PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Il piccolo principe

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Dopo l’intervista di Fini ad Annozero e sulla perdita dei principati propiziata dal quarto potere

Il problema è che i principati si possono acquistare ma anche perdere. E naturalmente si possono perdere in molti modi.  Secondo Machiavelli, anche l’eccessiva pietà – e dunque un animo direi, in maniera moderna, troppo condiscendente – può risultare deleteria per la conservazione del potere. Ma, se guardiamo al corrente status-quo politico nel Principato-Bel-Paese, sono sicuramente le sue osservazioni a proposito dei principati “civili” che risultano più interessanti. In particolare, il passo in cui scrive che per conservare il potere è necessario avere sia il consenso del popolo che quello dei potentati di turno. Questo perché la mancanza di uno o dell’altro elemento può determinare la perdita del principato.

Come al solito, il ragionamento non fa una grinza. Se dovessi aggiungere qualcosa direi che, per la buona conservazione dei principati-democratici-moderni (la cui storia di governo è senz’altro condizionata anche dal lungo-servire-alla-Patria che solitamente fanno i politici, sia perché dai tempi del segretario fiorentino le aspettative di vita si sono allungate, ma soprattutto perché, esattamente come ai tempi del segretario fiorentino, il sedere tende a restare magicamente incollato alla sedia), occorre considerare  con maggiore attenzione qualche altro elemento. Primo fra tutti: la memoria. Eh-già-perché i vecchi peccati tendono sempre a gettare lunghe ombre e la memoria è di solito parziale: dimentica facilmente il bene ricevuto, ma sa fare orgogliosa bandiera di ogni sgarro subito. Questa è sempre stata, purtroppo, la dirittura del mondo, ai tempi di Machiavelli così come in questi giorni digitali.

Il punto? Il punto è che spiace vedere un leader come Gianfranco Fini – uomo politico molto valido con l’obbligo di aspirare a governare il Paese in qualità di rappresentante di una destra moderna e civile – che tutto fa tranne favorire questo progetto. A mio modo di vedere, il primo duro colpo a questa possibilità lo ha senz’altro inferto quando, con una certa fretta (ovvero, senza conoscere bene le reali potenzialità dell’esercito con cui muoveva l’attacco e le ragioni della sua fedeltà), ha lasciato la casa comune costruita – troppo tempo prima, e quindi oramai sufficientemente solida –, con i suoi alleati storici.

Un secondo colpo, non meno importante (anzi, per certi versi, più deleterio) lo sta dando in questi giorni. L’impressione (magari sbagliata, per carità!) è che, causa l’esodo da FLI, Fini abbia perso la lucidità dell’azione politica (che è elemento che non dovrebbe venire mai a mancare, men che meno nei momenti di grande difficoltà), finendo con il lasciarsi corteggiare persino dalle lusinghe mediatiche della sinistra. Faccio riferimento, nello specifico, alla recente intervista concessa ad Annozero, intervista nella quale il Presidente della Camera appariva davanti ai suoi stessi elettori come un leader di opposizione. Non è questione da poco. Non è questione da poco soprattutto se consideriamo il contesto mediatico nel quale il fattaccio è avvenuto.

Oggi come oggi, infatti, Annozero è diventata trasmissione di una sinistra molto credibile (o meglio, è diventato un salotto televisivo capace di dare credibilità a quell’area politica).  Finito il tempo del Nirvana (ovvero, quel momento di maggiore contrapposizione sinistra-berlusconismo, culminato con la sinistra al governo e quindi con tutta la Stampa-di-parte che si concedeva il-sonno-dei-giusti nell’attesa di raggiungere una possibile, quanto improbabile, illuminazione-stile-Buddha-acciambellato), Santoro ha avuto il merito (soprattutto negli ultimi tempi), di riuscire ad accantonare la parte più indisponente della sua faziosità, mantenendo intatta la necessaria grinta giornalistica. Senza dimenticare che – lui sì – dalla sua ha un esercito invidiabile: ovvero, un Marco Travaglio giornalista straordinario e un Vauro arguto e sagace che, lungi dall’essere la ciliegina- sulla-torta, sa diventare l’elemento-in-più capace di regalare un tocco-nobile oramai difficile da scovare nel desolante panorama satirico italico.

Ne deriva, che quando una simile corazzata-mediatica intervista un leader formalmente in opposizione alla sua visione politica, fa semplicemente il suo dovere se prepara le dovute “trappole” (anche linguistiche). E quel dovere lo fa in tutti i sensi, anche rispetto alla deontologia professionale, la quale vuole che un giornalista sia comunque capace di imbrigliare con maestria le velleità del politico sotto-tiro (chi avesse dubbi, si rilegga l’intervista della Fallaci a Gheddafi!). Di converso, spetta all’uomo (o alla donna, quando sarà) di potere avere l’accortezza di evitarle tali insidie. Sempre e comunque. Il rischio è, infatti, quello di inimicarsi il popolo che lo/la ha votato/a e i potentati-di-turno (o, ex-alleati) di cui abbiamo detto nell’incipit (i quali tengono-solitamente-lunga-memoria e amano vivere all’insegna del motto Dio-perdona-io-no), e dunque di trasformarsi (mercé il bacio dei cattivi consiglieri) da principe-aspirante-imperatore… in un piccolo principe. Che fa tenerezza sì, ma per reggere il destino del meraviglioso quanto infido Principato-Bel-Paese serve bene altro. In genere, le palle!

Rina Brundu

26/02/2011

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2 Comments on Il piccolo principe

  1. Francesca Montomoli // 26 February 2011 at 15:20 //

    Rina, che dire? puro godimento intellettuale 🙂

  2. Francesca, francamente, io sono rimasta impressionata dal numero di lettori di questo articolo. Record per Rosebud, in meno di due ore. E il trend non sembra fermarsi. Ringrazio tutti, naturalmente. Intanto fa piacere che anche articoli fastidiosamente-noiosi (come lo è indubbiamente questo), vengano letti, e che per essere-letti non occorra sempre pubblicare il solito articolo contras-Berlusconi, o altro scritto pseudo-satireggiante stile-scilippoting. Tuttavia, se l’argomento interessa ai più, forse significa che dovrebbe essere affrontato in contesti più appropriati di questo piccolo angolo virtuale. Peccato che colà i temi siano sempre li stessi: ruby-sarah-yara et varie et eventuali, spesso dimenticando che, almeno gli ultimi due elementi del trittico meriterebbero maggiore serietà. Solo un’idea come un’altra. Probabilmente sbagliata. rb.

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