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Venerati maestri. Chi ha ucciso il giornalismo italiano? Baroni e mercanti di verità

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Estratto

11.3 Baroni e mercanti di verità

Chi sono i baroni? Nelle università italiane sono i rettori, i professori intoccabili, i personaggi qualunque che trasformano le accademie in feudi di loro proprietà, trasmettendo i privilegi acquisiti di padre in figlio, di madre in figlia, per generazioni, in totale dispregio del merito e della necessità di un salutare ricambio generazionale, nonché della necessità di rendere i sancta-sanctorum dello studio dei ritrovi adeguati ai tempi, alla loro aumentata capacità intellettuale.

Anche i baroni del giornalismo appartengono alle stesse categorie umane dei signori delle università, ma in virtù della grande visibilità che hanno le pedine mediatiche, si può essere persino più precisi. Cioè, non è esagerato scrivere che nel giornalismo italiano contemporaneo, i baroni veri e propri potrebbero essere non più di dieci o dodici giornalisti di nome, firme note, acclamate, ricercate per lo più nei CDA già ricordati, meno, molto meno, dai loro lettori digitali, come dimostrano di frequente i commenti al vetriolo (subito rimossi dal co.co.co. di turno), in calce ai loro articoli, postati da millennials tutt’altro che impressionati. Si tratta generalmente di quei “venerati maestri” che da decenni tentano di imporre i loro modelli etici, culturali, mercanteggiano sulla verità, si alternano alla direzione di questo o quel giornale e, quand’anche vicini al quintale, muovono di studio televisivo in studio televisivo con la leggerezza della gentil farfalletta, proprio come i comuni mortali si spostano dal salotto alla cucina di casa. Sono personaggi spesso collusi su più livelli, in qualche caso anche per vincoli familiari o matrimoniali, con date aree politiche, e che quando c’è da scegliere tra le esigenze di autonomia, libertà, indipendenza, non hanno dubbi nell’optare per il florido ritorno economico. Sono scrittori di tomi patinati, pubblicati dagli editori di riferimento, che sono pagine e pagine dedicate al vanity publishing e alla reiterazione, spesso in forma diaristica, delle stesse eresie che scrivono nei loro articoli allo scopo di illudersi di essere, magari nel tentativo di abbindolare anche lo spirito. In altre situazioni tra il direttore di un giornale e il direttore generale di una azienda non vi è alcuna differenza, cambia solo il nome o la percezione del senso del suo lavoro nelle fasce di pubblico meno addentro alle reali dinamiche che fanno vivere questi mondi. Proprio come accade con i baroni universitari, anche i baroni del giornalismo ci tengono a perpetuare la dinastia, non si contano quindi i pargoli che in una maniera o nell’altra riescono a infiltrare nelle redazioni di direttori amici, nei programmi della RAI e dovunque sia possibile immaginare un posto fisso a carico statale o di una realtà editoriale significativa. Si tratta di un traffico silenzioso, ma dalle dinamiche oliate e ben conosciute, che a suo modo fa riflettere su quanto ne avrebbe da guadagnare la società tutta se il dna giornalistico, lungi dall’essere certificato dal pedigree familiare, fosse visibile alla nascita, magari in forma di macchia cutanea stampata sul culo.

I baroni del giornalismo sono infine coloro che dalle loro cadreghe redazionali non si alzano fino al momento in cui il corpo mummificato, dopo l’esalazione dell’ultimo respiro, non viene spostato a forza. Sono coloro che con quel non mollare-mai uccidono intere generazioni di giovani brillanti e la speranza nel Paese in una: da alfieri della libertà d’intelletto a garanti di un Sistema incancrenito e di ogni suo più inconfessabile vizio!

Un morto scomodo e una pletora di potenziali assassini sono i protagonisti di un mistero atipico che per essere risolto dovrà necessariamente farsi viaggio di studio e di conoscenza. Solo partendo dalle origini del giornalismo, dalla nascita dei primi quotidiani italiani, passando per la “Guerra dei venti anni”, l’analisi dei rapporti internazionali sul livello di libertà di stampa in Italia, l’arrivo del giornalismo online, la presentazione di alcuni casi-studio, sarà infatti possibile una attenta lettura della scena del crimine, raccogliere gli indizi e stringere il cerchio intorno al colpevole. Chi ha ucciso il giornalismo italiano? Come in ogni giallo che si rispetti la risposta a questo quesito non sarà affatto scontata, né sufficiente a fugare il dubbio: e se si fosse sbagliato tutto, sin dall’inizio?

Indice

Epitaffio
Capitolo 1
Venerati maestri e soliti stronzi: le origini
1.1 In principio, c’era Gutenberg…
1.2 1976, nasce la Repubblica di Eugenio Scalfari
1.3 Gli anni 90 e Mani pulite
1.4 La guerra dei venti anni
1.5 Berlusconi: “L’Italia è il Paese che amo”
1.6 Quelli di Capalbio
1.7 La rivoluzione digitale
Capitolo 2
I rapporti internazionali sulla libertà di stampa
2.1 1960 1995 Lo studio di Raymond B. Nixon e la lettera dell’IPI al ministro Mancuso
2.2 Freedom House Il rapporto 2002
2.3 Freedom House Il rapporto 2004: l’Italia diventa uno Stato PARTLY FREE
2.4 Freedom House Il rapporto 2014
2.5 Freedom House Il rapporto 2015
2.6 Il rapporto 2016 della Freedom House: reticenza?
2.7 Freedom House Il rapporto 2017
2.8 2013-2018. I rapporti di Reporters sans frontières
Capitolo 3
2014-2018: dal governo Renzi al Salvimaio
3.1 La XVII legislatura, l’intoccabile e la congiura del silenzio
3.2 Il Caso Alessandro Di Battista e il risveglio della “coscienza” giornalistica in Italia
Capitolo 4
La crisi e il giornalismo online
4.1 La crisi nelle vendite
4.2 Dal giornalismo al giornalismo online
4.3 Il problema della credibilità
4.4 Caso studio 1 Repubblica vs Luigi Di Maio
Capitolo 5 
Caso studio 2 Il Corriere della Sera
5.1 Il Caso Raggi e il Caso Spelacchio
5.2 Certificazioni ADS e trend negativo
5.3 La svolta di Cairo, oppure no?
Capitolo 6
Caso studio 3 Il Fatto Quotidiano
6.1 Il “Caso Salvini” e i commenti in calce
Capitolo 7
Caso studio 4 La verità
7.1 Sul nuovo giornalismo a destra
7.2 La pagina Facebook di Salvini
Capitolo 8
Caso studio 5 Il problema Rai
8.1 Gli anni del renzismo e il “Caso Fazio”
8.2 Rai: lottizzazione senza fine
Capitolo 9
Caso studio 6 Gli altri players editoriali
9.1 L’impero berlusconiano e il serpente che si morde la coda
9.2 Cairo Communication, l’editore puro?
9.2 Avvenire e gli interessi di Dio in terra
9.2 Il Gruppo Caltagirone
Capitolo 10
Sull’emergenza mediatica in Italia: il problema socio-economico
10.1 I contributi all’editoria
10.2 Alcune interrogazioni di base
10.3 Intermediazione e disintermediazione
10.4 Stampa di regime e censura
10.5 Il falso spettro del populismo
Capitolo 11
Sull’emergenza mediatica in Italia: il problema culturale e deontologico
11.1 Le associazioni culturali: beata ignoranza!
11.2 La censura e il mobbing
11.3 Baroni e mercanti di verità
11.4 Dalla notizia circolare alle marchette
11.5 Dubbi ontologici arcani
Capitolo 12
Chi ha ucciso il giornalismo italiano?
12.2 Il giallo e gli indizi neppure troppo nascosti
12.3 Come Poirot sull’Orient Express
12.4 Codice etico della vita italiana (1921)
12.5 Dénouement
Postfazione
Appendici
1. Quotidiani italiani 2015-2016: tiratura, diffusione cartacea, diffusione digitale
2. Quotidiani nazionali e locali del Gruppo GEDI
3. Quotidiani e periodici del Gruppo RCS
4. Informativa ADS Dati Certificati 2016
5. Informativa ADS Dati Certificati 2017
6. Scene dal giornalismo italiano
Nota bibliografica
Biografia
Libri di Rina Brundu

Rina Brundu – Scrittrice italiana, vive in Irlanda. Ha pubblicato i primi racconti nel periodo universitario. Il romanzo d’esordio, un giallo classico, è stato inserito nella lista dei 100 libri gialli italiani da leggere. Le sue regole per il giallo sono apparse in numerosi giornali, riviste, siti, e sono state tradotte in diverse lingue, così come i suoi saggi e gli articoli. In qualità di editrice ha coordinato convegni, organizzato premi letterari, ha pubblicato studi universitari, raccolte poetiche e l’opera omnia del linguista e glottologo Massimo Pittau, con cui ha da tempo stabilito un sodalizio lavorativo e umano. Negli ultimi anni ha scritto diversi saggi critici, ha sviluppato un forte interesse per le tematiche e le investigazioni filosofiche, e si è impegnata sul fronte politico soprattutto attraverso una forte attività di blogging. Anima il magazine multilingue www.rinabrundu.com.

9781999344191

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