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Filosofia dell’anima – Ancora sulla morte di Alberto Mieli.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

horseIn questi due giorni ho avuto la possibilità di seguire la crisi politica italiana, e così ho fatto anche con la solita grande attività sul sito. Come sempre accade con qualcosa che ti appassiona, alla fine ti prende completamente e dimentichi il resto. Poi a un certo punto ho cliccato sul sito del “Fatto” e ho visto la notizia della morte di Alberto Mieli, uno degli ultimi sopravvissuti italiani di Auschwitz.

shoahDa quel momento in poi è come se avessi ricevuto una doccia fredda e ho dentro, nel cuore, un dolore che non riesco a spiegare. Intuisco bene, naturalmente, che questo non sarebbe potuto accadere prima, prima che iniziassi quel mio lungo viaggio tra le dinamiche del Terzo Reich, alla ricerca del senso del Male, di cui poi ho scritto in “Sulla natura del male”. Sapevo già che quell’esperienza mi aveva cambiato dentro, ma avevo sperato che sarebbe andata diversamente. Cioè avevo sperato che avendo scandagliato quelle dinamiche nel dettaglio, con un dato coraggio se posso dire così, dopo non avrei più sentito il “peso” che inevitabilmente si porta seco anche il solo tuffarsi in quella tipologia di studi. Ricordo che mentre andavo avanti con quelli, specialmente quando incontrai la figura di Heinrich Himmler, ebbi un momento di sbandamento. Neppure il successivo concentrarmi sul personaggio Hitler mi procurò altrettanto dolore, forse perché, paradossalmente, il criminale Hitler, ha avuto anche una “vita precedente” agli anni della sua esperienza nella prima guerra e agli anni delle farneticazioni e predicazioni nel Partito Tedesco dei Lavoratori, quello che poi lui avrebbe trasformato nel partito nazionalsocialista, che era stata in dato modo “umana”. Faccio riferimento quindi al suo difficilissimo rapporto con il padre, alla sua carriera fallita di pittore anelante, ma soprattutto al grande, immenso dolore che gli procurò la morte della madre. In Himmler, invece, tutti questi fattori “diminutivi” della colpa (se si può usare una simile espressione solo in virtù del fatto che in questo momento non me ne vengono in mente altre), non esistono, mentre il personaggio si propone come uno straordinario esempio plastico di come può agire la “forza intelligente” che è il Male quando ha la possibilità di estrinsecare questo suo potere.

Ecco, che io abbia subito questa mia impasse nel momento in cui ero praticamente immersa in quel mondo weimariano prima e hitleriano poi, è comprensibile. Meno facile da comprendere mi risulta il dolore che provo adesso. Di fatto io non conoscevo Alberto Mieli, e non sono mai stata una che ha inseguito questa tipologia di “miti”, lo dico in senso positivo, semmai dolendomene di questa mia mancanza negli anni più giovani.

Tuttavia, adesso mi pare proprio di averlo sempre conosciuto Alberto Mieli. Pensandoci bene credo anche di sapere il perché di questa mia impressione. Ritengo, insomma, che sia perché Alberto, chiunque egli fosse, dovunque abitasse, non era troppo diverso da tutti gli altri spiriti incatenati a un destino tremendo che ho incontrato in quel mio percorso formativo, e che gli Himmler, gli Heydrich, gli Eichmann del Terzo Reich hanno costretto a una esperienza incarnata che non ci sono parole adatte per definire, per raccontare. Una esperienza che però accomuna, una esperienza capace di rendere tutti gli esseri non estranei ma fratelli, che ci riporta immediatamente, speditamente, al nostro status originario di anime simili. Dunque, forse è solo per questo che adesso avverto questo dolore muto dentro… perché oggi non se n’è andato un altro Alberto Mieli qualunque, ma una persona sconosciuta che evidentemente mi era molto cara.

Rina Brundu

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