Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Filosofia dell’anima – Se Umberto Bossi si fa didattico

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

bossi-4-5

Al tempo della mia gioventù, soprattutto degli anni universitari, Umberto Bossi era il mio nemico politico numero uno! In quegli anni, infatti, coltivavo ancora forte il senso di un nazionalismo senza contenimento; erano gli anni in cui dovendo morire avrei scelto come modo privilegiato per passare ad altro stato dell’Essere quello dell’eroina risorgimentale, bandiera italiana nella mano sinistra e moschetto o altra arma in grado di fare una differenza, nella destra.

Erano altri tempi, appunto. Un quarto di secolo di vita oltre confine mi hanno insegnato che proprio come il nostro genere (femminile, maschile o altrimenti), proprio come la nostra cultura, anche il nostro senso di appartenenza a una nazione è una illusione dello spirito. In altre parole, il senso dell’appartenenza nazionale non fa parte dell’essenza che ha come luogo di appartenenza privilegiato ogni luogo, tutti i luoghi, nessun luogo, dato che invece pertiene alla sua più intrinseca natura il muovere sempre, il viaggio dell’anima onde apprendere ogni giorno qualcosa di più.

Fortunatamente però si impara sempre, comunque, anche dalle esperienze che consideriamo negative, soprattutto da quelle. Per esempio, dal mio “odio politico” verso Umberto Bossi, io ho imparato a conoscere le mie debolezze, così come le mie virtù. Ho imparato che riesco a non essere “indifferente”, un qual cosa che avrebbe reso felice Antonio Gramsci, immagino, ma ho imparato anche che nel tempo riesco a rimodellare le esperienze, ad attenzionarle in maniera tale da discernere qual è il buono e il cattivo che mi hanno insegnato, finanche a ripensarle.

Non è una cosa da poco. Cioè non è una cosa da poco riuscire a capire che il mio nazionalismo sfegatato, e l’apparente desiderio del Senatur di voler dividere l’Italia (una volta ancora, dopo tutto il sangue versato per unirla), erano in fondo facce della stessa medaglia: ognuno stava difendendo la sua “casa” terrena nella maniera che riteneva più giusta. Dunque io non ero migliore del Bossi padano, del fustigatore (a parole almeno) della Roma ladrona? Come era possibile questo per un qualcuno che ha sempre considerato l’Urbe una delle città più belle e più degne del mondo? Per un’anima che considera le vite e le imprese dei generali romani come uno dei momenti più alti della Storia dell’umanità tutta?

bossi1È possibile, quando si cresce intellettualmente, moralmente, quando riusciamo, seppure con tanta fatica, a fare splendere il nostro spirito un pochino di più, quel tanto che basta. Perché poi, quando uno spirito splende un po’ di più, si accorge di tante altre cose. Si accorge, per esempio, che quando Umberto Bossi, in questi giorni di malattia, in questi giorni in cui ne avrebbe più bisogno, è stato lasciato solo, anche per fini politici, qualcosa non quadra nella società che vive, che sta contribuendo a modellare, anche a dispetto del suo non saperlo.

Come ho scritto e continuo a scrivere, io sostengo il Salvimaio, dunque in dato modo sostengo Salvini, che ai miei occhi non è il mostro che certa stampa dipinge, ma ritengo pure che Salvini farebbe miglior figura se andasse a trovare Umberto Bossi, o comunque non rinnegasse che colui è stato il suo padre politico. Di personaggi capaci di rinnegare anche i loro padri, la loro famiglia, pur di salvare il posto fisso a carico statale, ne abbiamo visto, specie negli ultimi anni, e preferiremmo non vederne più. Di fatto, se si riuscisse a cambiare il trend anche rispetto a queste questioni minime del miglior vivere civile, non sarebbe male. Tutt’altro, significherebbe avere già fatto almeno la metà del lavoro!

Rina Brundu

Advertisements