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Giochi di Rio 2016 – Sulla mancanza di rispetto della RAI per lo sport e il nuoto femminile. Ma chi sono i responsabili per la programmazione? Fuori i nomi, i cognomi… e i curriCULum.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

qbdgZoidi Rina Brundu. Siamo sempre lì. Si vorrebbe passare oltre, si vorrebbe pensare ad altro, ma davvero non si riesce. Premetto che – conscia dello “spettacolo” che mi sarei persa – sin da subito ho optato per seguire le Olimpiadi di Rio sulle reti della BBC che ha dedicato 8 canali a questa manifestazione. Sulla BBC ho anche seguito la scherma italiana, meravigliando per l’approccio assolutamente distaccato e ad un tempo partecipe dei commentatori per le vicende di sportivi che non erano comunque dei loro connazionali, nonché per il “senso del silenzio”, laddove in infinite occasioni preferiscono lasciare alle immagini il compito di raccontare piuttosto che prodursi in un cicaleccio incessante, ridondante e senza soluzione di continuità.

Vero è però che dati eventi, specie le finali che riguardano atleti italiani, un italiano preferirebbe seguirle sulle reti nazionali (dato che le paga pure): fa momentum, fa senso di appartenenza, fa tifo, fa forza. Così l’ho pensata anche ieri sera quando ho voluto seguire su Rai2 la finalissima di pallanuoto femminile tra la nazionale italiana e gli Stati Uniti. Ci credereste: la RAI – sì, proprio quel servizio pubblico televisivo che si nutre del nostro canone e pure della pubblicità, alla stregua di un grottesco, vorace, insaziabile mostro rabelaisiano – ha piazzato un breve telegiornale tra il secondo e il terzo tempo! Non riuscivo a credere ai miei occhi e ho sveltamente controllato in Rete per vedere se per caso io mi fossi persa la diretta e quello fosse un replay della finalissima con gli Stati Uniti. No, non era un replay era proprio l’evento dal vivo! Confesso che riuscivo a pensare soltanto a ciò che sarebbe successo se una simile mala programmazione fosse stata messa in atto in America? Per certo a quest’ora il responsabile avrebbe molto tempo per dar da mangiare alle ochette del laghetto sotto casa, questo posso azzardarlo con una data sicumera.

Il problema è a mio avviso l’incoscienza di cosa sia il rispetto per il cittadino, per il telespettatore, per gli italiani che ti pagano la pagnotta; un’incoscienza che per ovvie ragioni porta seco la mancanza dello stesso rispetto: chi vuoi che se ne accorga in Italia che abbiamo inserito il telegiornalino in quei minuti? Nessuno. E nessuno protesterà. Ad un tempo chi vuoi che se ne accorga in Italia che i nostri giornalisti che intervistano gli atleti stranieri hanno un inglese che fa piangere (per non dire… cagare) e sovente traducono fischi per fiaschi? Nessuno. E nessuno protesterà per come viene trattata la lingua di Shakespeare. E ancora, chi vuoi che se ne accorga in Italia delle piccole censure applicate agli opinionisti interpellati, come quella sera in cui un opinionista (di cui purtroppo non ricordo il nome), commentava con notevole onestà di metodo un match non troppo esaltante, nonché condito di infiniti errori, di un atleta azzurro, ed è stato rintuzzato di malamaniera dal “giornalista-commentatore” ufficiale che si è prodotto in una sequela infinita di lodi e apologie senza senso, offendenti anche la capacità raziocinante del tuo neurone più rincoglionito? Nessuno. E nessuno protesterà.

Come risolverei se fossi al posto del Direttore Generale? Personalmente applicherei il metodo che si usa nella maggior parte delle aziende valide a queste latitudini. A fine di ciascun programma sullo schermo dovrebbe comparire un cartello con il nome del responsabile del programma, e possibilmente anche del suo capo, scritti a caratteri cubitali e seguiti dalla dicitura: VI E’ PIACIUTO IL PROGRAMMA? Sì? No? Se non vi è piaciuto spiegate perché no, informate subito il nostro Direttore Megagalattico affinché il responsabile possa essere immediatamente epur… pardon, rimosso. Questa è una promessa, altrimenti sarà LUI stesso ad andare a casa. Email di contatto:matteo.renzi@rai.it

Nota bene: a proposito del finale goliardico, e della fake email, meglio non usarla. Di norma non pubblico indirizzi email né veri né falsi perché attraggono spam. Vero è che dopo averla “creata” ho voluto “testarla” (vedere lo screenshot qua sotto) e tutto mi aspettavo tranne che dopo ore dall’invio dell’email di test, yahoo non mi mandasse indietro una email di non delivery. Ne deriva che da qualche parte l’email è arrivata… magari ad un omonimo del Premier che lavora in Rai, non vedo altra soluzione. Come dicono gli inglesi… weirder things have happened before… forse.

testemail

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