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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Filosofia dell’anima – JE SUIS CHARLIE (anche due anni dopo e sempre). E sulla moralità democristiana nell’intervento di Giannelli sul Corriere.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

Rina Brundu

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di Rina Brundu. Potrei cominciare scrivendo che oggi mi sono vergognata di essere italiana, un’altra volta, ma non sarebbe giusto. Non sarebbe giusto nei confronti dell’idea di un’altra Italia che pure ho vissuto e che non è dimenticata, dentro. Vero è però che oggi oltre la vergogna ho sentito come se la mia anima fosse stanca, fosse andata oltre l’indignazione. Oltre l’indignazione c’é da un lato la violenza, che non fa per me, dall’altro il silenzio che mi rappresenta meglio. E poi volendo si potrebbe pure urlare ma non risolverebbe. É forse in questi momenti dunque che aiuta avere un blog. Riversare le private elucubrazioni sulla lavagna bianca, sfogarsi, razionalizzare e poi ricominciare, il ciclo del quotidiano e della vita a ben pensarci.

Ma di oggi mi resta ancora intatta anche tutta l’incredulità. Quell’incredulità che ho provato quando ho googlato la questione Charlie Hebdo contro terremoti-mafiosi e ho scoperto che la “stampa” taleban… pardon, italiana – invece di applaudire gli straordinari vignettisti francesi – si era schierata dalla parte della mafia e chiedeva ad alta voce “vendetta” all’ambasciata francese: che vergogna! L’indignazione tuttavia non è stata procurata da questa vergogna quanto piuttosto dalla diseducazione civica che si coglieva, dalla cultura dell’omertà che si leggeva tra le righe, dal mal interpretato senso di cosa sia la dignità di una nazione, finanche il nazionalismo dentro dinamiche democratiche, o che così si illudono di essere.

Giorni fa mi è capitato di guardare una ventina di minuti di un programma italico dove un giovane “opinionista” italiano ma di origine araba parlava delle “supposte” libertà religiose in Arabia Saudita e sosteneva che, come colà, anche noi non eravamo liberi. Mi sono indignata pure in quell’occasione e mentalmente gli auguravo di spostarsi tra quelle sponde per vedere, fra qualche annetto magari, se avesse cambiato opinione oppure no. Oggi però quella mia “indignazione” è scemata. Fermo restando che una qualche forma di rispetto – specie da parte di chi proviene da luoghi dove una coscienza di cosa siano davvero le libertà individuali non esiste neppure in nuce –  per quelle poche ma delicatissime conquiste civili fatte in passato anche nella nostra nazione, da pionieri che oggi sarebbe censurati per le loro idee, occorrerebbe mantenerlo, è pur vero che da noi il cammino da percorrere verso la conquista della piena libertà dell’Essere resta davvero ancora molto lungo, lunghissimo.

Questo naturalmente lo capiamo bene da noi e non è necessario che a ricordarcelo siano i vignettisti francesi. Costoro tuttavia – anche a giudicare dalle reazioni scomposte con cui data italianità a salutato le loro creazioni – sembrerebbero avere ancora molto da insegnarci, specie in materia di sana-critica al Sistema attraverso la satira e soprattutto in materia di onestà intellettuale, che è il vero “punto” nel contendere e la cagione prima della “vergogna” provata. Quella stessa onestà intellettuale che purtroppo è mancata quest’oggi (come ieri, come domani), nei media italiani, sia quando da un lato hanno chiamato a “testimone” della pochezza d’intelletto dimostrata la supposta “ira” della Rete (ma di quale Rete parlavano? Di quella che frequentano loro nel magico mondo della moralità democristiana asservita al boss di turno?), sia quando hanno accusato Charlie Hebdo di improbabili offese alle vittime del terremoto, dimenticando che l’unica offesa fatta alla memoria di quei morti è stata l’offesa degli “aguzzini” che li hanno resi tali e che sono pure il vero oggetto di denuncia di quella satira graffiante.

Sull’incredibile e morbida presa-di-distanza dai colleghi francesi firmata da Giannelli e comparsa sempre quest’oggi su quel Corsera ormai in balìa di se stesso e in balìa degli eventi politici, preferisco invece non commentare perché andrei sicuramente oltre il lecito. So solo che difficilmente in futuro andrò a ricercare “satira” tra le sue creazioni, e fortunatamente l’ho fatto anche poche volte in passato. Per quanto mi riguarda JE SUIS CHARLIE: lo sono oggi, lo ero ieri e lo sarò domani e ogni giorno della mia vita fino al momento in cui deciderò di avere stima di me, del mio intelletto e dell’essenza più vera della mia anima.

L’incipit della non-difesa di Giannelli sul Corriere (linkato)

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