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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Sulla politica italiana che piange i suoi “eroi”. E sui coccodrilli laudatori mediatici: un poco come consegnare Angelica ad Agricane, re di Mongolia…

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

orlando_innamoratodi Rina Brundu. Non perché debba, ma perché mi preme farlo in virtù del rispetto che si deve a chiunque come persona - indipendentemente dal suo ruolo, anche politico -, voglio spiegare che questi miei pensieri che seguiranno non sono intesi quale offesa alla memoria di alcuno. Tuttavia, offenderei la mia intelligenza, il mio intelletto, la mia capacità di raziocinio se oggi, in estrema libertà, come sono solita fare, non raccontassi il mio pensiero a proposito della politica italiana che piange i suoi “eroi”. E soprattutto se questo mio “pensiero” che racconto non fosse conforme a quanto scrivo gli altri 364 giorni dell’anno. Come mi pare sia stato sempre chiaro non amo le marchette: né quelle editoriali né quelle politiche, men che meno quelle dovute per mero commando del politically-correct più provinciale.

Questo per dire anche che se io fosse il parente di un qualcuno che abbia avuto incarichi politici, di qualsiasi tipologia, nell’Italia degli ultimi cinquanta anni, la prima cosa che farei sarebbe sottrarre il mio congiunto passato a miglior vita alle “grinfie” mediatiche e “social”. Molto probabilmente annuncerei la sua morte settimane dopo l’effettivo giorno in cui è avvenuta e oltre lo stretto indispensabile non fornirei ulteriori informazioni, pregando tutti di rispettare quasta specie di diritto di privacy, il diritto all’oblìo, il diritto alla dimenticanza.

Che poi – ripensandoci bene – non è azzardato scrivere che per un buon 99% dei cittadini italiani, il diritto alla privacy, all’oblìo, alla dimenticanza dei membri della sua classe politica d’antan, è visto per lo più come un loro dovere. Del resto cos’altro ci si dovrebbe aspettare o in quale altra maniera dovrebbero comportarsi i cittadini dato che stiamo parlando di quella temebonda casta di amministratori che su infiniti livelli hanno ridotto un paese ricco e florido allo sfascio e condannato i suoi figli che verranno a pagare debiti, a pagare i loro privilegi nei secoli futuri?? Scriverla altrimenti sarebbe scrivere un falso storico, sarebbe produrre un’ennesima presa per il culo per il signor Rossi, o meglio caricarlo di un dovere di riconoscenza che è lungi dal sentire e di un pensiero di lutto che nella classifica delle sue preoccupazioni quotidiane non arriva neppure tra i top-venti.

Ecco dunque perché quando mi capita di osservare la casta riunita a piangere i suoi morti, in realtà mi cadono semplicemente le braccia. Ma di cosa stiamo parlando? Chi stiamo piangendo? A che titolo dovremmo metterci a lutto? Perché? Mica costoro sono soldati caduti all’estero a difendere i nostri interessi? Mica sono vigili del fuoco, poliziotti, carabinieri, operatori di qualsiasi altra natura periti mentre facevano il loro dovere? Queste sono persone più distanti dal cittadino comune dei possibili abitanti di Proxima B felice pianetino abitabile (o quasi) del sistema di Alfa Centauri.

E che dire poi dei coccodrilli elogiativi e laudatori coniati con enfasi ed encomiabile ardore dall’altra casta per eccellenza, quella mediatica? Basti pensare che se l’Italia fosse l’Angelica di Matteo Maria Boiardo, tali “canzoni” sarebbero idealmente intese a consegnarla direttamente nelle mani di Agricane, re di Mongolia, imperatore di Tartaria e fanculo ogni legittima pretesa dell’Orlando populista e innamorato.

O, per meglio scrivere, dato che il passaggio del tempo non modifica mai troppo la logica dell’epiche storie d’Italia….

Signori e cavallier che ve adunati
Per odir cose dilettose e nove,
Stati attenti e quïeti, ed ascoltati
La bella istoria che ’l mio canto muove;
E vedereti i gesti smisurati,
L’alta fatica e le mirabil prove
Che fece il franco Orlando per amore
     Nel tempo del re Carlo imperatore.

Appunto!

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