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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Il buco nero

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

C’è! Questa volta è sicuro che c’è!

Dicono che le centinaia di  miliardi di euro del maxi-piano varato nei giorni scorsi dall’Unione Europea – insieme agli ingenti contributi del Fondo Monetario Internazionale –  non siano sufficienti per “salvare l’Euro”.

Dicono che una delle ragioni “importanti” che impedirebbero l’ottenimento di un risultato-in-questo-senso, sia senza dubbio la mancanza di dettaglio, di chiarezza sulla modalità prescelta per rendere questi fondi “accessibili”. Soprattutto, “preoccupa” la loro “non-immediata availability”. Insomma, meglio sarebbe ingozzarsi con tutto-il-panettone-subito, piuttosto che attendere di scroccarlo fetta-a-fetta dalla cucina della nonna-distratta nei mesi-a-venire.

Dicono che, rispetto alle “cose” dell’Euro, a Wall Street il “corto” sia di moda. Ne deriva che, onde propiziare una eventuale movimentazione “favorevole” nel cambio euro/dollaro, occorrerebbe avere molti più miliardi in entrata e molti meno in uscita. Dicono però che, un simile favoloso-scenario, potrebbe risultare comunque compromesso da una eccessiva, possibile, stretta fiscale dei singoli Stati; la qual stretta, spaventando gli investitori, li dirotterebbe verso altri lidi più accomodanti et/o compiacenti.

Dicono che, sebbene un Euro in ribasso procurerebbe vantaggi non indifferenti per l’export di Eurolandia, gli investitori più “accorti” starebbero già puntando sull’oro. Dicono, tuttavia, che, per quanto “dolorosa”, una seria e decisa lotta alla speculazione sembrerebbe oramai davvero inevitabile. Dicono, infatti, che, date situazioni-dubbie recenti farebbero pensare che sia meglio non affidarsi completamente al solo occhio-allenato delle agenzie di rating. Potrebbe risultare “rischioso”!

Dicono che i problemi della Grecia sarebbero emersi in maniera chiara-et-lampante solamente negli ultimi mesi dell’anno appena trascorso. Dicono che, accertatene cause-e-concause, l’Europa-comunitaria-deputata sarebbe impegnata a “far fare una svolta” epocale ai fondamentali vigenti della governance economica. Onde rafforzarla. Dicono quindi che, any-moment-now, a “svoltare” dovranno essere anche le politiche-di-settore dei singoli Paesi. Dicono che la sorveglianza dei regulators aumenterà.

Dicono che, alla maniera di una stella che si è data ad una combustione-folle per milioni di anni (o per almeno una ultima-decade-to-remember!) –   e che è dunque destinata a comprimersi, nonché, vittima della forza gravitazionale, a curvare lo spazio-tempo onde diventare novello buco nero – il collasso finanziario corrente sarebbe stato determinato dal cedimento di importanti “equilibri” strutturali.

Due anni fa circa, quando il CERN di Ginevra si apprestava a far partire gli straordinari esperimenti con il Large Hadron Collider, i tecnici impegnati nel progetto videro i lavori “ostacolati” dalla causa intentata-contro da due cittadini molto preoccupati. Costoro lamentavano i “rischi” che tali attività scientifiche avrebbero potuto comportare. In particolare, la possibile generazione di un black-hole capace di inghiottire l’intero sistema solare. Nell’occasione però, non si sottolineò abbastanza come, anche davanti al concretizzarsi dello scenario considerato, la circonferenza dell’eventuale oggetto-cosmico-così-prodotto, sarebbe stata senz’altro inferiore a quella di un capello umano.

Quisquilie, bazzecole, naturalmente, se comparate alle misure-minime della voragine che si otterrebbe sommando i buchi-di-bilancio dei singoli Stati occidentali di-questi-tempi. Possibile dunque che un tal disgraziato, quanto compiuto-armageddon, senz’altro più vicino e molto più reale, non generi altrettanta preoccupata-apprensione? Eppure, il buco nero c’è! Questa volta, è sicuro che c’è!

C’è! Questa volta è sicuro che c’è!

Dicono che le centinaia di  miliardi di euro del maxi-piano varato nei giorni scorsi dall’Unione Europea – insieme agli ingenti contributi del Fondo Monetario Internazionale –  non siano sufficienti per “salvare l’Euro”.

Dicono che una delle ragioni “importanti” che impedirebbero l’ottenimento di un risultato-in-questo-senso, sia senza dubbio la mancanza di dettaglio, di chiarezza sulla modalità prescelta per rendere questi fondi “accessibili”. Soprattutto, “preoccupa” la loro “non-immediata availability”. Insomma, meglio sarebbe ingozzarsi con tutto-il-panettone-subito, piuttosto che attendere di scroccarlo fetta-a-fetta dalla cucina della nonna-distratta nei mesi-a-venire.

Dicono che, rispetto alle “cose” dell’Euro, a Wall Street il “corto” sia di moda. Ne deriva che, onde propiziare una eventuale movimentazione “favorevole” nel cambio euro/dollaro, occorrerebbe avere molti più miliardi in entrata e molti meno in uscita. Dicono però che, un simile favoloso-scenario, potrebbe risultare comunque compromesso da una eccessiva, possibile, stretta fiscale dei singoli Stati; la qual stretta, spaventando gli investitori, li dirotterebbe verso altri lidi più accomodanti et/o compiacenti.

Dicono che, sebbene un Euro in ribasso procurerebbe vantaggi non indifferenti per l’export di Eurolandia, gli investitori più “accorti” starebbero già puntando sull’oro. Dicono, tuttavia, che, per quanto “dolorosa”, una seria e decisa lotta alla speculazione sembrerebbe oramai davvero inevitabile. Dicono, infatti, che, date situazioni-dubbie recenti farebbero pensare che sia meglio non affidarsi completamente al solo occhio-allenato delle agenzie di rating. Potrebbe risultare “rischioso”!

Dicono che i problemi della Grecia sarebbero emersi in maniera chiara-et-lampante solamente negli ultimi mesi dell’anno appena trascorso. Dicono che, accertatene cause-e-concause, l’Europa-comunitaria-deputata sarebbe impegnata a “far fare una svolta” epocale ai fondamentali vigenti della governance economica. Onde rafforzarla. Dicono quindi che, any-moment-now, a “svoltare” dovranno essere anche le politiche-di-settore dei singoli Paesi. Dicono che la sorveglianza dei regulators aumenterà.

Dicono che, alla maniera di una stella che si è data ad una combustione-folle per milioni di anni (o per almeno una ultima-decade-to-remember!) –   e che è dunque destinata a comprimersi, nonché, vittima della forza gravitazionale, a curvare lo spazio-tempo onde diventare novello buco nero – il collasso finanziario corrente sarebbe stato determinato dal cedimento di importanti “equilibri” strutturali.

Due anni fa circa, quando il CERN di Ginevra si apprestava a far partire gli straordinari esperimenti con il Large Hadron Collider, i tecnici impegnati nel progetto videro i lavori “ostacolati” dalla causa intentata-contro da due cittadini molto preoccupati. Costoro lamentavano i “rischi” che tali attività scientifiche avrebbero potuto comportare. In particolare, la possibile generazione di un black-hole capace di inghiottire l’intero sistema solare. Nell’occasione però, non si sottolineò abbastanza come, anche davanti al concretizzarsi dello scenario considerato, la circonferenza dell’eventuale oggetto-cosmico-così-prodotto, sarebbe stata senz’altro inferiore a quella di un capello umano.

Quisquilie, bazzecole, naturalmente, se comparate alle misure-minime della voragine che si otterrebbe sommando i buchi-di-bilancio dei singoli Stati occidentali di-questi-tempi. Possibile dunque che un tal disgraziato, quanto compiuto-armageddon, senz’altro più vicino e molto più reale, non generi altrettanta preoccupata-apprensione? Eppure, il buco nero c’è! Questa volta, è sicuro che c’è!

Rina Brundu

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