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Iconoclastia

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Riflessioni e considerazioni sulla corrente crisi politica e sui tentacoli della morale.

Alcuni giorni fa, ho letto con molto interesse l’articolo del New York Times “Surreal: A Soap Opera Starring Berlusconi”. Mi ha colpito soprattutto il focalizzare, durante l’analisi del corrente scandalo Rubygate, sull’idea della presunta prigionia del Premier dentro le nefaste spire del mondo che lui stesso avrebbe creato. Conseguenza logica di una simile tesi – ne deduco – dovrebbe (o potrebbe) essere la generazione di una sorta di processo iconoclastico et irreversibile auto-innescato.

Mentre sono d’accordo che ci possa essere una qualche verità in questa ultima considerazione (anzi, forse più di una), concordo meno sul fatto che Berlusconi sia prigioniero del mondo che lui stesso avrebbe creato. Mi pare una analisi affrettata. Di fatto, quel mondo, epidermico, mediatico, ma finanche pragmatico all’ennesima potenza (non è un male ma non è neppure un bene), lo avrebbe “liberato” all’istante da ogni pena, purgato e mondato a dovere. Per quanto mi riguarda invece (sebbene la mia sia una prospettiva da esterno-guardare e certamente disinformata-dei-fatti), io ritengo che i tentacoli che tengono prigioniero Berlusconi siano ben altri. E siano di variegata natura. Di sicuro, una analisi onesta-delle-cose dovrebbe considerare i diversi aspetti della corrente crisi nella loro essenza più vera.

Analizziamone alcuni. È indubbio, per esempio, che quello che era nato come un altro dei tanti scandali sessuali che hanno costellato la vita della Repubblica (e non solo di questa a dire il vero), stia diventando una vera e propria crisi politica. Una crisi combattuta a suon di vicende et faccende più o meno edificanti che si incrociano (vedi questione casa di Montecarlo, etc), si fronteggiano, si impongono, si contrappongono, si amplificano a dismisura con il passare del tempo. Finanche delle ore. L’elemento-politico si accrescerà in maniera naturale di suo (per la serie, Silvio lo abbiamo mandato a casa noi!), qualora questa brutta faccenda si oggettivasse nel paventatissimo (da Berlusconi e dai suoi sostenitori) momento-fatidico capace di presentare il conto finale al berlusconismo. Quel momento, del resto, è venuto per ogni momento-storico del passato, verrà anche per quello dominato dalla figura del Premier. No way out!

Da questo punto di vista non c’è leadership che tenga (a questo proposito oggi ho pure letto sui quotidiani-che-contano che la reazione di Berlusconi al corrente scandalo sarebbe la prova inconfutabile della sua capacità di leadership, inutile dire che l’affermazione non ci ha sorpreso troppo visto il numero di articoli dedicati all’argomento qui su Rosebud!)! Soprattutto perché é proprio a questi livelli che è possibile scorgere il limiti del machiavellismo, e dunque del berlusconismo per come lo abbiamo sempre visto noi. Male farebbe Berlusconi ad illudersi che possa andare altrimenti! Ma torniamo alla questione della sua supposta-prigionia. Un altro tentacolo che sicuramente lo impedisce (nel senso che impedisce a Berlusconi di realizzare in guisa piena la sua leadership e quindi di estrinsecarla nella maniera “liberata” che vorrebbe) è senz’altro la spinosa questione morale. Per una ammiratrice del mitico segretario fiorentino, e di ogni spirito propugnatore del pensiero-libero, inutile sottolineare che la parola “morale” è per me una brutta-parola. Non in sé, quanto piuttosto perché l’utilizzarla equivale ad autodenunciare la nostra incompiutezza, la nostra ignoranza, la nostra fragilità, la nostra incapacità di fondo. La nostra natura di Esseri-finiti.

Tuttavia, sciocco sarebbe chi pensasse che quella incompiutezza, quell’ignoranza, quella fragilità, quella incapacità di fondo, quella natura limitata siano mere favole. Al contrario, sono tratti del nostro Essere che non solo esistono ma che forse sono la parte più vera di noi. E di questo occorre tenerne conto! In altre parole, la pragmaticità del mondo epidermico di cui sopra non può pensare di vivere liberata da una preoccupazione-morale. Non potrebbe essere! Meno che meno può considerare una tale opzione inutile. Certamente, non può farlo in una democrazia compiuta quale è quella italica per quanto bistrattata e ingiuriata da più parti. In conclusione, a mio modesto avviso, ciò che tiene prigioniero Berlusconi è soprattutto la sua apparente incapacità nel comprendere che la libertà individuale (concetto per lui sacro), vissuta dentro un qualsiasi consesso civile, ha numerosissimi diritti ma altrettanti doveri. Primo fra tutti il dovere dell’auto-costringersi. Del frenare la sua inclinazione ad esistere liberata da ogni possibile freno mentale et non.

Secondo me, la veridicità di quanto appena scritto potrebbe essere verificata leggendo le biografie di tantissimi leader del passato: nella maggior parte dei casi, infatti, a condurli verso il baratro ci hanno pensato soprattutto i loro vizi privati piuttosto che gli attacchi degli eserciti nemici. Da quel momento in poi, il passo verso la furia iconoclasta (degli avversari così come degli alleati) è sempre stato breve. Da una prospettiva logica non mi riesce di capire perché per il berlusconismo dovrebbe accadere altrimenti!

Rina Brundu

28/01/2011

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