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Della scrittura (5) – Su un incredibile effetto procuratomi da QUEEN MARY E LA DITTA.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Fenomenologia del defilippismo e altri peccati intellettuali capitali, sic!

Tra i tanti argomenti che mi preme chiudere in questo mirabile 2018, vi è senz’altro quello che riguarda la scrittura del saggio QUEEN MARY E LA DITTA. Fenomenologia di Maria De Filippi, quello stesso lavoro che poi abiurai platealmente in questo post qui linkato.

In realtà continua a sorprendermi la carica quasi distruttiva che ha avuto su di me un tale studio critico. Di fatto, dopo, non solo non sono più riuscita ad interessarmi al “fenomeno” Maria De Filippi, ma neppure alla critica televisiva come usavo fare un tempo. Di più!, io da quei tempi non riesco più a seguire quei programmi, quegli spettacolini d’antan, neppure per “criticarli” in maniera tecnica!

È uno status-quo straordinario sul quale continuo a interrogarmi e a non trovare risposte sulla sua ragion d’essere. Per certi versi è come se quel saggio critico che effettivamente terminai prima della scrittura di Sulla natura del male, sia stato il mio ultimo scritto di una vita precedente, mentre il saggio su Eichmann il primo di una nuova vita.

Questa spiegazione, tecnica, non basta però a giustificare i “cambiamenti” che Queen Mary e la ditta mi ha procurato dentro! Per la verità è come se scrivendo quel testo fossi giunta a un qualche punto di confine del mio viaggio d’intelletto, del mio viaggio dell’anima, dove una qualche guardia abbia infine sentenziato “Adesso, basta!”. Quella “guardia” immagino fosse il mio stesso “sentire” cresciuto, il quale a suo modo si ribellava anche solo a un trastullarmi con quelle tematiche, anche solo a mostrare un interesse verso tali argomenti; a mostrare un qualsiasi interesse verso un mondo che quello stesso studio aveva rivelato vuoto, vacuo, di facciata, inutile. Verso un mondo la cui portata immateriale, a tratti volgare, io non avevo pienamente compreso prima, e che in qualche modo sentivo che avrei voluto investigare.

Perché? Sarebbe dovuta essere la domanda che avrei dovuto pormi prima di cominciare! Vero è però che se io non avessi intrapreso quel viaggio, io tutto questo non l’avrei capito: cioè, sarei ancora oggi convinta che tutto in fondo ha valore, che anche il defilippismo ha un suo “valore aggiunto”, che anche la deriva gossipara e interessata del nostro spirito può essere in certo modo didattica!

Non è così, anche se questo, purtroppo per me, io l’ho capito troppo tardi! Beati quelli che fin dal primo momento, fin dai primi passi del loro viaggio intellettuale, si circondano di maestri di vita validi, dotati di senno, in grado di guidarli a capire cosa ha valore nel mondo, cosa non lo ha, cosa è solo lustrino e annoiata apparenza, cosa è vera ricchezza, cosa non lo è. Di fatto, fare proprie questa tipologia di lezioni di vita è anche tutto ciò che fa la differenza quando guardiamo alla tipologia di spiriti-che-scrivono che vogliamo essere, di anime-impegnate che vogliamo diventare…

È tutto ciò che alla fine della fiera racconterà cosa siamo stati, per gli altri, per noi stessi, anche rispetto alla nostra responsabilità nel costruire un mondo-abitabile migliore. Rispetto al nostro aver-da-essere e avere-da-pensare per il nostro maggior bene, certamente, ma anche per quello di tutti, adesso e sempre, soprattutto quando non ci saremmo più a difendere le nostre privatissime ragioni!

Rina Brundu

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