PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Ma da cosa nasce il mito dell’egemonia culturale a sinistra? Il giornalismo, la scrittura, la poesia raccontano infatti un’altra storia…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Gabriele_D'Anunnziodi Rina Brundu. Giovannino Guareschi, Indro Montanelli, Oriana Fallaci: cos’hanno in comune questi tre giornalisti? Almeno due cose: sono senz’altro i più validi professionisti che abbia mai prodotto il giornalismo moderno italiano e sono tutti di destra. Gabriele D’Annunzio e Alda Merini: cos’hanno in comune? Sono le voci poetiche più note e più acclamate dell’Italia moderna: il primo era sicuramente di destra la seconda non era di sinistra. Certo è più difficile parlare di scrittura dato che l’Italia post-seconda guerra mondiale non ha prodotto grandi scrittori (o comunque scrittori di ampio respiro internazionale) ma se torniamo un poco indietro nel tempo e facciamo di tutta l’erba un fascio, passando dalla filosofia (vedi Croce), al teatro (vedi Pirandello) ad autori come Tomasi di Lampedusa, Gadda, Montale, Palazzeschi, ad artisti come Marinetti, etc etc etc, non è arduo scoprire che sono tutti di destra, or thereabouts.

La partita non sarebbe neppure da giocarsi se allargassimo l’orizzonte su scala globale e includessimo i mostri sacri da Dante a Shakespeare e soprattutto i grandi autori internazionali, quelli le cui opere ci hanno regalato le più preziose gemme immaginifiche che hanno plasmato i nostri sogni e la nostra capacità intellettuale: sono tutti di destra o comunque portatori di una grande visione ideale che oggidì classificheremo di destra! Ma allora da cosa deriva il mito dell’egemonia culturale a sinistra? Mi sono ritrovata a pensarci dopo avere pubblicato alcune note e mie considerazioni (piuttosto spicce) sul cinema morettiano (per me emblema del cinema di sinistra italiano che – in opposizione al cinema di respiro globale dei vari Fellini (il quale a dispetto del tentativo di cooptazione dell’intellittualità di sinistra votava DC e aveva inviso il PCI), Zeffirelli, Leone – non ha mai saputo rappresentare un personalissimo universo che si farà ricordare), la qual pubblicazione mi ha portato a confrontarmi via e-mail con diversi amici e frequentatori del sito sulla “pregnante” tematica e quindi a investigarla di conseguenza.

Tra gli altri mi è stato girato il link a un pezzo titolato “Perché non esiste una cultura di destra?” di Adriano Romualdi, il quale scrive: “È indubbio che LO SCHIACCIANTE PREDOMINIO DELLE EDIZIONI D’INDIRIZZO MARXISTA, DEL CINEMA SOCIALCOMUNISTA, invita all’engagément anche molti che – in clima diverso – sarebbero rimasti neutrali. Ma ciò non deve farci dimenticare la vera causa del predominio dell’egemonia ideologica della Sinistra. Esso risiede nel fatto che là esistono le condizioni per una cultura, esiste una concezione unitaria della vita materialistica, democratica, umanitaria, progressista. Questa visione del mondo e della vita può assumere sfumature diverse, può diventare radicalismo e comunismo, neoilluminismo e scientismo a sfondo psicoanalizzante, marxismo militante e cristianesimo positivo d’estrazione “sociale”. Ma sempre ci si trova di fronte ad una visione unitaria dell’uomo, dei fini della storia e della società. Da questa comune concezione trae origine una massiccia produzione saggistica, storica, letteraria che può essere meschina e scadente, ma ha una sua logica, una sua intima coerenza. Questa logica, questa coerenza esercitano un fascino sempre crescente sulle persone colte. Non è un mistero per nessuno il fatto che un gran numero di docenti medii ed universitari è comunistizzato, e che la comunistizzazione del corpo insegnante dilaga con impressionante rapidità. E, tra i giovani che hanno l’abitudine di leggere, gli orientamenti di sinistra guadagnano terreno a vista d’occhio. Dalla parte della Destra nulla di questo. Ci si aggira in un’atmosfera deprimente fatta di conservatorismo spicciolo e di perbenismo borghese.”.

Più prosaicamente il mio amico – già ottimo professore universitario – mi scrive: “Premetto che per me non ha costituito una sorpresa trovare quasi tutti gli intellettuali che ho conosciuto, di persona o tramite le loro opere, schierati a sinistra (per esempio, nella mia Facolta’ di Scienze immagino fossero un buon 90%), perche’ gli intellettuali vanno sempre dove ci sono soldi e potere e, che piaccia o meno, la sinistra italiana ha sempre avuto gli uni e l’altro, giocando su quel grande patrimonio fondato sulla vittoria nella guerra, e l’imposizione della “democrazia” rivestita dalle note forme in cui il malaffare ha prosperato…”.

A mio avviso non è sempre vero che gli intellettuali hanno il cuore a sinistra e il portafoglio a destra, vero è piuttosto che nell’Italia delle ultime decadi coltivare questa idea dell’arte e dell’intellettualità ha aiutato i tanti a diventare “artisti” e “intellettuali”. Diciamocelo francamente: quanti moderni intellettuali di sinistra si potrebbero considerare tali se basassimo il giudizio sulla qualità della loro “produzione”? Probabilmente uno o due e già intuiamo che stiamo esagerando. Ma poi, cosa produce un intellettuale? Per lo più chiacchiere. Circonlocuzioni. Arzigogoli. Giri di parole. Perifrasi sulla capacità artistica altrui. Gli intellettuali davvero tali che marcano il proprio tempo con riflessioni importanti e pregnanti, capaci di fare una differenza, sono rari e secondo me non possono essere né di destra nè di sinistra, possono essere soltanto CONTRO (un “contro” ti dipo decostruzionistico non necessariamente “rivoluzionario” o sfascista). Insomma, quando si scorge il noto critico in compagnia del noto regista che conversano amabilmente sull’arte di quest’ultimo bisognerebbe farsi questa semplice domanda: come può uno spirito dichiaratamente amico conservare la necessaria lucidità e obiettività per valutare la capacità artistica di cui discutono? L’onestà con cui si riesce a rispondere a questa fondamentale interrogazione fornisce anche il parametro per analizzare quella capacità artistica (e i suoi risultati) in maniera “scientificamente” accettabile.

Ne deriva che a mio avviso occorrerebbe fare attenzione quando si parla di egemonia culturale di una parte o dell’altra (faccio riferimento anche al titolo un po’ confusionario dell’articolo di Adriano Romualdi citato sopra – se non altro perché “cultura” è ogni espressione dell’animo umano e vive indipendentemente dal “marchio politico” di riferimento) e distinguere fortemente tra la capacità artistica e autorale (che fino a prova contraria è le base fondante la dimensione dello spirito che chiamiamo “culturale” – i.e. Dante non sarebbe Dante senza la Commedia e Shakespeare non sarebbe lo stesso autore senza le sue immortali tragedie!) e il mito dell’engagément intellettuale “cool” per dirla con un termine digitalmente appropriato. Diceva il grande De André “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, e per quanto possa risultare fastidioso ai profeti del radical-chichismo a-tutti-i-costi, da un punto di vista meramente intellettivo noi siamo per lo più figli “dei fiori” piantati nel corso dei secoli su quel “letame” non dei rari “diamanti” (o pseudo-tali) prodotti da spiriti bambaccioni e anelanti eternamente frustati (e frustrati) dal mitico motto “vorrei ma non posso”.

Featured image, Gabriele D’Annunzio.

21 Comments on Ma da cosa nasce il mito dell’egemonia culturale a sinistra? Il giornalismo, la scrittura, la poesia raccontano infatti un’altra storia…

  1. Andrea // 3 April 2015 at 19:16 //

    Questo post mi provoca, e non posso rinunciare a esprimere il mio pensiero riguardo a una domanda che mi sono posto già tanto tempo fa. Dove stanno i confini? E ha senso parlare di cose di destra e cose di sinistra? Penso che sia un gioco di definizioni e del tirare la coperta perché confini non ci sono e perché tra i due c’è “Hic sunt leones” dove collocherei Dante, Montale e tutti quelli che hai citato di destra, ma che sono semplicemente cittadini del buon senso. Croce era liberale, ma a cui la destra della Lega farebbe vomitare, in quanto a Marinetti non so da che parte starebbe, visto l’origine “sinistra” del fascismo. Dunque esiste una zona di appartenenza chiaramente identificabile? Ho stabilito gli assiomi seguenti: la destra non ha cultura. Ha erudizione, professionalità, attenzione concreta ai problemi sociali. Guarda la tradizione. La sinistra ha cultura, attenzione alla società e alla innovazione. Questo per le qualità positive. Sulle negative entrambe abbondano di cialtroni e disonesti e corrotti, su cui sarebbe ingiusto qui soffermarsi. In sostanza è una questione di dosi: cultura vs erudizione più attenzione al mondo della vita attuale e meno precisione sui dati fattuali e viceversa erudizione più riguardo ai dati e alla tradizione che alla società contemporanea. Queste distinzioni spiegano il successo del sinistrismo perché è più facile coinvolgere la cialtroneria al coro mentre erudizione e professionalità impongono regole che la escludono. Ma ciò rende la destra vera silente o confinata all’interzona del “leones”. In America la destra repubblicana si fa rispettare, malgrado indubbi limiti. Ma la destra italiana di FI e della Lega si può chiamare destra? Si distingue, salvo le eccezioni, per cialtroneria e corruzione. Avevo stima per Lupi, ma quale affidabilità gli si può attribuire se non si è mai accorto dei guai combinati dai suoi dirigenti, per di più amici! Poi il senso del ridicolo: un vestito regalato da un suo dipendente! E’ comunque mancanza assoluta di senso culturale. E il fallimento di Bossi e di Berlusconi sono dei fallimenti per mancanza di cultura! Montale scrisse che la cultura non si acquista a scuola, si nasce colti. e il conte Cini diceva che la cultura era curiosità.

    • E fai bene ad intervenire, concordo anche che l’argomento sia “provocante”. Sai però che su Rosebud non ci facciamo problemi a rispondere.

      Dissento assolutamente dalla tua teoria che la sinistra abbia “cultura” e la destra no per infinite ragioni. In primis, e come già riportato, è cultura ogni espressione dell’animo al punto che si potrebbe forse dire che non esiste espressione del creato che non porti seco un confronto con la sua materialità e ad un tempo la percezione di una sua intrinseca qualità artistica. Soprattutto la “cultura” non ha marchi politici che sono segnature mondane e convenzioni nostrane.

      La tradizione sinistrica può senz’altro avere maggiore erudizione, un liking, se vuoi, per l’estetica dell’intellettualità ma come ho già detto e come sarebbe facile dimostrare, la creatività veramente valida sembrerebbe essere di destra nel suo DNA.

      A questo punto ti rigiro la tua domanda: preferisci la creatività o l’erudizione? Per quanto mi riguarda preferisco la creatività che a mio avviso è espressione diretta dello spirito intelligente ed è per questi motivi che preferisco Eisenstein a dato cinema francese rive-gauche, per questo motivo che preferisco Sergio Leone a Moretti, per questo motivo che preferisco Collodi, Guareschi, Salgari agli infiniti romanzetti senza arte ne parte di sinistra prodotti negli ultimi 40 anni (quanto ho pianto in più di una occasione le infinite foreste andate distrutte per sostenere l’esistenza di cotanti tomi!), è per questo motivo che preferisco Dante, Shakespeare anche a Pasolini, è per questo motivo che preferisco i grandi autori russi, anglossassoni, tedeschi a ciò che noi non siamo stati in grado di produrre sotto l’ombra-lunga di una mal interpretata visione di quelle che sono le istanze del popolo. E degli ultimi.

      Shoot me if you want!

  2. Andrea // 3 April 2015 at 21:48 //

    Sono contento della tua risposta, perché su tale argomento non mi sono mai confrontato con nessuno, pensando che avrei avuto due tipi di risposte: un bofonchio di approvazione/disapprovazione sufficientemente confuso per non innescare una discussione, oppure un violento rigetto da essere considerato un prossimo terrorista rosso.
    La tua invece è una proposta di altro punto di vista.
    Cominciamo dal primo: cultura come ogni espressione dell’animo. E’ chiaro che partendo da tale definizione tutto il discorso si ribalta. Al punto che l’erudizione la attribuisci più alla sinistra. Si ribalta tutto! Tanto che mi chiedi se preferisco la creatività o l’erudizione. No, io sono decisamente per la creatività. E allora? Partiamo da una diversa definizione di cultura. tu la leghi alla persona e alla sua sensibilità, io al patrimonio di conoscenze che si acquistano attraverso la nostra curiosità e che costituiscono la base sulla quale la nostra sensibilità si collega alla società. Sapevo e ora me ne dai conferma che c’è un gioco di definizioni, ma dietro a queste vi è un maggior peso dell’individuo nella destra che nella sinistra. Ma si tratta di valori non misurabili, se non per sensazioni personali. Un altro punto di differenza è l’assenza nella tua visione del neutro la vera terra dei “leones” alla quale, salvo poche eccezioni, appartengono i grandi creatori, Marx compreso! Secondo me la distinzione destra/sinistra può essere usata, ma nel campo culturale, scientifico, filosofico se ne può fare a meno. Rimane il campo politico, ma in Italia la destra della politica è veramente scalcinata. A me il paragone di Renzi con Berlusconi mi sembra impossibile: Berlusconi non è un comunicatore ma un venditore, Berlusconi ha combinato un sacco di guai a causa e dei suoi interessi e al legame ignorato forse, ma reale con dei corrotti. Renzi è un ottimo comunicatore. glielo si rimprovera perché alla parole non seguono i fatti, ma è una dichiarazione pubblica di indirizzo che ne stimola la realizzazione. E di cose effettivamente ne ha fatte. L’unico problema è se queste serviranno. Ora sono uscito dal seminato, continua a shoottare, queste analisi servono a capire

    • Sono io che ti ringrazio Andrea, fa piacere discutere con te e mai ti ho pensato alla stregua di un terrorista rosso. Del resto nulla mi cambierebbe nel senso che tutti hanno comunque il diritto di esprimersi.

      Torniamo a noi. La mia idea è che tutto sia a suo modo cultura. Cultura è anche la cultura delle popolazioni tribali in Patagonia, cultura è la street-art, cultura é la non-cultura di questo navigatore casual della Rete, cultura sono i 68ini che scrivevano Dio è morto sui muri di mezza Europa, cultura è quella dei miei vecchi di Sardegna così come il genio fictional di Sheldon Cooper. Cultura fa equazione con Dio quando Dio fa equazione con il creato. Non posso sentire nessuno che da del non-acculturato ad un altro. Lo statement è ossimorico quando non ridicolo.

      Per questi motivi non posso accettare la tua definizione di cultura. A mio avviso è più corretto dire che tutti gli esseri hanno un loro “cultura” ma che ci sono esseri che sono più knowledgeable.. di altri. Essere eruditi, essere learned-men, learned-women è per certi versi un “mestiere” non troppo diverso dal fare il meccanico. La capacità creativa è altra cosa. La capacità di produrre arte, scrittura, poesia pertengono alla spirito e di norma si accompagnano a grande sofferenza dell’anima (pensa a Kafka, pensa a Eliot, pensa alla stessa Merini e infiniti altri), non con le glorie effimere.

      Ecco perché disapprovo fortemente la spettacolarizzazione e la formalizzazione delle pulsioni artistiche e per me tra la pseudo-cultura berlusconiana e quella renziana non vi è differenza alcuna.
      Ci torno a breve.

      • Voglio chiudere il discorso e riportarlo dentro l’argomento del post (mi dispiace solo che non ci sia mai il tempo di parlarne con più calma, ma purtroppo questo è ciò che passa il convento ed è già una fortuna che si possa farlo).

        Di fatto io sono partita dall’idea che questa “egemonia culturale a sinistra” sia per lo più un mito e l’ho dimostrato: la creatività (che è tratto che pertiene soprattutto agli spiriti liberi) sembrerebbe essere, semmai, più a casa a “destra” (nel dato istante a parte alcuni grandi scrittori sudamericani non riesco a pensare a validi creatori di storie e di visioni immaginifiche di sinistra anche se questi autori esistono).

        Dato che la produzione artistica è la base fondante qualsiasi attività intellettuale di ampio respiro diventa anche difficile – a livello di cogitazione logica – concludere che la sinistra abbia comunque una egemonia di tipo intellettualistico.

        Detto questo c’é sinistra e sinistra e francamente quando scrivevo io pensavo a quella italiana degli ultimi 50 anni. Se è vero infatti che l’establishment destroide italico ha prodotto poco e nulla dopo la caduta di Mussolini, sarebbe il caso di giungere al punto: mi elenchi qua sotto le perle che ha prodotto la cultura di sinistra? Tu o qualsiasi navigatore solitario passi di qui…

        Onestamente a parte “Il nome della rosa” a me non viene in mente niente… e fondamentalmente ho visto tutti i premi strega assegnati. Ti dirò di più… gli ultimi romanzi vincitori di questo noto premio letterario valgono davvero la pena… ma che sia l’ergastolo e senza condizionale!

        Have a Good Easter!

      • Andrea // 4 April 2015 at 01:18 //

        La parola cultura ha vari significati: anche per me le culture africane, oceaniche ecc. sono culture, come la 68ina o la Street art. Ma se rifiuti la mia posizione, o io rifiutassi la tua sarebbe come uno di noi rifiutasse la geometria riemanniana o quella algebrica. Sono cose diverse, permettono cose diverse, ma ognuna ha il suo campo. Tu hai una posizione più globale, io più analitica sintetica. Tornando a bomba, perché io ho trascurato la tua partenza dalla pseudoegemonia autoproclamata della sinistra. Ma questo perché secondo me dipende dagli aspetti negativi della contesa dei due gruppi. Generalmente scelgono destra o sinistra con criteri poco diversi dalla scelta della squadra del calcio del cuore. la destra vera ha personalità come la sinistra, ma sono poche cime in una popolazione rappresentata dai berluscones o dai bossiani. Per me la qualità va cercata nel centro, e in quell’ambito, a seconda il carattere o le esperienze di vita uno può appartenere ad un lato o all’altro. La grande democrazia anglosassone permette di essere più conservatore o più laburista senza suscitare particolari battaglie di eliminazione dell’avversario. Noi siamo ancora al medioevo quando i gruppi famigliari si scannavano. Certo tutto il mondo è paese e quindi ci sono gli hooligans!
        “diventa anche difficile – a livello di cogitazione logica – concludere che la sinistra abbia comunque una egemonia di tipo intellettualistico”. D’accordo, ma l’unica egemonia che ha la sinistra la vedo nel essere più protesa sul presente – futuro. mentre la destra è più attenta ai valori del passato. pur essendo altrettanto presente nei campi scientifici. Altrove ti ho detto che non ho una cultura letteraria sufficiente per competere con te, sul campo delle arti figurative potrebbe essere un campo con minori differenze. Ma non è certo il caso di iniziare un percorso completamente differente.
        You too a proposito di Pasqua.

  3. HO SBAGLIATO ANDREA!!

    HO SBAGLIATO! Ho sbagliato la prospettiva di visione. Me ne sono resa conto mentre ripensavo a questi discorsi. Ho continuato a guardare alla produzione artistica italiana del dopoguerra cercando i grandi romanzi che non c’erano, le sillogi poetiche che non c’erano e che non ci sarebbero mai potute essere etc… Dimenticando però che l’espressione artistica non è monolitica ma alquanto variegata…

    Di fatto in Italia dal 68 in poi si è sviluppata una forma artistica decisamente autoctona nelle sue peculiarità, che a mio avviso dovrebbe essere studiata nei manuali di letteratura italiana che saranno. Sto parlando della grande e nobile scuola cantautorale italiana. Detto altrimenti i grandi cantautori italiani hanno prodotto ciò che non erano più in grado di produrre gli scrittori e hanno dato voce alle tematiche sociali pregnanti del loro tempo nella “lingua” più adatta a quei contemporanei, quella della musica.

    Se guardiamo il tutto da questa prospettiva… beh…quell’egemonia di sinistra è giustificata… almeno per quanto riguarda i padri nobili (parlo dei Guccini, dei De André, dei De Gregori etc)… Altra cosa è la perniciosa vena decadente che ha portato tanti pseudo-artisti et cantori a dichiararsi di sinistra per splendere di luce riflessa e partecipare alle feste dell’Unità…

    Uhm… Di buono ho che non contemplo dogmi: neppure i miei!

    Ci torno domani e rispondo anche ai tuoi punti, l’argomento è… fascinating! Best Regards.

    • Chiudo l’argomento per il momento Andrea, ci torno però. Dal mio punto di vista credo di poter sintetizzare sparando l’ovvietà che la creatività è faccenda che pertiene allo spirito. L’occupazione sistematica di questo spazio intellettuale è invece operazione che si può senz’altro fare (per fini politici per esempio come ha fatto la sinistra in Italia), e può portare anche dei risultati (il caso della straordinaria produzione cantautorale italiana docet!). Meglio sarebbe però che gli intelletti, quelli veri, muovessero liberi, senza catene e senza scopi strumentalizzanti. Un’utopia in Italia.

      Buona Pasqua se per te questa festa è importante.

      • Andrea // 5 April 2015 at 01:28 //

        Ti migliora la Pasqua se ti dico che non hai sbagliato nulla? Entrambi abbiamo sparato qua e là delle cavolate, ma sempre inserite in un filo discorsivo valido. I punti di vista diversi hanno mostrato che ci sono possibili interpretazioni o letture valide e diverse. Ora hai rammentato il cantautorale, che conosco malissimo per la mia lontananza dalla musica ancora maggiore da quella letteraria. E’ difficile valutare il contemporaneo. D’altronde se nel campo delle ricerche farmaceutiche occorre studiare 10.000 molecole per trovarne una farmaceuticamente utilizzabile, se su un secolo di vita la Biennale di Venezia ha selezionato 16000 pittori, di questi poco più di un centinaio entrano nelle storie dell’arte di tipo enciclopedico. Anche questi dati vanno rivisti con l’evoluzione delle tecnologie, internet, la globalizzazione ecc. ecc. L’importante è avere una capacità di aggiornamento non legato a idee precostituite. Ciao.

  4. La Pasqua?? No, non sono cose che fanno per me Andrea, sono vondanikiana in questo senso (sono solo fortunata perché i tanti non sanno che significa e quindi ancora ancora evito il rogo). Certo che ho sbagliato, non ho problemi a dirlo. Più che sbagliato ho dimenticato una faccenda che avevo sempre considerato e di cui sapevo… Ma ne scrivo in un altro post, magari domani. Per intanto pubblico qua sotto qualche link a qualcuno dei lavori che rappresentano al meglio il commitment della scuola cantautorale italiana, una scuola unica. Ed è faccenda seria, altroché. A presto. Saluti.

    • Andrea // 5 April 2015 at 19:14 //

      Ma il Coniglio dove lo metti? Chi ti porta le uova? Anche Obama e Michelle prendono le uova del coniglio nel giardino della Casa Bianca! A me oltre le uova portava anche giocattoli e libri. Si faceva fatica a trovarli benché il giardino fosse un giardinetto rispetto alla Casa Bianca: Chissà come devono cercare Obama e Michelle! Von Danik fa rima con Satanik, non è per uno con simpatie wittgensteiniane. Il Coniglio quest’anno mi ha fatto trovare una simpatica selezione di cantautori italiani. Ringrazialo se lo vedi, da me è già scappato!

      • @Andrea
        Non mi interesso di conigli né di diavoli, di logica sì.

        Come detto poi torno sull’argomento con altro pezzo più avanti. Regards.

  5. E può bastare ma le perle – perché di vere e proprie perle si tratta – sarebbero infinite. Se ne parla poi.

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