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MA POI SCOPPIÒ LA GUERRA – “Armiamoci e partite!”

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Estratto

Tornando alla fine degli avvenimenti bellici in Sardegna, mi è capitato di leggere – con mio notevole stupore – in alcuni scrittori sardi il disappunto per il fatto che nell’Isola le truppe italiane non avessero attaccato quelle tedesche che stavano per imbarcarsi per la Corsica e la Penisola italiana. Io sono dell’avviso che abbia agito molto sensatamente il comandante in capo delle nostre truppe, il generale Antonio Basso, a lasciar partire indisturbati i Tedeschi, disattendendo l’ordine che pure aveva ricevuto dal Comando Supremo e ispirandosi al saggio proverbio che dice «A nemico che scappa ponti d’oro!». Se le nostre truppe avessero attaccato quelle tedesche ci sarebbe stato un nostro grande disastro! Molti dei militari italiani, soprattutto quelli continentali, sarebbero passati ai Tedeschi, per la speranza di raggiungere le loro sedi e le loro famiglie nella Penisola; altri si sarebbero senz’altro arresi perché del tutto privi di ogni motivazione; per quei pochi che avessero attaccato i Tedeschi, sarebbero stata una carneficina, data la enorme sproporzione che esisteva fra i rispettivi armamenti. Si pensi che noi del piccolo reparto del Comando del Genio di Silanus avevamo a disposizione per il nostro moschetto due soli caricatori, cioè solamente 12 pallottole da sparare, ossia pallottole per un solo minuto di fuoco! E dopo questo minuto che cosa avremmo fatto? Non c’è alcun dubbio in proposito: avremmo dovuto alzare le mani per arrenderci!

Con notevole stupore ho letto nel libro Il Dio seduto di Francesco Spanu Satta (Sassari 1978, pg. 180), che «Il Comitato di concentrazione antifascista di Sassari ebbe notizie dell’accordo per il passaggio dei Tedeschi in Corsica, e si recò dal generale Basso per protestare contro questo “accomodante accordo”, dice Giuseppe Dessì [lo scrittore], che faceva parte del Comitato. (…) Il Comitato sosteneva che bisognava annientare in Sardegna i Tedeschi e impadronirsi dei loro mezzi corazzati. Il rappresentante socialista (che era appunto il Dessì) sostenne con più vigore degli altri questa tesi». Io sorvolo pure sul fatto che questi autorevoli, solerti e baldanzosi antifascisti di Sassari non dicevano come potessero annientare i Tedeschi ed impadronirsi dei loro carri armati i soldati italiani, molti dei quali erano armati del solo moschetto modello 1891, cioè vecchio di 50 anni, e, peggio ancora, erano del tutto demotivati e demoralizzati. D’altronde, siccome quei prodi antifascisti sassaresi erano “borghesi”, cioè non militari, è evidente che essi volevano fare la parte degli “eroi” sulle spalle degli altri, ossia col sangue di noi, che invece come militari in armi avremmo dovuto attaccare i Tedeschi. Insomma, ancora una volta si levava alto in Sardegna il grido «Armiamoci e partite!».

Leggo ancora nel citato libro (pg. 212), che qualche giorno dopo lo stesso Giuseppe Dessì pubblicò nel quotidiano sassarese «L’Isola» una lettera in cui diceva: «L’opera di ricostruzione (….) non può limitarsi alla propaganda (…), ma deve essere integrata da una partecipazione diretta alla guerra di liberazione che oggi si combatte in Italia. Senza questa diretta partecipazione da parte della gioventù sarda nessuna azione politica sarebbe concepibile. Chiedo perciò, interpretando l’animo di molti giovani sardi, che le autorità militari, che già attraverso il Comitato di concentrazione antifascista di Sassari sono state messe al corrente di questo progetto, consentano di svolgere una adeguata propaganda per la formazione di un corpo di volontari sardi che siano inviati a combattere nella penisola contro i Tedeschi».

Ovviamente a questo intrepido appello di Giuseppe Dessì non rispose nessuno dei giovani sardi da lui chiamati in causa. Inoltre sorge spontaneo il sospetto che codesto focoso bellicismo del Dessì fosse mosso dalla sua esigenza di fare dimenticare ai Sardi il fatto che qualche anno prima egli era stato promosso «Provveditore agli Studi» di Sassari per “meriti speciali” dall’amico fascista Giuseppe Bottai, Ministro della Educazione Nazionale…

Ma anche l’avvocato Mario Berlinguer si fece coinvolgere dai bollori bellici, come ha scritto ancora Francesco Spanu Satta (pgg. 210-211): «Scrisse di getto un messaggio agli Alleati ed indusse i suoi colleghi del Comitato di concentrazione a sottoscriverlo: «I rappresentanti del Comitato di concentrazione antifascista – che hanno la certezza di esprimere l’opinione di tutte le correnti libere della Sardegna – nei loro continui contatti con i militari che attualmente si trovano nell’isola e che appartengono a tutte le regioni ed a tutte le classi sociali dell’Italia, hanno raccolto il diffuso proposito e la risoluta volontà degli ufficiali e dei soldati di dare il contributo della loro diretta partecipazione alla guerra che i valorosi Alleati combattono, sia per offrire, con questa partecipazione, una conferma della identità di ideali di libertà e di giustizia del popolo italiano con le libere e potenti nazioni americana, inglese e russa nella guerra liberatrice dalla tirannide tedesca, negatrice di ogni valore spirituale, sociale e morale, sia per concorrere a creare il presupposto necessario perché sia restituito all’Italia il posto che le spetta fra le nazioni civili. (….) Questa volontà di combattere dei militari che si trovano nell’Isola, gli esponenti della Concentrazione antifascista hanno già segnalato al Comando delle Forze Armate della Sardegna, e si permettono di segnalare al Comando delle Forze Armate Anglo-Americane, nella fiducia che esso vorrà rendersene interprete presso i Comandi Supremi». Però, ovviamente, nessuno dei tre Comandi militari contattati si degnò di dare alcuna risposta alla bellicosa proposta fatta dall’avvocato Berlinguer e dal Comitato di concentrazione antifascista di Sassari.

Due mesi prima il maresciallo Badoglio aveva proclamato nel suo famoso messaggio «La guerra continua». Ed avrebbe dovuto aggiungere «Pure la farsa continua»!

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