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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Della politica estera di Donald Trump. Alcune “perle” dal discorso LIVE: “Porteremo strategia dove c’é ideologia, porteremo pace dove c’é il caos”. E dal nuovo rapporto con Israele alla Cyber Warfare.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

newspaper-clip-art-newspaper-clipart-4di Rina Brundu. C’é sempre una prima volta: anche per ascoltare un discorso in diretta sulla politica estera così come immaginata da Donald Trump. Questo pomeriggio, dopo un’introduzione da parte di un diplomatico statunitense che si è descritto in maniera irriverente specificando di essere “arrivato legalmente negli Stati Uniti all’età di 12 dall’Afghanistan” colui, Donald Trump, si è presentato davanti a parterre gremito, nonché più formale delle solite “clac” di scalmanati che lo accompagnano. Il capello biondo, cotonato, pareva quello del Berlusconi dei tempi migliori.

Trump non ha comunque perso tempo ed è subito entrato nel vivo del discorso sulla politica estera che perseguirà quando sarà diventato Presidente. “Porteremo strategia dove c’é ideologia, porteremo pace dove c’é il caos” ha esordito con sicurezza, ammonendo che le sue priorità saranno gli americani e la sicurezza degli americani. Subito dopo ha imboccato l’atteso vicolo populistico: “Questa nazione ha tanto di cui andare fiera: abbiamo salvato il mondo due volte. La prima volta negli anni ’40, la seconda al tempo dei regimi totalitari…. Ma con la fine della Guerra Fredda abbiamo perso la capacità di visione… siamo diventati arroganti e questo ha portato disastro dopo disastro…”.

Trump si scalda: “L’idea peggiore che abbiamo partorito è stata quella di voler creare democrazie occidentali in luoghi che non volevano sentirne parlare… La politica estera di Obama è stata disastrosa: ha ricostruito le altrui economie indebolando la nostra. Io sono forse l’unica persona che capisce tutto questo e soprattutto sono l’unica persona in grado di trovare una soluzione al problema, credetemi”. Quindi Trump ne ha anche per gli alleati: “Ormai i nostri alleati ci considerano una nazione debole. Solo 4 paesi della Nato su 28 spendono, come noi, il 2% del PIL per la difesa: orbene, quando io sarò Presidente dovranno fare la loro parte o dovranno imparare a difendersi da soli.... Tuttavia, è pur vero che il Presidente Obama preferisce inchinarsi ai nemici piuttosto che trattare con gli amici…. Pensiamo per esempio alla bomba nucleare concessa all’Iran e al modo in cui sta trattando Israele. Il Presidente Obama non è amico di israele ma è amico dell’Iran, seppure questi nostri rivali non ci rispettano, non ci prendono seriamente….”.

“Ricordate quando l’Air-Force One è atterrato a Cuba? Non c’era nessuno ad accogliere il Presidente all’arrivo: non si era mai vista una cosa del genere nella nostra lunga e gloriosa storia. Lo stesso è accaduto in Arabia Saudita, per non parlare poi di quando è volato a Copenaghen per portarci le Olimpiadi e siamo arrivati quarti: che umiliazione!”. Il discorso entra nel merito ma il tono è sempre calmo abbastanza, moderato abbastanza, anche quando passa ad analizzare la “legacy” delle amministrazioni Clinton prima e Obama poi: “L’eredità che ci hanno lasciato Clinton e Obama é un Paese debole come non si era mai visto,  un Paese irriso, un Paese allo sbaraglio”. E nel dubbio che Papa Francesco stesse ascoltando si spinge fino a dire: “Non abbiamo neppure aiutato i Cristiani nelle varie parti del mondo quando ne avevano bisogno.. Questo perché il Presidente non osa neppure nominare il suo nemico e se tu non nomini il tuo nemico non risolvi il problema…. La stessa Hillary Clinton si rifiuta di parlare di radicalismo islamico…. e intanto l’ISIS sta facendo milioni vendendo il petrolio libico”.

Quindi si concentra sulla chiusura: “Con me l’America tornerà ad essere forte… tornerà ad essere un vero alleato e un vero amico… avremmo una politica estera coerente e creeremo stabilità nel mondo. Sotto l’amministrazione Trump nessun americano sentirà di venire secondo rispetto a qualsiasi altro cittadino straniero…. Risaneremo l’economia e ricostruiremo l’apparato militare. Il nostro ruolo di superpotenza non dovrà mai più essere messo in dubbio da nessuno… Useremo tutta la nostra tecnologia e ci occuperemo di cyber warfare anche perché…. il mondo è più prospero quando l’America è più forte…”.

A ben guardare un discorso con nulla di nuovo sotto il sole, un fraseggio condito del trito e ritrito solitamente usato dalle destre radicali per fare numero, un saggio sui-generis che pare tratto da un ideale volume “Populismo e demagogia per dummies”. L’unico punto che si può concedere all’oratore Trump era che l’eloquio era decisamente chiaro: populistico ma chiaro. Che fare? Lo ingaggiamo in Italia dopo la sconfitta certa con la Clinton? Peggio dei nostri gli sarà impossibile fare!

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