini d’oggidì – sicuramente molto lontani da un qualsiasi ideale di grandezza-spirituale-raggiunta – è chiaro che la Ragion-di-Stato è soprattutto un limite. Un limite che non dovrebbe frapporsi mai più tra noi e la comprensione dell’idea che i diritti fondamentali degli altri Esseri vengono prima di qualsiasi NOSTRO altro diritto superfluo. E che davanti ad un genocidio non c’è Ragion-di-Stato che tenga. Mai! Credo che sia proprio partendo da simili basi che si possa cominciare a parlare di un popolo moderno e civile, proprio come lo è il nostro!

Rina Brundu

22/02/2011

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Nell’immagine: Niccolò Machiavelli dipinto da Santi di Tito

2 Comments on Raison d’État

  1. Francesca Montomoli // 23 February 2011 at 11:06 //

    EH già, ma com’è allora che la civiltà ha preso questa strana deriva involutiva che livella verso il basso nei comportamenti e negli atteggiamenti …. talchè spesso non si può più nemmeno dire “parla bene ma razzola male” ? Forse esistono “troppe anime e troppi pensieri ” all’interno finanche delle correnti filosifiche e morali per aver ancora chiaro il concetto di vera autentica civiltà? è mai possibile questo?
    La cosa che mi atterrisce di più in questo momento è lo spettro che si agita nei miei pensieri, la possibilità che esista una regia occulta dietro quelli che da “moti spontanei” potrebbero divenire “mezzo e strumento” per realtà ancor meno auspicabili delle predenti. Dio non lo voglia. Eppure sento un “brividino” nella schiena di fronte alle similitudini con antichi scenari che mi raggela. Non così tantissimi anni fa la caduta del muro sembrava preludio ad un’era migliore, un’occasione preziosa di crescita condivisa e invece è successo di tutto, ma quanto di buono?

  2. Cara Francesca a dire il vero il brividino lo sento anche io. E non solo quando guardo di là, ma anche quando guardo di qua.
    ciao. rb

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