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A “cuore” aperto

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sul “far-ridere” di questi tempi. Riflessioni e considerazioni.

Sul “far-ridere” di questi tempi. Riflessioni e considerazioni.

Readers, friends, if you turn these pages
Put your prejudice aside,
For, really, there’s nothing here that’s outrageous…

François Rabelais, introduzione a Gargantua e Pantagruel

di Rina Brundu. “Nel mercato planetario far ridere é arma di potere. É meglio scrivere di riso che di lacrime, perché ridere é ciò che é proprio dell’uomo”. Vi é una grande verità in questa frase bergsoniana di Edoardo Sanguineti, il grande poeta italiano scomparso in questi giorni. A colpirmi é stata proprio la riflessione-nuova che può indurre sulle questioni del “ridere” e del “far-ridere”, quando vissute dentro il villaggio-globale, in un’epoca post rivoluzione digitale.

A scanso di equivoci, e dati i tempi che tirano, preciso che quando parlo di far-ridere, mi sto riferendo ad una capacità ingegnosa di procurare – negli altri – la “reazione nervosa” del “riso”, allo scopo di raggiungere un dato fine. Del resto, il saper-far-ridere, nei modi e nelle forme più disparate, è stata storicamente la conditio imprescindibile per demitizzare o irridere il Potere, così come la vita tronfia. Finanche la Morte.

Torna quindi in mente il comico sconcio di Gargantua e Pantagruel, così come quello accorto, teatralizzato e più complesso dei molti buffoni di corte. Ma non solo. Nell’Italia contadina, proletaria e rampante del XX secolo, torna alla memoria lo “wit” esuberante di Giovannino Guareschi. E, in tempi molto più vicini a noi, il ruolo importante giocato dalla satira irriverente di “Cuore” –  il settimanale diretto da Michele Serra – durante le fasi salienti della caduta della Prima Repubblica.

Guardando a questo “passato” scenario, e mentalmente confrontandolo con la situazione presente, viene quasi naturale sottolineare un fondamentale passaggio-di-consegne avvenuto da quel-tempo-in-poi. Il far-ridere è diventato (in Italia più che altrove), arma-consacrante-il-potere (in opposizione al suo carattere storico di strumento-dissacrante dello stesso). Nel Paese dei campanili, ci si potrebbe spingere fino a dire che, è diventata arma-consacrante-il potere-del-partito.

In questo senso, nessuno è innocente! Di fatto, i modi con cui il comico, la satira, possono trasformarsi in armi-politiche-improprie sono vari ed avariati. Per esempio, possono diventare tali quando il simpatizzante-di-partito si trasforma in un forzato della positività-a-tutti-i-costi. Se è vero, infatti, che un approccio costruttivo-alle-cose può compiere molti miracoli, è pure vero che esiste una sorta di indispensabile-pesantezza-dell’Essere che reclama i suoi diritti “importanti”. E questi diritti vanno rispettati! Ma il comico e la satira possono diventare armi politically-incorrect anche quando vengono usate per una denigrazione-tout-court dell’avversario, o per sottolineare una “presunta-differenza” nei valori etici, morali, culturali ed intellettuali messi in campo.

Naturalmente, nessuno nega il sacrosanto diritto di una qualsiasi manifestazione formale del far-ridere, ad esistere in tutta la sua dirompente demenzialità. Allo stesso modo, nessuno nega il suo diritto-dovere ad esprimersi in maniera creativa. Piuttosto, il contrario. Dato, infatti, il fondamentale ruolo giocato dentro le dinamiche libere di una collettività democratica, credo sia dovere di tutti noi vigilare affinché ne siano preservate, intatte, le peculiarità.

Tra queste, oltre alla naturale ritrosia ad essere “addomesticate” (non importa per quale fine), ritengo ci sia anche la straordinaria capacità di colpire il bersaglio senza grande fatica, senza strafare, senza prendere troppa coscienza-di-sé (detto terra-terra, senza avere la presunzione dell’equazione far-ridere=arma contundente tra le mani). Insomma, di colpire nel segno in maniera diretta, veloce, intelligente e con una genialità-di-metodo che, a volte, lascia il bersaglio-di-turno (per quanto potente) senza alcuna via di scampo. Di questi tempi non è poco. No, davvero.

Dedicato alla memoria di Raimondo Vianello.

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