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Sul senso per la didattica in Heidegger – A proposito di QUANTUM LEAP e dell’ontologia fenomenologica

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Sono diversi gli insegnamenti che si traggono dallo studio dell’ontologia fenomenologica di Heidegger. Tanto per cominciare si impara a conoscere un linguaggio filosofico molto valido, e si impara che la capacità-di-teorizzazione è una opzione didattica in-sé (perché in fondo – contrariamente a ciò che pensava il filosofo di Essere e tempo - questo è fare una filosofia-fondamentale, anche quando quella si muove “Verso le cose stesse!”). Il saper-pensare ci insegna a elevarci e a guardare oltre-noi, o verso-noi, con occhi diversi, da prospettive di visione che non avevamo mai considerato prima. Ma la filosofia di Martin Heidegger ha anche il pregio di sapersi fare metadidattica e metafilosofica quando suo malgrado ci insegna un metodo filosofico capace di individuare i limiti stessi della filosofia. Questo è vero sia sotto prospettiva tecnica, quando cioè ci si confronta con le tematiche analizzate, oggetto di quel fare-filosofia, ma anche quando così-filosofando si ha la fortuna di realizzare che spesso, purtroppo molto spesso, il cogitare-etico può non fare equazione con un comportamento-etico, qualsiasi sia la ragione per cui questo comportamento meno etico si sia perfezionato. A mio modo di vedere fa dunque parte di questo senso per la didattica in Heidegger, dentro i più vasti confini della dimensione ideale dominata dagli ammaestramenti provvisti dall’ontologia fenomenologica, anche l’implicito insegnamento di Husserl quando si è fatto maestro e mentore di uno studente che era intelletto brillante, certo, ma forse era pure un’anima non troppo formata e saggia.

Pensavo, prima di iniziare questo percorso, che il punto di partenza per fare una valida filosofia moderna potesse essere solo Nietzsche, per certi versi lo penso ancora, ma dopo avere fatto questo straordinario viaggio in compagnia di Martin Heidegger e dei suoi pensieri, sento che un buon modo di fare filosofia-moderna potrebbe pure essere quello che troverà la forza di abbandonare la solitudine della cima della montagna di Zaratustra per rimettersi in cammino e tornare verso la valle, muovendo oltre le grandi cosmogonie, muovendo oltre i misteri escatologici e impenetrabili dell’Essenza che pur vivono anche dentro di noi, che si manifestano anche attraverso di noi, per arrivare agli enti, per tornare a noi, al-sé più intimo; per guardare in faccia gli EsserCi di tutto il mondo, per guardarci direttamente allo specchio e negli occhi, per imparare di nuovo a conoscerci meglio e a conoscere gli altri, il mondo intorno. Sento, insomma, che Heidegger non aveva tutti i torti, non su questi argomenti almeno.

Resta il fatto che anche questa strada, giocoforza più moraleggiante, mi appare, ripensandola meglio, una strada buona come ogni altra, una soluzione praticabile come ogni altra, mentre non è peregrino ritenere che forse fare-filosofia significa semplicemente avere la capacità di fermarsi a pensare, aver-da-pensare. Una soluzione semplicistica? Certamente, fermo restando che anche io non posso andare dove non mi è permesso andare… e in tutta onestà anche in questa diversa occasione ho fatto solo ciò che ho potuto.

Rina Brundu


Addendum

Quella riportata qui sopra è una Appendice che, dopo la conclusione del mio studio su Essere e tempo, mi sono sentita di inserire nel testo. Mi pareva che in dato modo dovessi rendere grazie al maestro per tutto ciò che mi ha insegnato, anche perché, come è mia abitudine non ho esitato all’interno del libro (un lavoro abbastanza corposo, peraltro, circa 200 pagine che mi hanno stancato mentalmente, fisicamente e hanno anche avuto un impatto sulla mia vista che peggiora sempre di più), a fustigarlo a dovere per le sue molte “mancanze” etiche, per il suo essere stato un altro figlio della Repubblica di Weimar molto discutibile.

Quando a suo tempo scrissi SULLA NATURA DEL MALE sapevo che era una “prima parte”, ma non sapevo di cosa. Martin Heidegger e la sua ontologia si sono presentati sulla mia strada quasi naturalmente e poi, studiandoli, ho capito quello che c’era da capire. Non ritengo Heidegger un filosofo “difficile”, come viene pur considerato, del resto non vi è nulla nella sua prosa di “difficile”, specialmente per chi ha una formazione-adatta di background, non tanto filosofica quanto delle scienze significazionali, la semiotica per esempio aiuta molto. Non sono difficili i suoi “costrutti” e non è criptico il suo “pensiero”. Io lo definirei piuttosto “analogico” e come  ho già detto nella introduzione molto weimariano in tutto  ciò che connota.

Ma la fenomenologia di Heidegger è un gradino importante per muovere verso quella ontologia fondamentale che, pur desiandola, lui non ha saputo costruire semplicemente perché non aveva gli strumenti necessari. In realtà tali strumenti stiamo cominciando ad averli adesso anche grazie alle nuove scoperte fisiche e dunque ci sarà molto da fare per i veri filosofi del futuro, quelli knowledgeable non quelli mediatici, spesso e volentieri, purtroppo, di timbro italico. Personalmente continuerò a investigare questi discorsi, di ciò ne sono certa, ma ho molti dubbi se di questi studi debba trattarne nei miei siti. Io non penso infatti che nelle dinamiche internettiane ci sia posto per questo meditare a suo modo schivo,  e non ho grande fiducia nella capacità di intendimento di una massa il più delle volte (anche quando si racconta “intellettuale”) piegata dalla superstizione e dall’istinto per il servaggio, verso una deità, verso un politicante, verso il conformismo che dir si voglia, non fa differenza.

Then again, Rosebud è il mio sito, Rosebud racconta me, anche nel mio crescere, divenire, forse morire; i miei studi raccontano me e finché potrò continuerò su questa strada, senza mai dimenticare il tratto goliardico, indispensabile per ogni EsserCi davvero degno di questo nome.

Rina Brundu

PS Come al solito non manderò il testo in giro, anche perché immagino non ci saranno più di 10 persone nel globo-terracqueo interessate a questi argomenti, a conoscersi dentro con la modalità della fatica intellettuale, ma chi avesse interesse a leggere gli aspetti più tecnici può scrivermi, vedrò di organizzare qualcosa. Nei prossimi giorni dopo la pubblicazione pubblicherò sul sito qualche brano più tecnico, da scegliersi con le pinze immagino perché se alle “entità” di Heidegger e ai suoi “pittogrammi”, ci aggiungiamo i miei, si comprende bene che c’è da perdersi la cotenna se non si è attrezzati e se non si ha un background formativo adatto.

L’introduzione a questo lavoro si trova qui

Fonte: www.ipaziabook.com

 

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