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MASSIMO PITTAU – 600 ISCRIZIONI ETRUSCHE tradotte e commentate

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

600 ISCRIZIONIETRUSCHE (2)di Massimo Pittau. Nell'anno 1990 io avevo pubblicato un'opera intitolata Testi Etruschi tradotti e commentati – con vocabolario (Bulzoni Editore, Roma). La presente opera costituisce il rifacimento di quella mia di 23 anni fa.

Ovviamente la metodologia da me seguita nella composizione di quella mia prima opera è quella stessa che seguo in questa mia nuova, ma il titolo risulta mutato in Iscrizioni Etrusche – tradotte e commentate.

La mia decisione di mutare il titolo è venuta da due importanti circostanze: I) Il numero delle iscrizioni etrusche da me studiate, tradotte e commentate in questa mia nuova opera è di molto superiore al numero di quelle da me presentate nella mia vecchia; II) Alla traduzione e al commento delle iscrizioni della mia prima opera io ho apportato, in questa nuova, numerose modifiche e perfezionamenti, conseguenti al fatto che nel frattempo io ho mandato avanti in maniera intensiva lo studio della lingua etrusca, come dimostra il numero delle nuove opere che ho pubblicato in questi ultimi anni.

In un campo assai sdrucciolevole come è quello relativo allo studio della lingua etrusca, è evidente che il tempo non passa mai inutilmente: in effetti nella mia nuova opera compaiono miei recenti scoperte relative alla lingua etrusca, ovvio effetto del mio successivo studio approfondito. D’altronde tengo a segnalare e a precisare che mie traduzioni e interpretazioni di iscrizioni etrusche che avevo inserito perfino in mie opere recenti e recentissime, risultano modificate o perfezionate in questa mia nuova odierna.

È cosa nota che in tutte le scienze o discipline, il sapere si trova in continua evoluzione di modifica e di perfezionamento e ciò avviene ovviamente pure rispetto allo studio della lingua etrusca, come potrebbe constatare con facilità dall’esame e dalla comparazione che un qualsiasi lettore intendesse effettuare nella serie delle mie 12 opere dedicate a questa lingua.

Nella mia opera del 1990 io avevo seguito il testo e pure la numerazione delle iscrizioni etrusche quali risultavano nell’opera di Massimo Pallottino, Testimonia Linguae Etruscae (II ediz., Firenze 1968) (sigla TLE). Senonché questa pur importante opera è stata largamente superata dalla più recente di Helmut Rix, Etruskische Texte, Editio Minor, I Einleitung, Konkordanz, Indices; II Texte (Tübingen 1991) (sigla ET). Questa riporta il sito di ritrovamento di ogni iscrizione, il suo supporto epigrafico ed inoltre la datazione, sia pure generica.

In questa mia presente opera pertanto io seguo la numerazione e le indicazioni della citata opera del Rix, ovviamente facendo uso delle relative sigle ed abbreviazioni, quelle che riporto immediatamente dopo questa Premessa. Però, siccome il Rix non è sempre convincente nelle sue letture, ricostruzioni ed emendamenti delle iscrizioni etrusche citate, talvolta  peggiorando quelli del Pallottino, ho ritenuto di continuare a mantenere il riferimento ai TLE del Pallottino, anche per consentire all’eventuale studioso di controllare in contemporanea i due testi (quelli dei TLE e degli ET) e di scegliere quello che gli sembra da preferire.

Chiudo questa mia breve Premessa dicendo di essere convinto di poter offrire, con la presente opera, un utile e facile strumento di lavoro per coloro che si volessero dedicare allo studio di questa affascinante (però non più ”misteriosa”) lingua di quel popolo meraviglioso che sono stati gli Etruschi.

Sassari dicembre 2013

Premessa, estratto da MASSIMO PITTAU – 600 ISCRIZIONI ETRUSCHE Tradotte e commentate

Fonte: www.ipaziabooks.com

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8 Comments on MASSIMO PITTAU – 600 ISCRIZIONI ETRUSCHE tradotte e commentate

  1. francu pilloni // 28 December 2013 at 19:46 //

    Fa bene il Prof. Pittau a pubblicare, rivedute, le opere più importanti della sua vita di studioso.
    Egli si pone come esempio per i giovani anche oggi che ha superato i Novanta, ma appare robusto quanto a vitalità e a spirito polemico.
    Se di nome fa Massimo, nulla fu più azzeccato per quanto lo riguarda: grandioso infatti emerge il suo Io profondo anche dalla prefazione sopra riportata, dove, contrariamente all’uso corrente, non disdegna di mettere il pronome personale “io” in contesti che non risulterebbero assolutamente poco chiari anche in sua assenza, così come ripropone il possessivo “mio/a” quanto un guardiano di mandrie che conta i capi a lui affidati.
    Tutto è massimo, quando si parla del Professore. Saluti e auguri.

  2. Grazie per il tuo commento Franco. Aggiungerei due cose. La prima è che il professore, a differenza di molti “giovanotti” ha capito una cosa molto importante: che il futuro della scrittura è online. E solo online. Da noi si legge solo su Kindle e vedere un libro cartaceo fa una pena al cuore, pensando agli alberi vittime del funesto crimine.

    Senza considerare che nessuno andrà mai a fare ricerche in una biblioteca polverosa per trovare le fonti, ma le cercherà online, appunto.

    Su un altro piano, per quanto conosco il professore, da un pezzo ormai, posso dire che ciò che mi ha colpito di lui è soprattutto la sua grande disponibilità e umiltà, non intaccate dalla sua forte tempra e dal suo carattere forte. Un uomo d’altri tempi quando questo significa un uomo-che-vale, sotto ogni prospettiva. Per me, un esempio, in un tempo in cui gli esempi da imitare sono davvero pochi. Grazie.

  3. francu pilloni // 29 December 2013 at 12:18 //

    Che Gavino e Rina conoscano il Professore meglio di me è un fatto. Io non l’ho mai incontrato di persona, ho solamente letto, con attenzione perché interessato, cose che egli ha scritto; ho polemizzato spesso con lui e l’ho difeso pubblicamente (e non furono in molti a farlo) quando, con uno sgarbo, fu escluso dalla Commissione regionale per la Lingua Sarda, seconda edizione.
    Ho prima espresso un giudizio con motivazioni basate su elementi disponibili all’esame di chiunque, esercitando un diritto di uomo libero più o meno pensante, senza recare offesa, denigrazione o pregiudizio a chicchessia. Non ho detto infatti che vi fossero errori di grammatica, di sintassi o di logica nella scrittura del Professore, perché non ne ho visto; ho solamente osservato la particolarità di uno stile di scrittura, supponendo di conseguenza che non potessero essere nemmeno banali sviste, ma espressioni volute e valutate. Né le osservazioni che ho espresso mi portano a vedere lo spirito umile di cui parlate voi, Rina e Gavino, che lo conoscete molto bene.
    Allora dirò, senza smentirmi, che “tutto è massimo, quando si parla del Professore”, anche la poliedricità della sua personalità.

  4. Ciao Franco
    Io penso che tutto sta nella definizione di “umile”. Se per “umile” si intende una persona che non difende con forza il suo lavoro, che lascia dire e fare rispetto alla ricerca professionale che sta portando avanti, che lascia che su quel lavoro venga gettato discredito, che non crede davvero in quel che fa, allora il professore è tutt’altro che umile. Questo l’ho già scritto. Ti dirò di più in questo è molto simile a me, difende con le unghie e con i denti le sue idee, in tutte le sedi (credimi – visto che entrambi abbiamo fatto passi importanti quando è stato necessario).

    Se per “umile” si intende disponibilità a confrontarsi con gli altri, anche online (cosa che abbiamo visto e apprezzato in questi due anni, laddove il prof ha risposto a tutte le osservazioni fatte dai lettori di Rosebud, inclusa qualche provocazione che io stessa ho dovuto monitorare, cancellando parecchi commenti), allora il professore è umile.

    Per me questa è la vera umiltà. Non ho infatti una buona opinione di chi porge l’altra guancia e degli yes-men di facciata. Credo che frequentando questo sito ti sia accorto della sua coriacità e così resterà con tutti.

    Ti dirò di più. Confrontandomi per le cose del sito con diversi personaggi, anche colleghi del professore, giornalisti e scrittori noti e altro, io la vera non-umiltà l’ho trovata proprio in chi non aveva alcun claim-to-glory e se ti serve una lista di esempi fammi sapere. Documentata si intende come faccio sempre io.

    Ciao, grazie.

  5. francu pilloni // 29 December 2013 at 17:54 //

    Mi piace, cara Rina, che tu tenga aggiornata una lista dei zero-claim-the-glory. Portala con te quando tornerai in vacanza, così che possiamo confrontarla con la mia, dopo pranzo, quando il cannonau ci concede maggior fantasia per vedere i lati comici anche in quelle situazioni.

    Per quanto spetta al Professore (è di lui che parliamo e non ti sfugge che uso sempre la maiuscola), mi sia dato atto che mi sono confrontato con lui stando sempre un gradino sotto e solamente grazie alla sua disponibilità al dialogo. Un dialogo però qualche volta scarsamente appagante, non solo da parte mia che avrei voluto prese in considerazioni le questioni e le ragioni che ho portato, ma da parte sua altrettanto perché si ha l’impressione di una sua convinzione che da me non possa venire nulla di intelligente che lui non abbia già valutato e scartato. Un nulla che non riesce neppure a capire, dato che non lo ascolta, anzi credo che neppure lo senta.
    A questo punto, stante l’esperienza trascorsa, capisci che mi rimane difficoltoso recepire l’umiltà nel suo carattere, in qualsiasi maniera tu provi a spiegarmelo. E non è detto che a non essere umile sia sempre e per forza un lato negativo. Forse non sarà chiamato evangelicamente figlio di Dio, ma si può sopravvivere anche a questo.
    Io, per esempio, sopravviverei e, direi, anche tu. Dunque…

  6. Ripeto, a mio avviso intendiamo l’umiltà in maniera differente. Io, per esempio, non sono un’ammiratrice degli umili, quando questo significa stare zitti e non parlare, lasciare fare agli altri, proporsi come modelli di ogni virtù. Ritengo anche che un personaggio che si propone pubblicamente attraverso i suoi studi, il suo scrivere, la sua attività sia recepito da diverse persone in maniera diversa. Ma questo è un bene. Significa che ha qualcosa da dire, che crea discussione. Per me tutti fattori positivi.
    Per il resto ti posso già rivelare che nella mia lista la prima sono io:).
    Detto questo,ti ringrazio e ti aguro buon anno.
    Facciamo un’altra piccola pausa ma poi ci ritroviamo qui, meglio che pria.
    E con lo stesso spirito battagliero mi raccomando.
    Si può anche continuare la conversazione… naturalmente.
    Ciao.

  7. Franco, pubblico qua sotto questa nota ricevuta dal professor Pittau
    —————
    Cara Rina Brundu ed egregi Amici,

    1) Io Vi invidio tutti, dato che scrivete e seguite con tutta facilità l’ internet. Io di tanto in tanto incespico, perdo tempo e ciò mi infastidisce. Ad esempio, non mi ero accorto dei troppo numerosi e troppo grandi elogi di cui mi avete gratificato. Almeno aspettate che io sia morto (ma non ho fretta!) per fare il mio elogio funebre.

    2) Adesso Vi rivelo un segreto relativo al mio modo di lavorare: io sono solito lavorare su due argomenti contemporaneamente: e li alterno e questo mi consente di riposarmi.

    Se qualche volta non ho dato una risposta soddisfacente all’amico Francu Pilloni, quasi certamente questo è dipeso dal fatto che egli mi invitava ad interessarmi di un terzo argomento ed io questo non lo so fare. Mi sembra di ricordare che proprio a lui dissi una volta che nella mia lunga vita anche di studioso, non ho mai accettato di interessarmi di argomenti suggeritimi da altri, amici compresi.

    Calmatevi, dunque, cari Amici e buon anno a tutti

    Massimo Pittau

  8. francu pilloni // 5 January 2014 at 11:53 //

    Io sono calmo; Rina è calma; anche Lei, Professore è calmo?
    Se sì, tutti Noi siamo calmi, ivi compreso Gavino.
    Si direbbe che siamo un popolo di calmi, noi sardi-sardi, di cognome e di fatto.
    Forse anche troppo calmi.
    Il fatto che Lei, Professore, usi lavorare su due argomenti contemporaneamente, le fa onore, quanto a chi, possedendo due occhi, li usa entrambi per una visione stereoscopica del presente e del passato.
    Beato chi, avendo due occhi, si serve di un terzo per vedere il futuro. Non è da tutti, purtroppo.
    Buone Feste anche a Lei, Professore, e anche ottimi giorni feriali, che sono i più.

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