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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

2010

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sui tempi distopici: da “Il Grande Fratello ti vede” ad un più prosaico “Fatti gli affari tuoi che io mi faccio i miei”.

di Rina Brundu. C’è qualcosa di tanto straordinario quanto paradossale in ciò che sta avvenendo in Italia in questi giorni. Per certi versi mi tornano alla mente i tempi distopici proposti da George Orwell nel suo “1984” (1948). Tuttavia, vi é qualcosa che non mi torna. Intendiamoci, che l’età che stiamo vivendo sia tutto meno che un’utopia da letteratura di genere dei secoli andati è indubbio, ma l’eventuale distopia proposta non è certamente la più tradizionale. Piuttosto, la definirei una distopia-sui-generis.

Prendiamo per esempio le questioni poste dall’infausto ddl anti-intercercettazioni, e quindi le polemiche legate alla libertà di stampa e alla tutela della privacy. Se dovessimo replicare, all’interno degli schemi orwelliani, la fitta rete di dinamiche che affiorano alla superficie (in senso lato), il risultato ottenuto sarebbe straordinario. Di fatto, ad un primo guardare (e per amor di ragionamento s’intende, dato che non può esistere una sovrapposizione-possibile tra la struttura organizzativa di comando proposta da Orwell ed il nostro universo da governo-del-popolo), si potrebbe forse dire che il Partito Interno (formato dalla classe dirigente), si rifiuterebbe di spiare (con i suoi occhi telecamere) il Partito Esterno (formato dalla classe subalterna e dai burocrati) battendo sul motto: “La nostra libertà finisce dove comincia quella degli altri”. Per converso, i burocrati (la Stampa?) lamenterebbero quelle “televisioni” spente in nome del diritto di tutti ad essere “informati”. A sapere, a conoscere, a “vedere”. Dal mitico slogan “Il Grande Fratello ti vede”ad un più prosaico “Fatti gli affari tuoi che io mi faccio i miei” dunque.

Ma c’è di più. Diversamente da quanto leggevo ieri su alcuni editoriali dei quotidiani italiani, io non credo che la “Giornata di silenzio” proclamata dagli organi di Stampa sia stata “sentita”, fatta propria dalla nazione. E questo nonostante fosse stata pensata per difendere il diritto alla libera informazione di quella stessa gente. Insomma, è un poco come se gli abitanti di Distopia mandassero a quel paese gli scocciatori di Utopia e tutte le loro paradisiache delizie democratiche.

Perché accade questo? Perché – purtroppo – in Italia anche diritti fondamentali come il diritto ad una informazione libera, riescono non-si-sa-come a rimanere invischiati nei giochi, giochetti della Politica più becera. Ne deriva che chi sostiene Tizio lo sosterrà anche quando la campagna che caldeggia non è una delle più illuminate, mentre i sostenitori di Caio faranno altrettanto con il loro leader. E lo faranno dimenticando l’importantissima regola che dice che non tutte le battaglie sono uguali. E che per le sorti della guerra, alcuni confronti è forse meglio perderli.

Non è questione da prendere sotto gamba. Non quando tali battaglie riguardano i diritti dell’individuo e del cittadino. Senza considerare che l’apparente funzionare all’incontrario dell’universo distopico descritto nell’incipit, è appunto solo apparente. Di fatto, anche le “buone” ragioni del Partito Interno per spegnere i suoi stessi occhi andrebbero verificate con attenzione dentro le dinamiche democratiche che reggono il nostro universo reale. Mentre il controllarle con impegno spetta proprio a quei burocrati sgraditi al Partito. Non si discute!

É in questi momenti dunque che il concetto di libertà-ideale che muove e commuove l’animo di ogni Americano (soprattutto, quando intento a guardare una qualsiasi produzione hollywoodiana degli ultimi 50 anni), ci appare più attraente. E desidereremo vederlo meno evanescente sul suolo italico. Meno vittima di questa o di quell’altra mira politica: meno incatenato ai desideri di questo o di quel governo, di questa o di quell’altra fazione. Magari, legato con doppio spago al destino ultimo di ciascun individuo. In Italia certamente l’unica maniera per “sentirlo” davvero nostro.

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2 Comments on 2010

  1. lucia // 11 July 2010 at 15:22 //

    Le ragioni del ddl antiintercettazioni sono evidenti. Solo chi teme di essere intercettato farà di tutto affinchè ciò non si verifichi. E siamo pur certi che ciò che si vuole nascondere non è nè una storia sessuale, nè un tradimento, ma sicuramente qualcosa di molto più grave per le sorti del paese.
    A mio modo di vedere siamo già in un regime totalitario, solo una dittatura mette il bavaglio alla stampa.
    Non dimentichiamo la motivazione della condanna di Gramsci: “impedire a questo cervello di funzionare”; oggi siamo molto lontani da quella realtà?
    Perchè impiegare tempo ed energia per questa legge e non pensare seriamente all’investimento, a creare lavoro, a studiare qualche strategia per risollevare le sorti del Paese?
    Perchè ad ognuno interessa solo il loro “orticello”, che è poi un’infinita spianata americana. Non ho mai sentito negli ultimi due anni, da quando c’è questo Governo, di un’iniziativa atta a creare posti di lavoro, mai!!!

  2. Grazie per il tuo commento Lucia. Quando è misurato come il tuo, il tuo dissenso diventa legittimo. Personalmente non penso che si sia in un regime totalitario. Non lo penserò almeno fino a quando potrò scrivere qui. Liberamente. In questo blog che non ha né padrini nè padroni. Soprattutto non lo penserò fino a che tu avrai il diritto di pensarla diversamente…. e le ragioni del “bispensiero” sempre di orwelliana memoria non prevarranno. Con un regime di un qualsiasi colore. Saluti. Rina Brundu

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