PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Venerati maestri. Chi ha ucciso il giornalismo italiano? I dati delle vendite di gennaio 2019. Un’analisi

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

venerati gennaio2019.jpg

Ieri ho visto su Dagospia i dati delle vendite dei quotidiani italiani per il mese di gennaio 2019 (vedi screenshot pubblicato qui sopra). Sono i primi dati che vedo dopo la scrittura di Venerati maestri e confesso che gli stessi non mi sorprendono. Cioè non mi meraviglia né la crescita de “La verità” di Belpietro (non a caso Rosebud già in tempi non sospetti ha eletto questa pubblicazione miglior giornale del 2018), né la continuata decrescita del “Fatto”.

Quest’ultima notizia mi addolora perché il “Fatto” rappresenta il “buon giornalismo” a sinistra, ma i motivi che determinano questa decrescita sono pure chiari a mio modo di vedere. Da un lato, il “Fatto” farà la sua fortuna soprattutto online e dunque dovrebbero pensare ad organizzarsi in questo senso più presto che pria (al momento infatti il sito online è troppo povero per potersi dire una valida pedina informativa, servirebbe una ristrutturazione sostanziale, totale, adeguata ai tempi, soprattutto futuri), dall’altro è normale che un quotidiano “di denuncia” soffra nella circolazione presso i vecchi canali (sai quanta maggior visibilità avrebbe avuto Rosebud se si fosse limitato a fare il sito incensante, leccaculeggiante le ridicolissime velleità dei venerati maestri editoriali-scritturali-mediatici? Eppure mai, neppure per un istante, ho pensato di pr*******re il mio impegno d’intelletto a simili inutili glorie). Il “Fatto” però dovrebbe fregarsene e andare avanti per la sua strada tentando per quanto possibile di mantenere una linea deontologica valida: i risultati infatti arriveranno, nel giusto tempo, ma arriveranno.

Di contro, continua davvero a stupirmi che veline informative come il “Corriere” e “Repubblica” continuino a vendere quotidianamente tra le 150000 e le 180000 copie, la questione non ha senso sotto mille prospettive, incluso il fatto che siamo comunque una nazione decentemente alfabetizzata digitalmente. Certo, immagino che tante di quelle copie vengano acquistate da istituzioni, dalle stesse aziende che sovvenzionano quei giornali e da qualsiasi personaggio che, a qualsiasi titolo, si illuda di essere comparendo tra quelle pagine. Il redde-rationem però arriverà come è giusto che sia: dispiace tuttavia per quei professionisti che in questi anni hanno collaborato con simili pubblicazioni soprattutto quando seriamente determinati a fare il loro lavoro, ma vero è che non c’è nulla di più sporco della pr*********e dello spirito.

Non vi è nulla di più imperdonabile soprattuto quando si parla di giornalismo e del legittimo diritto di una comunità democratica sana ad essere correttamente informata.

Rina Brundu

Un morto scomodo e una pletora di potenziali assassini sono i protagonisti di un mistero atipico che per essere risolto dovrà necessariamente farsi viaggio di studio e di conoscenza. Solo partendo dalle origini del giornalismo, dalla nascita dei primi quotidiani italiani, passando per la “Guerra dei venti anni”, l’analisi dei rapporti internazionali sul livello di libertà di stampa in Italia, l’arrivo del giornalismo online, la presentazione di alcuni casi-studio, sarà infatti possibile una attenta lettura della scena del crimine, raccogliere gli indizi e stringere il cerchio intorno al colpevole. Chi ha ucciso il giornalismo italiano? Come in ogni giallo che si rispetti la risposta a questo quesito non sarà affatto scontata, né sufficiente a fugare il dubbio: e se si fosse sbagliato tutto, sin dall’inizio?

Indice

Epitaffio
Capitolo 1
Venerati maestri e soliti stronzi: le origini
1.1 In principio, c’era Gutenberg…
1.2 1976, nasce la Repubblica di Eugenio Scalfari
1.3 Gli anni 90 e Mani pulite
1.4 La guerra dei venti anni
1.5 Berlusconi: “L’Italia è il Paese che amo”
1.6 Quelli di Capalbio
1.7 La rivoluzione digitale
Capitolo 2
I rapporti internazionali sulla libertà di stampa
2.1 1960 1995 Lo studio di Raymond B. Nixon e la lettera dell’IPI al ministro Mancuso
2.2 Freedom House Il rapporto 2002
2.3 Freedom House Il rapporto 2004: l’Italia diventa uno Stato PARTLY FREE
2.4 Freedom House Il rapporto 2014
2.5 Freedom House Il rapporto 2015
2.6 Il rapporto 2016 della Freedom House: reticenza?
2.7 Freedom House Il rapporto 2017
2.8 2013-2018. I rapporti di Reporters sans frontières
Capitolo 3
2014-2018: dal governo Renzi al Salvimaio
3.1 La XVII legislatura, l’intoccabile e la congiura del silenzio
3.2 Il Caso Alessandro Di Battista e il risveglio della “coscienza” giornalistica in Italia
Capitolo 4
La crisi e il giornalismo online
4.1 La crisi nelle vendite
4.2 Dal giornalismo al giornalismo online
4.3 Il problema della credibilità
4.4 Caso studio 1 Repubblica vs Luigi Di Maio
Capitolo 5 
Caso studio 2 Il Corriere della Sera
5.1 Il Caso Raggi e il Caso Spelacchio
5.2 Certificazioni ADS e trend negativo
5.3 La svolta di Cairo, oppure no?
Capitolo 6
Caso studio 3 Il Fatto Quotidiano
6.1 Il “Caso Salvini” e i commenti in calce
Capitolo 7
Caso studio 4 La verità
7.1 Sul nuovo giornalismo a destra
7.2 La pagina Facebook di Salvini
Capitolo 8
Caso studio 5 Il problema Rai
8.1 Gli anni del renzismo e il “Caso Fazio”
8.2 Rai: lottizzazione senza fine
Capitolo 9
Caso studio 6 Gli altri players editoriali
9.1 L’impero berlusconiano e il serpente che si morde la coda
9.2 Cairo Communication, l’editore puro?
9.2 Avvenire e gli interessi di Dio in terra
9.2 Il Gruppo Caltagirone
Capitolo 10
Sull’emergenza mediatica in Italia: il problema socio-economico
10.1 I contributi all’editoria
10.2 Alcune interrogazioni di base
10.3 Intermediazione e disintermediazione
10.4 Stampa di regime e censura
10.5 Il falso spettro del populismo
Capitolo 11
Sull’emergenza mediatica in Italia: il problema culturale e deontologico
11.1 Le associazioni culturali: beata ignoranza!
11.2 La censura e il mobbing
11.3 Baroni e mercanti di verità
11.4 Dalla notizia circolare alle marchette
11.5 Dubbi ontologici arcani
Capitolo 12
Chi ha ucciso il giornalismo italiano?
12.2 Il giallo e gli indizi neppure troppo nascosti
12.3 Come Poirot sull’Orient Express
12.4 Codice etico della vita italiana (1921)
12.5 Dénouement
Postfazione
Appendici
1. Quotidiani italiani 2015-2016: tiratura, diffusione cartacea, diffusione digitale
2. Quotidiani nazionali e locali del Gruppo GEDI
3. Quotidiani e periodici del Gruppo RCS
4. Informativa ADS Dati Certificati 2016
5. Informativa ADS Dati Certificati 2017
6. Scene dal giornalismo italiano
Nota bibliografica
Biografia
Libri di Rina Brundu

Rina Brundu – Scrittrice italiana, vive in Irlanda. Ha pubblicato i primi racconti nel periodo universitario. Il romanzo d’esordio, un giallo classico, è stato inserito nella lista dei 100 libri gialli italiani da leggere. Le sue regole per il giallo sono apparse in numerosi giornali, riviste, siti, e sono state tradotte in diverse lingue, così come i suoi saggi e gli articoli. In qualità di editrice ha coordinato convegni, organizzato premi letterari, ha pubblicato studi universitari, raccolte poetiche e l’opera omnia del linguista e glottologo Massimo Pittau, con cui ha da tempo stabilito un sodalizio lavorativo e umano. Negli ultimi anni ha scritto diversi saggi critici, ha sviluppato un forte interesse per le tematiche e le investigazioni filosofiche, e si è impegnata sul fronte politico soprattutto attraverso una forte attività di blogging. Anima il magazine multilingue www.rinabrundu.com.

9781999344191