PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Filosofia dell’anima – Solidarietà agli studenti e ai docenti turchi. Ancora sui diritti umani calpestati in Turchia, sull’islamizzazione delle università e sul fighting-back degli afroamericani in America.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

purg.jpgdi Rina Brundu. L’ho scritto mentre accadeva, l’ho ribadito dopo: ho sostenuto con tutta me stessa quei giovani militari turchi fin dal primo momento del loro Golpe per Dummies e ho sperato con tutto il cuore che riuscissero nell’intento. Sapevo anche, tutti lo sapevano, che in caso di fallimento la vendetta di Erdogan sarebbe stata degna di lui, così è stato. Certo nessuno immaginava che le liste dei “traditori” fossero già pronte a priori e che il Presidente della Turchia mostrasse al mondo le immagini dei soldati di quel paese, ammassati come schiavi denudati e svergognati nella pubblica piazza. Immagini che riportano alla mente memorie affatto  degne e che si sperava non dovessimo vedere mai più.

Sono contro la pena di morte per partito preso esattamente come con identica idealità mi schiero per il diritto alla morte (eutanasia), che considero un diritto imprescindibile dell’individuo, ma confesso che quella sera mi sono augurata che Erdogan passasse ad altra vita subito. Per il suo meglio, per il maggior bene dei turchi e di tutti noi. “The needs of the many outweigh the needs of the few” (Le necessità dei tanti prevalgono sulle necessità dei pochi) diceva lo Spock di Star Trek II (The Wrath of Kahn), e Dickens prima di lui, e questo diabolico statement è in realtà una sorta di verità incontrovertibile, quasi naturale a dispetto di ciò che possono pensarne le anime pie: ci sono momenti infatti in cui anche le migliori intenzioni del Gesù filoosofo della non-violenza trovano il tempo che trovano.

La Turchia starebbe meglio senza Erdogan, questa è in conclusione l’amara verità. Tutti quanti noi staremmo meglio senza Erdogan e pure questa è un’altra verità che in tanti, specie nei luoghi che contano, condividono ma non riescono a fare propria, non ufficialmente almeno. In realtà, ancora più disgustoso dell’immonda repressione che Erdogan sta organizzando nella sua patria è il comportamento delle cosiddette democrazie occidentali nei suoi confronti. Manca la forza, la convinzione, la volontà di condannare come servirebbe questo nefasto leader d’altri tempi, di una Turchia che noi non avevamo mai conosciuto e che non avremmo mai voluto conoscere, che ha probabilmente portato il Presidente Ataturk a rigirarsi nella tomba e a vergognarsi del suo popolo. La “mollezza” politica nei confronti di Erdogan è dell’Europa così come dell’Obama al tramonto, di un Presidente USA desideroso di non danneggiare troppo l’ascesa di Hillary Clinton al potere e ad un tempo felice di avere quella scusa da rifilare agli americani e al mondo.

Così, dopo le infinite crisi economiche, le tante crisi geopolitiche, ecco finalmente pararsi davanti a noi lo spettro di una sostanziale crisi del sistema democratico occidentale e laicizzato così come lo avevamo sempre conosciuto e idolatrato. Il problema però è che non è solo l’idealità più degna che ne fa le spese, ma la nostra più vera essenza. La nostra essenza di europei, figli dei filosofi greci, degli illuministi francesi, delle rivolte del 68, delle lotte delle sufragette e di tutto ciò che ha fatto effettivamente grande il mondo in cui viviamo. Il solo pensiero che nelle università turche le lezioni vengano sostituite da letture del Corano mi indigna. Mi indigna come essere raziocinante, come spirito che ha sempre combattuto e che sempre combatterà le mafie dello spirito, qualsiasi sia la religione, la setta, la congrega che le muove. Il solo pensiero che le donne dovranno coprirsi con il velo o che quei giovani soldati vengano esposti al pubblico ludibrio mi offende… e scatena il peggio in me. Scatena appunto l’idea che le necessità dei tanti prevalgano sulle necessità dei pochi… la quale… non è idea degna, non raccontiamocelo, piuttosto è idea che spesso va di pari passo con la nostra impossibilità di lottare altrimenti, di difenderci altrimenti, di farci sentire altrimenti. Sono idee filosoficamente pericolose, lo ribadisco, ma che bisogna considerare, sono idee con cui bisogna avere il coraggio di confrontarsi. Then again tra queste pagine virtuali questo coraggio, che è anche un diritto, voglio averlo anche perché l’ho scritto spesso che il sito non è per tutti e non ne raccomando la frequentazione a chi non ha gli strumenti o la capacità di visione per muovere oltre il dogma, sia esso di natura religiosa sia esso un mero whim ideologico attinente alle cose della politically-correctness tanto trendy di questi tempi.

Partendo da questa precisazione voglio usare quello stesso “coraggio” per fare anche un altro piccolo passo in avanti nel discorso e spostarmi sull’altro lato dell’Atlantico. Fermo restando che, come ho scritto più volte, io ho una venerazione particolare per i poliziotti e per gli uomini e le donne delle forze dell’ordine che rischiano ogni giorno, ogni istante, le loro vite di padri e di madri per salvare sovente altre vite fondamentalmente inutili (perché questo è), e dunque sono portata a pensare che quei poliziotti americani che negli anni hanno sparato ai molti afroamericani indifesi non fossero individui degni di portare quella divisa, che non fossero poliziotti degni di questo nome…. fermo restando questo… confesso di capire in pieno il perché delle recenti stragi di servitori dello Stato in quel di Dallas e in molti altri luoghi degli USA. Lo capisco perché ho avuto la fortuna di conoscere molto bene – specie attraverso la sua grande letteratura – la cultura degli afroamericani, la loro lunghissima storia fatta di infiniti soprusi, di abusi come forse non ne hanno subito neppure i cani alle nostre latitudini. I neri d’America e i neri in generale hanno sofferto tutto, hanno sofferto l’inenarrabile, sovente senza protestare come invece avrebbero dovuto, mostrando sempre una dignità dotata di una qualità universale che non a caso li ha portati ad essere la genìa che ha partorito e cresciuto tre mostri sacri, tre tra i giganti dei diritti civili più importanti di ogni tempo: Nelson Mandela, Martin Luther King e Mohummad Alì.

Quanto appena scritto per ribadire insomma che lo sciagurato fighting-back di tanti afroamericani di oggi, per quanto non sia esteticamente apropos dirlo, lo capisco… proprio come capivo le ragioni dei giovani soldati turchi e come un giorno capirò quegli altri turchi che troveranno la forza per dire basta. Lo capivo e lo approvo perché nulla vale la nostra libertà dello spirito e del corpo. A darmi conforto – a dispetto del comportamento attendistico di questi giorni dei potentati del mondo libero nei confronti del nuovo mostro Turchia (un altro mostro che stiamo contribuendo a creare proprio come abbiamo già fatto con l’ISIS) – è comunque la certezza che l’idea dei nostri ideali illuministici e democratici alla deriva è in fondo anche quella solo un’illusione. Se c’é una cosa che la storia di noi esseri umani ci ha insegnato è che quegli ideali di libertà non coleranno MAI a picco… non fino a quando resterà ancora in vita uno qualunque di noi che avrà forza abbastanza per potersi ribellare e fiato abbastanza per poter respirare!