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Italia

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sugli escamotages-linguistici cui costringerebbe il nuovo simbolo dell’ex Popolo delle Libertà

Così, di primo acchitto, la notizia mi lascia perplessa. Leggo, infatti, che il nuovo nome del partito del Premier sarebbe Italia. Tale nome, scritto in bianchetto, poggerebbe su uno sfondo tondeggiante e azzurro attraversato da un nastro tricolore e collocato giusto sopra la dicitura: Berlusconi Presidente. Dicono che l’idea sia molto piaciuta, grazie soprattutto all’asciutezza del motto che, di fatto, si ridurrebbe ad un nome. Quello del nostro Paese.

A dire il vero è proprio questo il punto che mi lascia perplessa: da quando in qua il nome di un Paese può diventare il nome di un partito? Di una parte, dunque. Per carità, se ne sono viste parecchie in passato, da noi come in altri luoghi. Tuttavia, non mi pare di ricordare nessuna altra situazione dove il nome di una fazione politica acquistasse un valore così dichiaratamente retorico, una parte che, almeno a livello semantico, vorrebbe rappresentare il tutto. Desiderio legittimo naturalmente ma opinabile. Pur non occupandomi di Politica attiva – e pur restando tendenzialmente indifferente alle iniziative partitiche di qualunque natura e di qualunque partito appunto – mi riesce difficile pensare che un militante della fazione-avversa possa accusare il colpo senza nulla obiettare. Una opinione come un’altra.

Per certi versi mi tornano alla memoria gli escamotages linguistici che durante i diversi mondiali pallonari erano costretti ad inventarsi i membri dell’opposizione di sinistra. Parlo di quando il partito del Premier si chiamava Forza Italia e gli avversari-politici ce la mettevano tutta per immaginare nuove esortazioni da tifo-da-stadio a misura di ideale: W l’Italia (non troppo trendy ma faceva molto garibaldino), Fortza Paris (va bene con tutto quando in terra di Sardegna), fino ad un più generico chi-non-salta-italiano-non-è-è-è da utilizzarsi solamente se davvero a corto di idee, o nei casi di massima esasperazione raggiunta.

Certo, la vedo più dura qualora fosse confermato il nuovo nome di cui si è detto. Come portare la famiglia a vedere la partita senza farsi venire l’esaurimento nervoso, o senza rischiare la marchetta elettorale pur senza volerlo? Checché se ne possa pensare le alternative non mi paiono tante: Forza Bel Paese, Il più bello stivale del mondo (del resto, così geograficamente rifinito mi pare pure l’unico),  Forza Lupi (però fa troppo romanesco), Vai Penisola Mia (mi ricorda le canzoni di Nilla Pizzi e di Claudio Villa) et senza mai dimenticare l’immortale video-mare-quante-bello-spira-tanto-sentimento che fa molto spaghetti, pizza e mandolino, ma che una data nota obsoleta non-gliela-toglie-nessuno. Cinematografia americana dei-giorni-nostri permettendo!

Nel fondo fondo del mio cervello sbuca, purtroppo, persino un birbante, marziale, tanto goliardico quanto fastidioso “A (hi) noi!” che proprio per questi motivi non mi pare davvero una bella trovata. Mi sono forse scordata l’ovvio?

Rina Brundu

12/01/2011

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