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Devid

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sul terremoto di Haiti, un anno dopo

Mi torna in mente Devid. E le infinite polemiche sulla sua morte. Mi torna in mente Devid. E il fatto che se ne sarebbe andato – alla tenera età di venti giorni – per una crisi respiratoria dovuta ad una broncopolmonite. Mi torna in mente Devid che, in questo inverno particolarmente rigido, è spirato in un’altra strada qualunque di una delle nostre città più grasse. Mi torna in mente Devid, il cui destino, per quanto incredibile, non è stato troppo diverso da quello che, proprio un anno fa, hanno dovuto subire migliaia di altri bambini in quel di Haiti.

Per la precisione il terremoto ha colpito la già martoriata nazione americana il 12 Gennaio del 2010. Causa l’estrema povertà del luogo non è mai stato possibile accertare il numero esatto di vittime. Potrebbero essere state più di un quarto di milione. Di sicuro, almeno quattro milioni sono stati gli haitiani direttamente interessati dalla disastrosa catastrofe naturale, con i sopravissuti che, in data maniera, sono morti pure loro. O avrebbero desiderato esserlo. Mi tornano in  mente le immagini delle bidonville accartocciate sulla loro stessa miseria. E i soccorritori che scavavano a mani nude. Mi tornano in mente i rivoli immondi che scorrevano lungo le stradine malfamate. Mi tornano in mente le fotografie di bambini sradicati, shoccati, abbandonati. Finanche venduti, comprati, rapiti dagli avvoltoi che come è loro costume di sempre artigliano la preda quando particolarmente stremata e avvilita.

Mi torna in mente la successiva emergenza colera determinata dall’acqua contaminata e dalle pessime condizioni igieniche. Una malattia, il colera, che necessita di cure rapide perché altrettanto rapida è la morte che porta con sé. Secondo Medici Senza Frontiere, che riporta i dati messi a disposizione dal Ministero della Salute haitiano, al 26 Dicembre (e dunque quasi un anno dopo il sisma) in tutto il Paese sarebbero stati registrati 150.000 casi di infezione e più di 3.300 vittime. E quindi mi torna in mente proprio il tanto lavoro svolto dalle migliaia di volontari qualificati che, da ogni parte del mondo, dall’Italia, hanno raggiunto la poverissima isola delle Antille e – seppur nell’impossibilità di risolvere, di mettere a posto ogni cosa – hanno saputo fare una grande differenza. Come noi non potremo mai.

Però mi torna in mente la mobilitazione generale, la “straordinaria ondata di solidarietà” che pure investì la disastrata Repubblica caraibica alla maniera di un generoso urto di ritorno. Mi tornano in mente i governi che promettevano mari e monti, le collette nei luoghi di lavoro, nei circoli, nelle case, nelle chiese, dovunque sotto il sole.  Sotto il sole che scalda le nostre città più grasse. Tuttavia, a leggere il rapporto “Haiti un anno dopo. Analisi dell’intervento umanitario di Medici Senza Frontiere” le condizioni dei senza-tetto (un milione e mezzo di haitiani) sarebbero ancora oggi disperate. In particolare, MSF denuncia i limiti del sistema internazionale di aiuti alla luce della successiva diffusione dell’epidemia di colera di cui si è detto. Secondo il loro fascicolo vi è una necessità per la comunità internazionale di agire subito con maggiore impegno allo scopo di trasformare le molte promesse fatte nell’aftermath della tragedia in azioni concrete. Capaci di determinare un reale cambiamento.

Mi torna in mente Devid. E il silenzio con cui ci ha lasciato. Mi torna in mente Devid. Che non abbiamo saputo salvare. Per i bambini di Haiti però si può fare ancora molto. Per esempio, si può donare online sul sito www.medicisenzafrontiere.it  perché – come sosteneva George Bernard Shaw – “Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio, ma l’indifferenza: questa è l’essenza della disumanità”.

Rina Brundu

13/01/2011

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