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Filosofia dell’anima – Francesco ad Auschwitz: “Dov’é Dio se ci sono fame, terrorismo e profughi?”. E una lista di Giusti tra le Nazioni (Yad Vashem Database)

righteousdi Rina Brundu. Pensavo che il filosofo tra i papi fosse Benedetto XVI, invece questo Francesco così francescano, così apparentemente pragmatico e preoccupato della sua Chiesa dei poveri, più il tempo passsa più rivela lo spirito critico e acuto dei migliori pensatori. Questo percorso parallelo, in verità, lo ha iniziato tempo addietro e per tutte basti ricordare l’occasione in cui Bergoglio disse chiaramente, come è suo costume, che “L’idea di conquista del Corano è la stessa del Vangelo”.

E poi, oggi, nel giorno della sua prima visita al campo di concentramento di Auschwitz, visita carica di atmosfera e idealmente consacrata dal silenzio determinato con cui il Papa ha voluto affrontarla, ecco un’altra dichiarazione da ricordare: “Dov’é Dio se ci sono fame, terrorismo e profughi?”. Non è una cosa di poco conto che la domanda se la ponga il successore di Pietro, mentre la stessa interrogazione può essere vista alla stregua di un altro mattone nella costruzione di una Chiesa diversa. Immagino anche che, per un Cristiano che venera il suo Dio, a parole portentoso, la risposta non debba essere facile da ottenere, sebbene questo Francesco-pensatore potrebbe pure averla già in tasca.

Naturalmente io non ho idea di quale possa essere la risposta che si dà un cattolico o un cristiano davanti a questo quesito e francamente non mi interessa neppure conoscerla, mi contento del fatto che la Chiesa di Cristo ha finalmente un leader che può e sa ragionare nel modo in cui sa farlo Francesco, mi contento di sapere che ha un leader capace di coltivare il dubbio e insegni ai suoi fedeli a coltivarlo. Certo, per un laico quella stessa risposta si fa senz’altro più semplice. Anzi, un laico non si porrebbe mai la domanda. Di fatto ad un laico basterebbe alzare gli occhi verso il meraviglioso universo di cui siamo parte, scrutare la sua vastità e i suoi infiniti mondi, leggere il messaggio matematico e logico che il loro funzionamento meccanico rimanda, per comprendere che tutte le cose in natura sono solo… consequentia-rerum, figlie di un’azione a cui ne é seguita un’altra compatibile con il grado di caos che la prima ha originato e che le eventuali variabili-ostacolo che potevano intervenire nel contesto X non sono riuscite ad arginare.

Ne deriva che neppure un ipotetico Dio può avere alcuna responsabilità in un universo così inteso:1) perché è una variabile non confermata. 2) perché non è causa prima del caos (i.e. nello specifico, fame, terrorismo, e profughi) procurato. E, fatti i salvi i casi di fenomeni naturali, la causa prima non potrebbe essere neppure un ipotetico Dio per interposto agente (vale a dire una qualsiasi forza della natura che può determinare una qualsiasi azione deleteria). Per questi stessi motivi, a differenza del cristiano che si trova suo malgrado posto davanti alla necessità di chiamare in causa il suo Dio, il laico è quasi costretto a guardarsi intorno, magari spostando lo sguardo dalla volta celeste fino a terra. È proprio a livello piano, infatti, che colui/colei può individuare altre dinamiche purtroppo logiche (e/o patologiche); dinamiche quasi rituali nel realm degli istinti mai veramente addomesticati e che, sooner or later, lo/a portano a formarsi una chiara idea del fattore (negativo) che è causa prima di ogni status-quo deleterio.

Ne deriva che, in opposizione (per contrasto?), e da persona che non crede nel Dio di Francesco, e in nessun Dio, la mia risposta ad una domanda molto simile a quella che si è posto oggi Francesco, come, per esempio “Dov’era Dio al tempo di Auschwitz?” potrebbe essere che quel Dio, o per meglio scrivere il fattore positivo necessario a chiudere il cerchio, e che potrebbe fare equazione con l’immagine divina venerata dai cristiani, si trovava negli occhi, nella bocca, nelle mani, nelle gambe dei tanti “giusti” che a rischio della loro vita hanno impedito che la carneficina fosse ancora più grande di quella che era già stata. Il che equivale pure a dire che se codesta entità divina non ha meriti non ha neppure colpe. Ed applicando tale risoluzione all’effettiva domanda che si è posto Francesco “Dov’é Dio se ci sono fame, terrorismo e profughi?”, si potrebbe giungere fino ad individuare un’altra risposta-tassello del rebus, vale a dire che forse, oggigiorno, intorno alla “fame”, al “terrorismo” e ai “profughi” muovono pochi “giusti” e tante pedine-altre, di carica imprescindibilmente opposta.

Il database Yad Vashem del “The World Holocaust Remembrance Center” di Gerusalemme ha individuato ad oggi più di 25000 dei Giusti tra le nazioni appena menzionati. Qui di seguito pubblico una distribuzione degli stessi per nazione, aggiornata al 2005.

pope

La straordinaria immagine di Francesco, oggi, ad Auschwitz

Paese d’origine Numero di giusti tra le nazioni
Polonia 6.532
Paesi Bassi 5.415[4]
Francia 3.853
Ucraina 2.515
Belgio 1.690
Lituania 877
Ungheria 823
Italia 634
Bielorussia 608
Slovacchia 546
Germania 569
Grecia 321
Russia 197
Serbia 135
Lettonia 134
Repubblica Ceca 115
Croazia 111
Austria 104
Moldavia 79
Albania 73
Romania 60
Norvegia 59
Svizzera 45
Bosnia 42
Danimarca 22[5][6]
Armenia 24
Gran Bretagna 21
Bulgaria 20
Svezia 10
Repubblica di Macedonia 10
Slovenia 7
Spagna 7
Stati Uniti d’America 4
Estonia 3
Portogallo 3
Brasile 2
Cina 2
Cile 1
Giappone 1
Lussemburgo 1
Montenegro 1
Turchia 1
Vietnam 1
Cuba 1
Ecuador 1
El Salvador 1
Perù 1
Georgia 1
Irlanda 1
Egitto 1
Totale 25.685

 

 

4 Comments on Filosofia dell’anima – Francesco ad Auschwitz: “Dov’é Dio se ci sono fame, terrorismo e profughi?”. E una lista di Giusti tra le Nazioni (Yad Vashem Database)

  1. Grazie Rina. Il tuo articolo è bellissimo. Di una lucidità dell’anima chiara e commovente. Lo pubblico sul affascinailtuocuore.

  2. Alfonso Cataldi // 30 July 2016 at 16:10 //

    Alla figura di un papa che almeno pubblicamente (credo, non ho cultura in merito) per la prima volta si pone la domanda delle domande, da diversi anni, (già dal secolo scorso, in realtà) si contrappone invece un mondo di fisici, di scienziati, che più la conoscenza avanza e più cominciano a parlare di una entità che regola il tutto. Sono scienziati importantissimi che hanno dato grandi contributi. Einstein, negando di essere ateo, già parlava di “un alto grado d’ ordine del mondo oggettivo, e cioè un qualcosa che, a priori, non si è per nulla autorizzati ad attendersi”. Gli fece eco un altro premio Nobel per la Fisica, Antony Hewish, che affermò: «Dall’ osservazione scientifica arriva un messaggio molto chiaro. E il messaggio è questo: l’ universo è stato prodotto da un essere intelligente». Nel 1984 Davies in “Dio e la nuova fisica” scriveva: «Può sembrar strano, ma ho l’impressione che la scienza ci indichi la strada verso Dio con maggiore sicurezza di quanto non faccia la religione».
    “Lo scienziato comincia ad estendere la sua ricerca intellettuale e personale verso quel «che c’è di più, nel mondo, di quanto non sembri a prima vista», e che il neopositivismo scientista aveva privato per lungo tempo di significatività, non solo nell’ambito delle scienze, ma in quello più generale della conoscenza umana come tale.” Come sappiamo, l’universo è perfettamente descrivibile da eleganti equazioni matematiche, ed esiste così come lo conosciamo, solo grazie a delle costanti, dei numeri, che combinati tra loro tengono insieme le forze che costituiscono la materia. Nessuna di queste sarebbe potuta essere diversa. Che a seguito del Big Bang, tra i miliardi e miliardi di combinazioni, abbiano vinto queste costanti, una schiera di fisici, appunto ne dubita. E rimane sempre aperto il grande interrogativo del pre Big Bang: chi ha messo lì l’energia necessaria affinché tutto si avviasse? È una domanda molto ostile al mondo degli atei, tanto che si è resa necessaria la nuova corrente dei neoatei, i cui punti di riferimento sono Hawking, Krauss, Greene e Dawkins. Partendo dalla natura effettivamente controintuitiva del microcosmo, teorie fascinose e per noi menti umane semplici, “strampalate”, cercano quasi morbosamente “la prova dell’inesistenza di Dio”. Una di queste è la teoria del multiverso, che si rifà alla natura doppia del fotone. È stato provato sperimentalmente che se un.fotone viene inviato su uno schermo attraverso una doppia fenditura, questo passa da entrambi, non sceglie una traiettoria, assumendo, si può ipotizzare, la natura di onda. Applicando questo risultato al macrocosmo, la teoria ipotizza che non ci sia un unico universo, ma una continua moltiplicazione di esso, così come se io in questo istante, e in questo universo sto rispondendo all’articolo, contemporaneamente in altri universi starò dormendo, facendo l’amore, morendo.

    • Alfonso Cataldi // 30 July 2016 at 17:27 //

      Cara Rina, Io credo che il non essere ateo di Einstein poco abbia a che fare col fatto che non intuì immediatamente le implicazioni della fisica quantistica. So abbastanza bene come sono andate le cose. Al di là della teoria delle stringhe, la fisica quantistica funziona benissimo nel microcosmo, molto è stato provato nei laboratori, e nonostante ciò diversi fisici ancora oggi parlano appunto di un disegno perfetto, di un trascendente. lo stesso Zichichi ha più volte affermato che c’è una logica dietro al funzionamento dell’universo. La mia riflessione puntava solo ad evidenziare come di fronte a un papa “che mette in discussione” Dio, alcuni scienziati sembrano fare un percorso al contrario.

      Un caro saluto

      Alfonso

  3. Alfonso Cataldi // 30 July 2016 at 18:13 //

    Ma io non ti ho mai messo in bocca nulla 🙂 Ho preso a pretesto un’affermazione a mio parere molto coraggiosa di papa Francesco per fare delle riflessioni. Da parte mia, io non faccio il tifo per nessuno. Pur avendo sostenuto ormai più di venti anni fa tre esami di analisi matematica, due esami di fisica e due di geometria, sono mente troppo semplice per avvicinarmi a teorie che si basano esclusivamente su modelli matematici comprensibili a pochissimi.

    Buon fine settimana

    Alfonso

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