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NELL’ANTICO ALTO ADIGE O RAETIA ABITAVANO E COMANDAVANO GLI ETRUSCHI

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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di Massimo Pittau.

La questione dell’etimologia, cioè dell’origine e del significato effettivo dell’etnico lat. Raeti era fino a qualche tempo fa tutta in alto mare. C’era stato di recente uno specialista della lingua retica, Giovanni Rapelli, il quale vi ha dedicato un ampio paragrafo della sua notevole opera “Il latino dei primi secoli (IX-VII a. C. e l’etrusco” (Roma 2013, ItalAteneo); in questo egli ha effettuato una minutissima e approfondita analisi della questione, prospettando differenti soluzioni ipotetiche, fra le quali però non si è deciso a preferirne una. E per questo motivo fino a qualche tempo fa io mi sentivo di poter affermare che la questione dell’etimologia dell’etnico lat. Raeti e della loro terra Raetia era ancora del tutto aperta.

I Raeti, Rhaeti sono citati da parecchi autori latini e greci e la Raetia, Rhaetia comprendeva l’attuale Tirolo, parte della Svizzera e della Baviera (Tacito, hist. 2.98.1). Secondo Tito Livio (V, 33), nativo di Padova e quindi particolarmente informato dei fatti locali e di quelli vicini, i Raeti erano di etnia etrusca, come risultava anche dalla lingua che ancora parlavano. Massimo Pallottino (Etruscologia, VII ediz. rinnovata, pag. 224) ha sottolineato “la non frequente perentorietà dell’affermazione di Livio haud dubie”, cioè “senza alcun dubbio”. Anche secondo Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, III, 133), i Raeti erano di etnia etrusca ed erano stati respinti nelle valli alpine per effetto della invasione della pianura padana da parte dei Galli o Celti.

Due importanti premesse metodologiche: I) In questo mio scritto io faccio riferimento a vocaboli etruschi, che – come molti sanno – essendo documentati in massima parte da iscrizioni funerarie, sono ovviamente ‘antroponimi’. Ma si deve ricordare e sottolineare che tutti gli ‘antroponimi’ in origine erano ‘appellativi’, ragion per cui il passaggio da quelli a questi è un procedimento del tutto legittimo. È senz’altro appropriato il forte rammarico che moltissime delle iscrizioni funerarie etrusche siano costituite solamente da antroponimi, ma questi, prima di essere ‘antroponimi’, erano altrettanti ‘appellativi’, i quali perciò stesso offrono l’opportunità di individuare il “significato” originario del precedente appellativo etrusco. Ad esempio: a) Il frequente prenome o nome personale etrusco LARCE è testimoniato in una recente iscrizione in alfabeto latino come Large, ed allora dall’aggettivo lat. largus «largo, generoso, magnanimo» (finora privo di etimologia) è possibile dedurre che anche l’etrusco LARCE in origine significasse «largo, generoso, magnanimo»; b) Dal prenome etrusco SPURIE, corrispondendo chiaramente all’aggettivo lat. spurius «figlio spurio o illegittimo» è facile ed ovvio dedurre che anche l’etrusco SPURIE in origine significava «figlio spurio o illegittimo»; c) Siccome il gentilizio etrusco SATURE corrisponde chiaramente all’aggettivo lat. satur «saturo, sazio», è facile dedurne che anche l’etr. SATURE significava «saturo, sazio».

  1. II) Con l’intento di evitare al massimo eventuali concordanze fonetiche ‘casuali o fortuite’, mi sono sempre imposto di confrontare tra loro solamente vocaboli di almeno 5 fonemi. a) Si può eventualmente scendere sotto questa cifra soltanto quando ci sia una perfetta uguaglianza semantica o di significato dei vocaboli confrontati. b) Dalla lunga pratica di etimologo a me risulta che la situazione migliore per risolvere i problemi etimologici è quella che riguarda vocaboli che hanno 6 fonemi disposti in 3 sillabe. I vocaboli che invece hanno più di 6 fonemi e più di 3 sillabe risultano “ambigui”, dato che possono essere appellativi o verbi con lunghe desinenze o terminazioni oppure possono essere “vocaboli composti”.

*  *  *

L’origine etrusca dei Raeti è ampiamente confermata dai relitti della lingua etrusca, quelli raccolti dal Corpus Inscriptionum Etruscarum (CIE) e ormai anche dal Thesaurus Linguae Etruscae (I e II edizione) (ThLE) (sono qui scritti in caratteri tutto maiuscoli). E questi sono gli antroponimi o gentilizi seguenti:

RITNAS «(di) Ritinio», gentilizio masch. in genitivo; REITNEI, RITNEI «Ritinia» (gentilizio femm.); RITINATIS «(di) *Ritinatio» (in genitivo) soprannome o cognomen probabilmente = ‘cacciatore con reti’. (Per l’accento e per il suffisso sono da richiamare e sottolineare gli appellativi ital. rètina e retìna, entrambi di evidente marca etrusca). E tutti sono da confrontare coi gentilizi lat. Raetin(i)us, Raetius, R(a)etina, Retinus, Ritin(i)a, Ritinius (RNG).

L’alternanza dei dittonghi e delle vocali ae/ei/e/i è ben conosciuta nella fonologia della lingua etrusca (LICE norma 1).

Tutto ciò premesso, io ho riportato l’etnico Raetus al vocabolo etr. RETEE (ThLE²) e all’appellativo lat. rete,-is, retis,-is (finora di origine oscura, ma quasi certamente etrusca; DELL, AEI, DELI², Etim) col significato appunto di «cacciatore con reti».

La caccia di uccelli, cervi, daini, cinghiali, ecc. effettuata con le reti, è antichissima e tuttora molto diffusa fra i popoli, anche se proibita in alcuni paesi come in Italia. Essa è molto più diffusa in montagna e molto meno in pianura. La pianura infatti è in genere molto abitata dagli uomini, è occupata da animali addomesticati (ovini, bovini e suini) e dalle coltivazioni agricole, per cui c’è pochissimo spazio per la caccia con le reti. La caccia con reti invece è frequentissima in montagna, sia perché questa è molto meno abitata dagli uomini, è in genere boscosa ed inoltre la favorisce molto con le valli e vallette e coi canaloni e valichi, in cui gli uccelli e gli animali sono costretti a passare e in cui i cacciatori sistemano le loro reti.

Niente di strano pertanto che i Raeti, residenti in tutte le vallate dell’Arco Alpino fino all’Austria, alla Svizzera e alla Baviera, vi esercitassero la caccia con le reti e pertanto venissero chiamati «Cacciatori con le reti». Tuttora, nonostante il divieto delle leggi, nel Trentino si esercita di frequente la ‘caccia con le reti’ e ciò per bracconaggio.

Non c’è alcunché di strano nel fatto che tutto un popolo abbia potuto derivare il suo nome di «Cacciatori con le reti», dato che, ad esempio, gli antichi Sicani e Siculi molto probabilmente hanno derivato il loro nome dall’arma tribale che essi adoperavano, il lat. sica, sicŭla «pugnale, piccolo pugnale», finora di origine sconosciuta (DELL, DELI², Etim), ma quasi certamente etrusca, come dimostrano i gentilizi etr. SICE e SICLE probabilmente «Sicilio», gentilizio masch., da confrontare con quello lat. Sicilius (RNG) (ThLE²).

Abbiamo prove chiare e sicure della conoscenza e dell’uso che gli Etruschi facevano delle reti: ad esempio, il lat. retiarius era il «gladiatore che combatteva con una rete e col tridente» ed è noto che i ‘giochi gladiatori’ sono stati inventati proprio dagli Etruschi.

Notevole è il fatto che l’origine etrusca dell’appellativo rete è confermata da alcuni fitonimi della lingua protosarda, affine – come vado sistematicamente dimostrando – alla lingua etrusca: reti, rethi, teti, tethi, tetti (masch.), tettione «clematide cirrosa», «fiammola», «vitalba» (Clematis cirrosa, C. flammula, C. vitalba L.): quasi certamente relitto protosardo da confrontare – non derivare – col lat. rete, retis. Le piante citate, simili tra loro nell’apparenza, costituiscono spesso una ‘rete’ stesa fra le altre piante che intralcia il passaggio degli animali e degli uomini. E c’è da precisare che difficoltà fonetiche impediscono la sua derivazione dal vocabolo latino che – insisto nel precisarlo – era finora di origine oscura (NVLS).

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E adesso ecco l’elenco dei principali toponimi e idronimi della regione, che sono di quasi certa origine etrusca.

Estratto dall’ultimo libro di Massimo Pittau.

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