Advertisements
Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Know How

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

A proposito della manovra. Ovvero come, oltre al governo-del-fare, serva anche un governo del saper-fare….

A proposito della manovra. Ovvero come, oltre al governo-del-fare, serva un governo del saper-fare….

Non mi occupo di Politica in senso-attivo. Non sono iscritta ad alcun partito e non credo che lo vorrò fare per molto altro tempo ancora. Probabilmente mai. Penso infatti che ciascuno abbia il suo destino. E, se io potessi scegliere il mio, sarebbe invece quello di riuscire a capire, nonché a studiare, le dinamiche anche politiche (ma non solo) che determinano la vita di un Paese. Nello specifico, il mio Paese.

La premessa è importante. Soprattutto, in Italia, dove non si riesce a dire “mah” senza sfuggire ai dubbi amletici delle anime-pie che si interrogano sulla qualità del colore che fa da sfondo a tale “impegnata” elucubrazione. Reclamo il diritto ad una mia indipendenza di pensiero; penso anche che questo sia il minimo diritto che una nazione civile dovrebbe garantire ai suoi figli.

Per ovvie ragioni quindi, non rientro nella categoria dei denigratori del governo in carica. E non vi rientrerei qualsiasi fosse il governo-in-carica. Penso anche che un dato rispetto per i cittadini che votano e scelgono occorra sempre averlo. Questo vale sia per coloro che militano nei partiti di opposizione ma, ancora di più, per coloro che sono stati votati e scelti.

Tra il denigrare e l’applaudire incondizionatamente esiste però un “gap” non indifferente. Senza dimenticare che nessun giornalista, scrittore, commentatore, opinionista davvero-tale dovrebbe mai applaudire l’operato di un governo-in-carica per partito-preso (è davvero il caso di rimarcarlo!). Di fatto, dovrebbero essere proprio queste le “pedine” che fanno da watchdog alle cose della politica, dell’amministrazione, alla possibilità di una sana estrinsecazione della vita civile e democratica dentro il contesto nazionale di riferimento. Francamente sono pure convinta che, in questa penisola così bistrattata, tale possibilità di “compiuta” espressione del nostro Essere esista più che in molti altri luoghi. A dimostrarmelo sono, di solito, proprio la variegate reazioni – a volte scomposte – che procurano simili affermazioni.

Nulla di nuovo sotto il sole dunque! Eppure è proprio di quel nuovo-che-manca che vorrei trattare in questo articolo. E della urgente necessità di spostare il baricentro dell’attenzione dalle esigenze del “fare” a quella del “saper-fare”. L’Italia resta uno dei grandi Paesi tecnologicamente avanzati ma, a volte, si ha l’impressione che questa sua crescita avvenga soprattutto per inerzia. Insomma, perché, dati i fondamentali, non potrebbe essere altrimenti!

Conseguenza di una tale, particolare, modalità-evolutiva è il “grande divide tecnico” che separa alcune “frange più esposte” dalle altre. Non è questione da prendersi alla leggera; non se pensiamo che, nel mondo-che-verrà, l’alfabetizzazione tecnica sarà il minimo requisito richiesto per portare avanti un qualsiasi discorso di rilevanza sociale. Volendo portare il ragionamento agli estremi, si potrebbe forse dire che una presa-di-coscienza tecnica sarà la vera presa-di-coscienza civile del futuro. Perché è indubbio che un simile know-how determini una diversa visione dell’universo-intorno ma, soprattutto, ci rende davvero consapevoli di quali siano le reali possibilità-in-noi.

Guardando alle cose italiane da fuori, si ha come l’impressione che la nostra penisola sia ancora perfettamente stritolata dentro le logiche da saggezza-contadina che pur hanno saputo renderla grande. Una analisi davvero onesta, direbbe anche che forse sono state proprio queste dinamiche “obsolete” a far da importantissimo “cuscinetto-salvagente” durante l’evolversi della corrente, gravissima, crisi finanziaria. Questo però non dovrebbe autorizzare nessuno a pensare che lo status-quo sia anche la soluzione ottimale per il futuro.

Da emigrante che torna a casa dopo 13 anni, da figliol-prodigo che sceglie il suo Paese e che non vorrebbe vivere in nessun altro luogo al mondo che non sia il suo meraviglioso Paese, è inutile dire che i dubbi mi prendono. Tanto più che ho avuto la fortuna di trascorrere gli ultimi dieci anni della mia vita in una nazione, l’Irlanda, che – pur tenendo in conto gli immancabili eccessi speculativi e da politica-cacciarona responsabili delle sofferenze che sta scontando in questi tempi di vacche magre – ha saputo comunque cambiare il suo destino di nazione emigrante in terra di effettiva opportunità.

La mia speranza è dunque che alle tante parole che si sono sentite in questi giorni seguano pure i fatti. Che le giustissime misure restrittive adottate, non si trasformino in una modalità-tutta-nuova di castrazione della possibilità-del-sogno. Soprattutto, della possibilità di un sogno imprenditoriale. E cioè dell’unica, vera, opportunità di riscossa civile ed economica del nostro Sud. Del mio Sud. Della mia Sardegna. Della mia Ogliastra. Quella che scelgo come casa. A prescindere.

Rina Brundu

Advertisements

info@ipaziabooks.com

Leave a Reply.... Lascia un commento...

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: