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L’anatolico Bacco in Sardegna

ROSEBUD TV – LUCIO DALLA – PIAZZA GRANDE

AFORISMI MEMORABILI E ZIBALDONE


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Il caso diffamatorio su Wikipedia 

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230px-Michelangelo_Caravaggio_007di Massimo Pittau. Pure il culto di un'altra divinità molto famosa, anch'essa di origine anatolica e assai probabilmente lidia, risulta entrato nella Sardegna antica e addirittura allunga le sue propaggini nella Sardegna attuale, Bacco, il dio del vino. Oltre che sicuri ritrovamenti archeologici relativi a questo dio\1\, molto notevole è in Sardegna la venerazione di uno strano santo cristiano Bakis (latinizzato in Bachisius), del quale non si trova alcuna notizia nel Martyrologium Romanum. Esso dovrebbe corrispondere a uno dei tre santi che dalla Bibliotheca Sanctorum sono ricordati col nome di Bacco e che sarà arrivato in Sardegna durante la dominazione bizantina\2\. Senonché, per ragioni linguistiche e per ragioni etnografiche si intravede abbastanza chiaramente che la figura e il nome di questo santo cristiano si sono inseriti e fusi sincretisticamente con quelli del precedente dio pagano del vino.

Sul piano linguistico infatti c’è da precisare che il nome sardo Bakis non corrisponde esattamente alla forma greca né a quella latina del nome di Bacco, mentre corrisponde meglio alla forma lidia Baki-. Ed anche i suoi diminutivi sardi Bakilli, Baghilli, Bakkillodde corrispondono esattamente al lidio bakillis = «bacchico», con un suffisso che sicuramente è anche tirrenico e protosardo.

Sul piano etnografico innanzi tutto molto notevoli e perfino stupefacenti sono alcune raffigurazioni che si trovano nella chiesa di Bolotana (NU) dedicata al suo patrono santu Bakis e terminata appena nel 1594: sulla facciata esterna e anche nei capitelli dei pilastri interni si trovano in bassorilievo figure di danzatori, uomini e donne, e i maschi hanno i genitali scoperti.

Oltre a ciò, al culto di santu Bachis è connessa la credenza di donne che sarebbero possedute o invasate dal santo e come tali sarebbero considerate e visitate dalle altre donne con devozione; ed è un ricordo abbastanza evidente delle Baccanti o Menadi possedute o invasate dal dio Bacco\3\.

Ma ancora più interessante e quasi incredibile era un’usanza documentata fino a poco più di 50 fa in alcuni villaggi della Barbagia (Olzai e Mamoiada): in occasione dell’impianto di una nuova vigna, al quale venivano invitati tutti i parenti e amici del padrone, costui, alla fine della giornata di lavoro, veniva preso di forza e sottoposto anche a grossolani scherzi a carico dei genitali. Dopo, legato strettamente e adornato di edera, di foglie di altre piante e di fiori campestri, veniva trascinato a casa sua, dove la moglie procedeva al “riscatto del prigioniero” con una prima offerta di vino e di dolci ai sequestratori. La festa poi terminava con una abbondante cena fino a tarda notte con canti e risa. Ebbene, in questa usanza è facile trovare stringenti connessioni col racconto del rapimento del giovane Bacco da parte di pirati “tirreni” (non si trascuri questo particolare!), racconto tramandato dallo pseudo-omerico Inno a Bacco, nel quale si ha pure la più antica citazione dei Tirreni\4\. Anche in questo racconto infatti risulta che da una parte Bacco viene preso a forza e legato strettamente all’albero della nave, dall’altra i pirati tirreni procedono al rapimento in vista di un “riscatto” da chiedere ai genitori del rapito. La sua liberazione poi avviene con una serie di prodigi, quando i legami che lo avvincono all’albero della nave si mutano in tralci di vite e di edera e in fiori\5\.

Infine è notevole un bronzetto nuragico rinvenuto ad Ittiri (SS) che raffigura un individuo col fallo eretto (itifallico) e che suona il flauto doppio, di probabile origine lidia, simile alle launeddas sarde, l’antichissimo flauto triplice: si tratta chiaramente di uno dei Satiri o Sileni, pur’essi itifallici e suonatori di flauti, che facevano parte del corteo di Bacco. La presenza di questi esseri mitologici nella Sardegna antica è probabilmente confermata anche dal toponimo odierno Silenu di Ploaghe (SS)\6\.

Note

\1\ Cfr. Spano G., Culto di Bacco in Sardegna, nel «Bullettino Archeologico Sardo», 1987, III, pgg. 97-100. È notevole e significativo che, sia pure con riferimento all’epoca romana, siano state trovate in Sardegna ben 9 statuine di Bacco e 3 di Baccanti; cfr. Meloni P., La Sardegna Romana, Sassari 1990, II ediz., pg. 395.

\2\ Cfr. Biblioteca Sanctorum, Roma 1962, II, pg. 687; Socii Bollandiani, Bibliotheca Hagiographica Latina, Bruxelles 1900-1901; Idem, Bibliotheca Hagiographica Graeca, 1968. E poi Enciclopedia Cattolica, Roma 1949, s. v.; De Felice Emidio, I nomi degli Italiani, Venezia 1982, pg. 271; Idem, Dizionario dei Nomi Italiani, Milano 1986, pg 84, s. v. Bachisio.

\3\ Si veda l’importante studio di Italo Bussa dedicato a santu Bakis nei “Quaderni Bolotanesi”, num. 37, pgg. 114-149, del quale però io non condivido tutte le conclusioni.

\4\ Inno a Bacco, 7, 8 (pg. 66 dell’edizione di A. Baumeister).

\5\ Cfr. LISNE 43-44; LELN 66-70.

\6\ Cfr. Arias P. E., Satiri e Sileni, nell’«Enciclopedia dell’Arte antica classica e orientale», Roma 1966, vol. VII; Pittau M., LELN, pgg. 61-63.***

***Estratto dall’opera e-book di Massimo Pittau, Il dominio sui mari dei Popoli Tirreni (Sardi-Nuragici Pelasgi Etruschi) , Ipazia Books, 2013, Amazon.

Featured image, Bacco rappresentato da Michelangelo Merisi.

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