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17 agosto 1987-17 agosto 2018. In morte di Rudolf Hess. Invece di celebrarlo, ricordiamo chi era il criminale romantico, il fedelissimo!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

Final cover

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Estratto

Mio Führer lei è la Germania

Quando lei agisce, agisce la nazione

Quando lei giudica, giudica la nazione.

Da un discorso alla folla di Rudolf Hess

Il ritratto del primo discepolo del Messia, del suo suddito più leale, di colui che per primo lo avrebbe chiamato Führer, non avrebbe potuto essere più adatto a quello richiesto dal ruolo, né più simile alla storia di vita di Rudolf Hess, l’uomo che tale ruolo l’avrebbe interpretato fino alla fine, senza mai rinnegarlo, neppure nella prigione di Spandau dove finì i suoi giorni.

Figlio di un ricco mercante tedesco nazionalista, nato ad Alessandria d’Egitto, il giovane Hess mostra fin da subito il suo tratto idealista e un po’ folle. Rifiutando di obbedire al diktat paterno, che lo avrebbe voluto mercante a sua volta, Hess preferisce il fronte della Grande Guerra da dove scriverà con grande entusiasmo delle “città bruciate”, della distruzione e della morte che testimoniava quotidianamente. Neppure la ferita riportata gli farà cambiare idea sul conflitto bellico che, in virtù della sua condizione di reduce, gli permetterà anche di iscriversi all’Università senza avere completato il percorso scolastico ordinario. A Monaco Hess studierà Geopolitica, cominciando a maturare idee antisemite. Membro prima della Società di Thule e poi del Partito Tedesco dei Lavoratori sarà al fianco di Hitler nel “Putsch” di Monaco.

“Gli sono devoto, ora più di sempre, lo amo” scriverà Hess alla sua fidanzata dopo il fallimento di quel tentativo, e se ci fu qualcosa di cui nessuno mai dubitò sul suo conto, fu proprio la sua integrità e la sua totale fedeltà al leader che seppe cambiare e dare un senso alla sua vita.

Nei primi tempi anche Hitler sembrò gratificare in pieno la lealtà del discepolo. Nel 1933, quando diventò cancelliere, anche contro il parere di altri gerarchi che dubitavano della capacità di Hess di tenere il ruolo di Führer in caso di morte di Hitler, il capo lo nominò suo vice. Ma tutta la vita di Hess si estrinsecò sempre a metà tra il suo essere un gerarca fedele e ligio al dovere, un personaggio e una persona privata irreprensibile, e il mostrare un lato più oscuro ossessionato dalle proprietà delle erbe medicinali, dalla passione per il misticismo, la telecinesi e l’astrologia.

Forse però a decretare la sua fine politica, che già nel 1938 lo vedeva fuori dal circolo più intimo di Hitler (e.g. non fu avvertito della “notte dei cristalli” voluta da Goebbels), fu soprattutto una certa ingenuità della persona e del personaggio. Quell’ingenuità che lo portò ad accettare come assistente un serpente come Martin Bormann, ad essere presto soppiantato da Hermann Göring come mano destra e vice del Führer, a firmare i più infami decreti contro gli ebrei senza mai discutere gli ordini. Infine, una ingenuità che lo portò a giocare il suo ruolo di gran sacerdote del nazismo e di anelante ministro degli Esteri in maniera fin troppo spregiudicata, come quando, senza avvisare nessuno, si appropriò di un velivolo e volò fino in Scozia dove si paracadutò sperando di convincere Churchill a firmare un accordo di pace con la Germania. L’iniziativa non piacerà né al Churchill attentamente spiato dai russi, né tanto meno a Hitler che lo bollerà come pazzo. Saranno ben tre i tentativi di suicidio fatti da Hess quando, fatto prigioniero dagli inglesi, capirà di avere fallito e deluso il suo Führer.

Anche il Male ha il suo orgoglio di appartenenza. Diversamente da Eichmann e da altri gerarchi nazisti, e sebbene all’inizio avesse tentato di inscenare il trucco della perdita della memoria, il Rudolf Hess processato a Norimberga non solo ammetterà il tentativo di inganno nei confronti della Corte, ma rivendicherà il ruolo a fianco di Hitler e affermerà di non essere pentito di nulla. Quelle saranno anche le sue ultime parole, vergate prima del suicidio nel carcere di Spandau, a Berlino, all’età di 93 anni. Hess, a causa del veto russo sulla sua liberazione, fu il nazista che fece il periodo di carcere più lungo nel dopoguerra, discepolo e fedelissimo integerrimo fino all’ultimo.

hess

Screenshot dal Daily Mail

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