PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Vita smeralda

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

A m’arcord…

di Rina Brundu. Non so a voi, ma a me quasi mancano! Mi pare infatti di vederli mentre si trastullavano nell’acqua salata, giochicchiavano sulla spiagge di finissima sabbia rosata, facevano shopping nelle boutiques griffate, partecipavano a raduni glamour e saltavano di yacht-favoloso-in-yacht-favoloso come api birichine e mai stanche. Sto parlando dei potentati made-in-Italy, dei vip e vipetti nostrani, naturalmente. Sto parlando di veline, velone, letterine, letteronze, dei figli del Grande Fratello e dei nipoti da salutaci-a-soreta che faceva-tanto-cool nei cinepanettoni.

Che tristezza queste spiagge sarde semi-deserte! Che mestizia questi sfondi arroventati dove l’eco della gloria-che-fu muore dentro il più tonante sciabordio delle onde!  Non che non ci si trastulli nell’acqua salata anche oggidì. Non che non si giochicchi sulla spiaggia, non che si sia smesso di frequentare negozi trendy, non che le celebrazioni siano più morigerate, non che gli yacht-da-mille-e-una-notte siano meno lunghi (piuttosto, il contrario!), ma di sicuro occorre stare attenti a non strafare. Occorre dare meno nell’occhio. Occorre darsi una regolata, insomma.

Colpa di questa crisi perniciosa! Colpa degli operai e dei precari che si lamentano, del governo, dell’opposizione che non esiste, dell’afa continuata, persino dell’acqua del mare che dopo lo scandalo BP non sembra davvero più quella. Ma colpa anche della brutta figura rimediata dalla nazionale di Lippi! Perché, il va sans dire, quando perdono perdono loro quando vincono vinciamo noi. Certo, resta il contentino che, coppa del mondo considerata, la crisi non sparagna re di Francia né di Spagna ma, vuoi mettere i bei tempi andati?

A m’arcord… quando si organizzavano feste megagalattiche e l’esserci faceva la differenza tra gli individui-che-contano e quelli che non contano un cazzo. I poveri Cristi come noi tanto per capirci. Quelli dai turni massacranti (quando fortunati abbastanza da averlo un lavoro), dall’abbronzatura da muratore, dalla stanchezza cronica e che dopo il telegiornale si addormentano sempre sul divano perdendosi gli approfondimenti-giornalistici-in-seconda-serata.

A m’arcord… le frotte di paparazzi che sulle vespe-ronzanti fotografavano qualsiasi cosa si muovesse-a-tiro. Essere umano o animale. Minerale finanche. E che servizi in prima sui più prestigiosi rotocalchi scandalistici: love-story esotiche, love-story taroccate, love story per tutti, tutti per le love story. A m’arcord…  gli arrivi degli sceicchi, le corse automobilistiche extra-lusso, le esagerazioni dei magnati, le bizze da modella, lo scialacquare continuato, l’orgoglio dell’appartenenza. A m’arcord… Madoff che si arricchiva, il debito sub-prime, la Lehman Brothers in default, il rapporto deficit/PIL che cresceva come sempre accade quando, tra un onesto intrattenimento e l’altro, ci si dimentica che ci sono redditi da dichiarare, imposte dirette e/o indirette da versare.

A m’arcord…  ma l’è tutto finì! Almeno così sembrerebbe se ci appare! Che tristezza queste spiagge sarde semi-deserte! Che mestizia questi sfondi arroventati dove l’eco della gloria-che-fu muore dentro il più tonante sciabordio delle onde, etc etc. Non so a voi, ma a me quasi manca quella Vita smeralda degli altri che avrebbe dovuto giustificare l’ottimismo nella mia. Ho detto “quasi”.  A volte m’arcord…  infatti, però poi mi passa.