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Elezioni 2013 (8) – Dubbi amletici (in pillole) e altre amenità politiche: ma perché Bersani non si dimette?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

326px-Metropolitan_Moreau_Oedipous_2di Rina Brundu. Negli scenari apocalittici e da distopia orwelliana che le recenti elezioni ci hanno consegnato, un dubbio si insinua assillante: ma perché Bersani non si dimette? E perché, nonostante la risposta delle urne sia stata tonante, continuiamo a vedere i soliti volti dei soliti noti, da quello di D’Alema a quello della Finocchiaro? L’impressione è che si voglia governare il paese facendo uso di una modalità di leadership edulcorata con una venatura di buonismo da italietta provinciale che oltre ad essere ossimorica, considerando la tipologia di dirigenza che richiederebbero i tempi, è piuttosto preoccupante.

Nel contesto, e per quanto inquietante possa risultare vedere una nazione come l’Italia in queste condizioni, bene fa Grillo a non concedere nulla e a chiudere a qualsiasi tentativo di ricominciare con la vecchia modalità concertativa sui generis (all’Italiana, per intenderci), all’insegna del mitico motto una poltrona a me una poltrona a te. Tanto più che il Cavaliere non ha nessuna intenzione di tornare alle urne e fedele agli insegnamenti del miglior berlusconismo-suntzuniano, attende sornione, nella perfetta convinzione che “Sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità”.

Featured image, Edipo e la Sfinge di Gustave Moreau, 1864.

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