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Filosofia dell’anima – Desirée e la banalità del Male

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Per Hannah Arendt, il Male si qualificava come “banale” soprattutto quanto era frutto di azioni commesse senza pensare. In “Sulla natura del Male” avevo criticato fortemente sia questa versione del concetto di “banalità del Male”, una versione che ho chiamato connotativa, sia la versione denotativa. Le ho criticate perché a mio avviso inadatte a spiegare e a giustificare le problematiche complesse che, su più livelli, anche etici, morali, poneva il processo al criminale nazista Adolf Eichmann. Insomma, il concetto di “banalità del Male” per quanto mi riguarda non è un concetto filosofico pregnante, in quanto concetto “falso”, meglio ancora in quanto concetto tecnicamente “non-vero” (i.e. il Male nella sua natura non è mai banale, qualunque sia la significazione che si vuole attribuire all’aggettivo).

Vero è tuttavia che in queste ore, apprendendo del destino drammatico di Desirèe Mariottini, la ragazza stuprata e uccisa da alcuni emigrati a Roma, quel tal concetto arendtiano mi è prepotentemente tornato alla mente. Ecco, se c’è un crimine che mi appare commesso “senza pensare”, mi pare proprio quello perpetrato contro questa ragazza. In realtà bisognerebbe scrivere che tale crimine è stato commesso senza possedere la capacità-di-pensare-tout-court, cioè è stato commesso da Esseri senzienti la cui capacità di raziocinio è inferiore a quella di una ameba unicellulare.

In questo caso, dunque, il Male si fa banale semplicemente perché si limita ad essere, ad esistere senza dotarsi di una sua più importante prerogativa strumentale, senza rispondere a una pregnante necessità di azionarsi, senza una “mission” da compiere all’orizzonte. Esiste perché esiste, esiste in maniera inutile, esiste in maniera oziosa. Esiste in maniera banale… appunto.

Ma allora come bisogna confrontarsi con questa tipologia di Male? A mio avviso con l’unica modalità d’azione che una simile entità-minimale può comprendere, ovvero applicando la logica del tit-for-tat! No, non sto invocando la morte degli assassini di Desirée, fermo restando che un giorno verrà anche quella, ma sto invocando una giustizia universale di tipo matematico, azione e reazione. E la misericordia? Dove la metto la misericordia? Be’ la misericordia non spetta a me esercitarla, forse non spetta a nessuno. A mio avviso l’unica possibile lezione sulla misericordia dovranno impararla e impartirla proprio quelle bestie che hanno spento la luce negli occhi di Desiréè, fermo restando che per riuscire in quell’intento serviranno loro molte vite, molte esistenze incarnate vuotate proprio di quella stessa luce che hanno rubato a lei. Tit for tat.

Rina Brundu

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