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Diritti civili – Eutanasia (1). Storia di “Anna” e sul post di Marco Deplano urologo dell’ospedale Sirai di Carbonia, in Sardegna

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

eutanasiadi Rina Brundu. Era da tempo che volevo trovare un attimo per cominciare a parlare sul sito di un argomento che mi preme molto. Un altro di quei tanti argomenti che in realtà, tra queste pagine, si possono cominciare a trattare soltanto adesso, adesso che si è fatta ogni battaglia per il diritto a raccontarci come mero riflesso della nostra essenza, senza dogmi di alcun tipo, senza preclusioni mentali.

L’argomento è l’eutanasia. Questo nome lo voglio scrivere bene in chiaro, proprio come l’ho scritto nel titolo, soprattutto perché alcuni lo considerano parola tremenda, qualcosa di cui avere paura piuttosto che uno di quelli che io chiamo gli imprescindibili diritti civili e umani dell’Essere. A questo argomento ho dedicato in passato anche una short-story scritta in inglese The Gift-Giver. Ad ispirarla fu la storia di una rara donna italiana che un certo giorno decise di prendere in mano il suo destino. Anna, la chiameremo così per gli scopi di questo scritto, era stata una bella donna. Bellissima. E aveva avuto una vita piena, ma non si era sposata. Non aveva avuto una sua famiglia. Arrivata a una certa età si era ritrovata mentalmente attiva e capace come sempre, mentre l’aspetto fisico decadeva, la bellezza sfioriva, i tanti ammiratori di cui era stata sempre circondata venivano meno anche nel vero e proprio senza della parola: morivano o erano già passati ad altra vita. Questo era di fatto il problema principale: Anna si ritrovava sola in un mondo che non le apparteneva più.

Ma Anna non era mai stata una persona che si lasciava guidare dal destino, preferiva dominarlo lei il fato. Così un giorno sistemò tutte le sue cose, salutò chi di dovere e prenotò un viaggio in Svizzera. Nessuno sa cosa sia accaduto poi. I familiari, quelli che le erano rimasti, solo più tardi ricevettero un pacco da quel paese, spedito da qualcuno per conto della vecchia zia. Il pacco conteneva un’urna. Fu così che costoro seppero di come Anna se ne era andata in pace, come aveva voluto, quando aveva voluto e fu così che conobbero le sue ultime volontà.

Anna era riuscita insomma ad essere un peso per nessuno ma soprattutto era riuscita a mettere in pratica una delle scritture più straordinarie e più profonde di Umberto Eco “Siate forti come i saggi dell’antica Grecia e guardate alla morte con occhio fermo e senza paura”. Ammiro molto il coraggio di Anna. La sua storia. La sua persona. Ancora di più ho ammirato quell’Umberto Eco che in punto di morte, con il suo funerale laico, di uomo, ha dato a tutti una lezione di dignità e di coraggio come non mi era mai capitato di vedere in Italia. Certo è che Umberto Eco, e a quanto pare la stessa Anna, avevano un understanding chiaro di cosa sia il percorso dello spirito, mentre non tutti, specialmente in paesi come l’Italia dominati da una cultura profondamente cattolica e dunque incapace di guardare al valore della vita nella sua essenza più vera, senza la cucitura della credenza o del dogma religioso addosso, riescono a raggiungere questi livelli di intimo discernimento. Vero è però che da qualche parte bisogna incominciare… per dare anche nel nostro paese il diritto ad ogni Essere di decidere del suo destino, concedergli/le tutte le possibilità concesse agli individui dei paesi più progrediti mentalmente e civilmente.

La mia visione rispetto a questi argomenti è molto complessa. Ritengo per esempio che un paziente, prima di mettersi nelle mani di un medico, oltre ad avere la possibilità di verificarne il curriculum di colui, o colei (lo dico anche in considerazione di ciò che ho testimoniato pochi mesi fa in un ospedale italiano), debba essere informato anche su quelli che sono gli orientamenti “religiosi” del medico. Questo è tanto più vero quando si portano i nostri figli, e specialmente le nostre figlie, dal dottore. Non sono rari, infatti, in Italia i casi di bambine costrette ad avere a loro volta altri bambini perché il medico non pratica l’aborto e via così procedendo. Situazioni incivili, situazioni da terzo mondo che solo una grande coscienza dei nostri diritti e la maggiore informazione possono cambiare.

A maggior ragione lo stesso vale per il nostro diritto a morire, con dignità. Nessun cittadino di una nazione moderna dovrebbe essere costretto a fare ciò che ha fatto Anna, a morire oltre confine, lontana dai suoi amati cieli e dalle cose che amava di più. La speranza è che la storia di Anna possa contribuire a disegnare un futuro diverso, un futuro che metta in primo piano le esigenze dell’Essere e non le pseudo-remore altrui.

Ma vorrei raccontare di più, magari nei prossimi post; per intanto mi limito a pubblicare qui di seguito il bellissimo post, di argomento attinente, e che proprio per questo ha fatto tanto discutere, pubblicato dal dottor Marco Deplano sulla sua pagina Facebook. È stato proprio questa faccenda a spronarmi ad introdurre finalmente il discorso sul sito, senza perdere altro tempo, e anche per questo lo ringrazio qualora passasse di qui.

Oggi mi chiamano per una consulenza in un altro reparto.
Una delle solite e molteplici consulenze della giornata… ordinaria amministrazione.
Paziente con un tumore in fase ormai terminale con insufficienza renale da compressione degli ureteri.
Arriva con il letto una paziente tra i 70 e gli 80 anni, bianca bianca, capello rosso carota con due dita di ricrescita ma smalto rosa impeccabile.
-“Buongiorno signora”.
-“Buongiorno a lei dottore”.
Vedo la cartella, la visito e ripeto l’ecografia.
-Allora signora in questo momento i suoi reni hanno difficoltá a scaricare le urine per cui non potendo eliminare le urine per via naturale devo posizionare un tubicino, una specie di rubinetto che scavalca l’ostacolo cosi farà pipí da due tubicini nella schiena collegati a due sacchette…”.
-“Scusi se la interrompo… avró un’altra sacchetta anche dietro?” (aveva la colostomia).
-“Si signora…”.
Silenzio assordante di un minuto che sembrava interminabile.
Sorridendo mi dice:”Scusi dottore come si chiama?”.
-“Deplano”.
-“No il nome”.
-“Marco”.
-“Marco che bel nome…hai due minuti per me?”.
-“Certo signora ci mancherebbe…”.
-“Lo sai che io sono già morta?”.
-“Scusi non la seguo… non è così immediato…”.
-“Si… sono morta 15 anni fa”.
Silenzio.
-“15anni fa mio figlio a 33 anni é venuto a mancare… ha avuto un infarto. Io sono morta quel giorno lo sai?”.
“Mi spiace signora…”.
-“Io dovevo morire con lui 15 anni fa, dovevo morire 10 anni fa quando mi hanno trovato la malattia e adesso io non devo più fingere per gli altri. I figli sono sistemati, i nipoti pure… io devo tornare da lui. Che senso ha vivere qualche giorno in più con sacchette soffrendo e facendo penare i miei cari… io ho una dignità. Ti offendi se non voglio fare nulla… io sono stanca e mi affido alle mani di Dio. Dimmi la verità soffriró?”.
-“No signora… lei può fare quello che vuole… ma mettendo due…”.
-“Marco ti ho detto no. La vita e mia e ho deciso cosi. Anzi fai una cosa sospendi la trasfusione che ho voglia di tornare a casa e mangiare un gelato con mio nipote”.
Piano piano ogni parola mi ha spogliato come quando si tolgono i petali a una rosa.
Ho scordato la stanchezza, la rabbia e tutto quello che mi angoscia.
Non c erano piu gli anni di studio, le migliaia di pagine studiate, le linee guida… nulla tutto inutile.
Nudo e disarmato dinanzi a un candore e una consapevolezza della morte che mi hanno tramortito.
Mi sono girato per scrivere la consulenza per evitare che mi vedesse gli occhi lucidi e l’infermiera si è allontanata commossa.
Non sono riuscito a controllarmi e chi mi conosce sa che non è da me…
-“Marco ti sei emozionato?”.
-“Si signora un pochino, mi scusi”.
-” É bello invece, mi fai sentire importante. Senti fammi un altro favore. Se vengono i miei figli e ti prendono a urla chiamami che li rimprovero per bene. Tu scrivi che io sto bene cosí…Ok?”.
-“Si signora”.
-“Marco posso chiederti una cosa?”.
-“Si signora dica”.
-“Sei un ragazzo speciale io lo so e sei destinato a grandi cose. Me lo dai un bacio? Come quelli che i figli danno alle mamme”.
-“Si signora”.
-“Pregheò per te e per mio figlio. Spero di riverderti”.
-“Anche io signora… grazie.”.
In quel momento era la donna più bella del mondo, luminosa, decisa, mamma, nonna… in una parola amore puro.
Forse é stata la volta in cui sono stato contento di fare una figura di merda.
Smontato, denudato e coccolato da chi avrei dovuto aiutare e invece mi ha impartito la lezione di vita piu toccante della mia vita.
La morte vista come fase finale della vita, senza ansia, paura, egoismo.
Consapevolezza che anni di studio mai ti insegneranno…il mio curriculum valeva meno di zero… Anni di studio, master, corsi… Il nulla.
Parlavano le anime.
Tutto é relativo e io sono piccolo piccolo davanti a tanta grandezza.
Tutto quello che riguarda la vita, quando la si cerca, quando la si ha o la si perde fino a quando finisce va vissuto intimamente nella massima libertà e discrezione.
L’unico momento che davvero unisce chi si vuol bene cancellando litigi e negatività.
Sembra paradossale ma il dolore che è un aspetto dell’amore unisce a volte più dell’amore stesso.
Io credo molto nell’accompagnamento in queste fasi: a volte una parola dolce ha più beneficio di molte medicine.
Comunque vada buon viaggio.

(Marco Deplano, urologo dell’ospedale Sirai di Carbonia, in Sardegna)