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Ma da cosa nasce il mito dell’egemonia culturale a sinistra? Il giornalismo, la scrittura, la poesia raccontano infatti un’altra storia…

Gabriele_D'Anunnziodi Rina Brundu. Giovannino Guareschi, Indro Montanelli, Oriana Fallaci: cos’hanno in comune questi tre giornalisti? Almeno due cose: sono senz’altro i più validi professionisti che abbia mai prodotto il giornalismo moderno italiano e sono tutti di destra. Gabriele D’Annunzio e Alda Merini: cos’hanno in comune? Sono le voci poetiche più note e più acclamate dell’Italia moderna: il primo era sicuramente di destra la seconda non era di sinistra. Certo è più difficile parlare di scrittura dato che l’Italia post-seconda guerra mondiale non ha prodotto grandi scrittori (o comunque scrittori di ampio respiro internazionale) ma se torniamo un poco indietro nel tempo e facciamo di tutta l’erba un fascio, passando dalla filosofia (vedi Croce), al teatro (vedi Pirandello) ad autori come Tomasi di Lampedusa, Gadda, Montale, Palazzeschi, ad artisti come Marinetti, etc etc etc, non è arduo scoprire che sono tutti di destra, or thereabouts.

La partita non sarebbe neppure da giocarsi se allargassimo l’orizzonte su scala globale e includessimo i mostri sacri da Dante a Shakespeare e soprattutto i grandi autori internazionali, quelli le cui opere ci hanno regalato le più preziose gemme immaginifiche che hanno plasmato i nostri sogni e la nostra capacità intellettuale: sono tutti di destra o comunque portatori di una grande visione ideale che oggidì classificheremo di destra! Ma allora da cosa deriva il mito dell’egemonia culturale a sinistra? Mi sono ritrovata a pensarci dopo avere pubblicato alcune note e mie considerazioni (piuttosto spicce) sul cinema morettiano (per me emblema del cinema di sinistra italiano che – in opposizione al cinema di respiro globale dei vari Fellini (il quale a dispetto del tentativo di cooptazione dell’intellittualità di sinistra votava DC e aveva inviso il PCI), Zeffirelli, Leone – non ha mai saputo rappresentare un personalissimo universo che si farà ricordare), la qual pubblicazione mi ha portato a confrontarmi via e-mail con diversi amici e frequentatori del sito sulla “pregnante” tematica e quindi a investigarla di conseguenza.

Tra gli altri mi è stato girato il link a un pezzo titolato “Perché non esiste una cultura di destra?” di Adriano Romualdi, il quale scrive: “È indubbio che LO SCHIACCIANTE PREDOMINIO DELLE EDIZIONI D’INDIRIZZO MARXISTA, DEL CINEMA SOCIALCOMUNISTA, invita all’engagément anche molti che – in clima diverso – sarebbero rimasti neutrali. Ma ciò non deve farci dimenticare la vera causa del predominio dell’egemonia ideologica della Sinistra. Esso risiede nel fatto che là esistono le condizioni per una cultura, esiste una concezione unitaria della vita materialistica, democratica, umanitaria, progressista. Questa visione del mondo e della vita può assumere sfumature diverse, può diventare radicalismo e comunismo, neoilluminismo e scientismo a sfondo psicoanalizzante, marxismo militante e cristianesimo positivo d’estrazione “sociale”. Ma sempre ci si trova di fronte ad una visione unitaria dell’uomo, dei fini della storia e della società. Da questa comune concezione trae origine una massiccia produzione saggistica, storica, letteraria che può essere meschina e scadente, ma ha una sua logica, una sua intima coerenza. Questa logica, questa coerenza esercitano un fascino sempre crescente sulle persone colte. Non è un mistero per nessuno il fatto che un gran numero di docenti medii ed universitari è comunistizzato, e che la comunistizzazione del corpo insegnante dilaga con impressionante rapidità. E, tra i giovani che hanno l’abitudine di leggere, gli orientamenti di sinistra guadagnano terreno a vista d’occhio. Dalla parte della Destra nulla di questo. Ci si aggira in un’atmosfera deprimente fatta di conservatorismo spicciolo e di perbenismo borghese.”.

Più prosaicamente il mio amico – già ottimo professore universitario – mi scrive: “Premetto che per me non ha costituito una sorpresa trovare quasi tutti gli intellettuali che ho conosciuto, di persona o tramite le loro opere, schierati a sinistra (per esempio, nella mia Facolta’ di Scienze immagino fossero un buon 90%), perche’ gli intellettuali vanno sempre dove ci sono soldi e potere e, che piaccia o meno, la sinistra italiana ha sempre avuto gli uni e l’altro, giocando su quel grande patrimonio fondato sulla vittoria nella guerra, e l’imposizione della “democrazia” rivestita dalle note forme in cui il malaffare ha prosperato…”.

A mio avviso non è sempre vero che gli intellettuali hanno il cuore a sinistra e il portafoglio a destra, vero è piuttosto che nell’Italia delle ultime decadi coltivare questa idea dell’arte e dell’intellettualità ha aiutato i tanti a diventare “artisti” e “intellettuali”. Diciamocelo francamente: quanti moderni intellettuali di sinistra si potrebbero considerare tali se basassimo il giudizio sulla qualità della loro “produzione”? Probabilmente uno o due e già intuiamo che stiamo esagerando. Ma poi, cosa produce un intellettuale? Per lo più chiacchiere. Circonlocuzioni. Arzigogoli. Giri di parole. Perifrasi sulla capacità artistica altrui. Gli intellettuali davvero tali che marcano il proprio tempo con riflessioni importanti e pregnanti, capaci di fare una differenza, sono rari e secondo me non possono essere né di destra nè di sinistra, possono essere soltanto CONTRO (un “contro” ti dipo decostruzionistico non necessariamente “rivoluzionario” o sfascista). Insomma, quando si scorge il noto critico in compagnia del noto regista che conversano amabilmente sull’arte di quest’ultimo bisognerebbe farsi questa semplice domanda: come può uno spirito dichiaratamente amico conservare la necessaria lucidità e obiettività per valutare la capacità artistica di cui discutono? L’onestà con cui si riesce a rispondere a questa fondamentale interrogazione fornisce anche il parametro per analizzare quella capacità artistica (e i suoi risultati) in maniera “scientificamente” accettabile.

Ne deriva che a mio avviso occorrerebbe fare attenzione quando si parla di egemonia culturale di una parte o dell’altra (faccio riferimento anche al titolo un po’ confusionario dell’articolo di Adriano Romualdi citato sopra – se non altro perché “cultura” è ogni espressione dell’animo umano e vive indipendentemente dal “marchio politico” di riferimento) e distinguere fortemente tra la capacità artistica e autorale (che fino a prova contraria è le base fondante la dimensione dello spirito che chiamiamo “culturale” – i.e. Dante non sarebbe Dante senza la Commedia e Shakespeare non sarebbe lo stesso autore senza le sue immortali tragedie!) e il mito dell’engagément intellettuale “cool” per dirla con un termine digitalmente appropriato. Diceva il grande De André “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, e per quanto possa risultare fastidioso ai profeti del radical-chichismo a-tutti-i-costi, da un punto di vista meramente intellettivo noi siamo per lo più figli “dei fiori” piantati nel corso dei secoli su quel “letame” non dei rari “diamanti” (o pseudo-tali) prodotti da spiriti bambaccioni e anelanti eternamente frustati (e frustrati) dal mitico motto “vorrei ma non posso”.

Featured image, Gabriele D’Annunzio.

2 Comments on Ma da cosa nasce il mito dell’egemonia culturale a sinistra? Il giornalismo, la scrittura, la poesia raccontano infatti un’altra storia…

  1. Andrea // 3 April 2015 at 19:16 //

    Questo post mi provoca, e non posso rinunciare a esprimere il mio pensiero riguardo a una domanda che mi sono posto già tanto tempo fa. Dove stanno i confini? E ha senso parlare di cose di destra e cose di sinistra? Penso che sia un gioco di definizioni e del tirare la coperta perché confini non ci sono e perché tra i due c’è “Hic sunt leones” dove collocherei Dante, Montale e tutti quelli che hai citato di destra, ma che sono semplicemente cittadini del buon senso. Croce era liberale, ma a cui la destra della Lega farebbe vomitare, in quanto a Marinetti non so da che parte starebbe, visto l’origine “sinistra” del fascismo. Dunque esiste una zona di appartenenza chiaramente identificabile? Ho stabilito gli assiomi seguenti: la destra non ha cultura. Ha erudizione, professionalità, attenzione concreta ai problemi sociali. Guarda la tradizione. La sinistra ha cultura, attenzione alla società e alla innovazione. Questo per le qualità positive. Sulle negative entrambe abbondano di cialtroni e disonesti e corrotti, su cui sarebbe ingiusto qui soffermarsi. In sostanza è una questione di dosi: cultura vs erudizione più attenzione al mondo della vita attuale e meno precisione sui dati fattuali e viceversa erudizione più riguardo ai dati e alla tradizione che alla società contemporanea. Queste distinzioni spiegano il successo del sinistrismo perché è più facile coinvolgere la cialtroneria al coro mentre erudizione e professionalità impongono regole che la escludono. Ma ciò rende la destra vera silente o confinata all’interzona del “leones”. In America la destra repubblicana si fa rispettare, malgrado indubbi limiti. Ma la destra italiana di FI e della Lega si può chiamare destra? Si distingue, salvo le eccezioni, per cialtroneria e corruzione. Avevo stima per Lupi, ma quale affidabilità gli si può attribuire se non si è mai accorto dei guai combinati dai suoi dirigenti, per di più amici! Poi il senso del ridicolo: un vestito regalato da un suo dipendente! E’ comunque mancanza assoluta di senso culturale. E il fallimento di Bossi e di Berlusconi sono dei fallimenti per mancanza di cultura! Montale scrisse che la cultura non si acquista a scuola, si nasce colti. e il conte Cini diceva che la cultura era curiosità.

  2. Andrea // 3 April 2015 at 21:48 //

    Sono contento della tua risposta, perché su tale argomento non mi sono mai confrontato con nessuno, pensando che avrei avuto due tipi di risposte: un bofonchio di approvazione/disapprovazione sufficientemente confuso per non innescare una discussione, oppure un violento rigetto da essere considerato un prossimo terrorista rosso.
    La tua invece è una proposta di altro punto di vista.
    Cominciamo dal primo: cultura come ogni espressione dell’animo. E’ chiaro che partendo da tale definizione tutto il discorso si ribalta. Al punto che l’erudizione la attribuisci più alla sinistra. Si ribalta tutto! Tanto che mi chiedi se preferisco la creatività o l’erudizione. No, io sono decisamente per la creatività. E allora? Partiamo da una diversa definizione di cultura. tu la leghi alla persona e alla sua sensibilità, io al patrimonio di conoscenze che si acquistano attraverso la nostra curiosità e che costituiscono la base sulla quale la nostra sensibilità si collega alla società. Sapevo e ora me ne dai conferma che c’è un gioco di definizioni, ma dietro a queste vi è un maggior peso dell’individuo nella destra che nella sinistra. Ma si tratta di valori non misurabili, se non per sensazioni personali. Un altro punto di differenza è l’assenza nella tua visione del neutro la vera terra dei “leones” alla quale, salvo poche eccezioni, appartengono i grandi creatori, Marx compreso! Secondo me la distinzione destra/sinistra può essere usata, ma nel campo culturale, scientifico, filosofico se ne può fare a meno. Rimane il campo politico, ma in Italia la destra della politica è veramente scalcinata. A me il paragone di Renzi con Berlusconi mi sembra impossibile: Berlusconi non è un comunicatore ma un venditore, Berlusconi ha combinato un sacco di guai a causa e dei suoi interessi e al legame ignorato forse, ma reale con dei corrotti. Renzi è un ottimo comunicatore. glielo si rimprovera perché alla parole non seguono i fatti, ma è una dichiarazione pubblica di indirizzo che ne stimola la realizzazione. E di cose effettivamente ne ha fatte. L’unico problema è se queste serviranno. Ora sono uscito dal seminato, continua a shoottare, queste analisi servono a capire

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