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Monti, Marchionne dice for ever

di Luigi Montonato. Berlusconi ha ufficialmente annunciato che non intende candidarsi e che cede la leadership del centrodestra, ove costui lo volesse, a Mario Monti. Si sa che l’eccesso è del maligno. E francamente la sortita berlusconiana è eccessiva per stare col benigno. Sembra più il tentativo di togliere la scena al centrosinistra, che da più di una settimana l’aveva fatta totalmente sua con Bersani, Renzi e Vendola, che altro. Ma, se pure fosse credibile – ragioniamo per assurdo come per dimostrare certi teoremi – il centrodestra sarebbe d’accordo tutto? E’ assai difficile rispondere. C’è una parte che beve senza chiedere che cosa c’è nel bicchiere, ma ce n’è un’altra che non intende più farlo. Monti non accetterà mai la proposta di Berlusconi; e questa servirà soprattutto a farsi qualche ragione politica con gli avversari. Casini l’aveva già capito e perciò alla domanda se ora si sarebbe avvicinato al centrodestra ha risposto che è sempre disponibile agli incontri ma non agli inganni. Casini come Lacoonte: teme Berlusconi anche quando porta doni. Comunque sia, accetti o non accetti Monti, ci stia o non ci stia Casini, resti unito o meno il centrodestra, è molto probabile che si vada nella direzione – finalmente! – di definire il leader dello schieramento. Dovrebbe essere Alfano. Se così non fosse si andrebbe alle primarie, come vuolela Santanchè, che ha annunciato di volersi candidare.  Beh, lo sfizio se lo vuole togliere pure lei!

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Il governo Monti ha approvato il Patto di Stabilità (9 ottobre), ex Finanziaria, per l’anno 2013. Un miliardo e mezzo in meno alla sanità. Figurarsi! Se prima le cose andavano male, liste d’interminabile attesa, ricoveri ridotti al minimo, con malati dimessi il giorno dopo aver subito un intervento chirurgico, e con ciofeche per medicinali, detti generici, ora le cose precipiteranno. Vietato ammalarsi, italiani! Abbassato di un punto l’Irpef per i redditi più bassi, ma sono state tagliate detrazioni e deduzioni, e inoltre è stata aumentata l’Iva di un punto. Grave la retroattività delle detrazioni, un provvedimento contro ogni principio giuridico. Tutto questo annulla i benefici dell’abbassamento dell’Irpef e comporterà un ulteriore aumento del costo della vita, con un sostanziale peggioramento della situazione. In compenso – compenso per chi? – bisogna fare economia di luce elettrica: non si lascia la luce accesa nei palazzi pubblici! Addio agli emuli di Mussolini, che non potranno più dare ad intendere di lavorare fino a notte tarda lasciando, come prova dell’indefessa applicazione al servizio pubblico, la luce accesa. Una manovra di tredici miliardi di Euro che la stampa amica, “Corriere della Sera” in testa, ha lodato. In verità le cose continueranno ad andare bene nella vetrina europea, male e malissimo nel retrobottega nazionale, dove si lavora e si vive. A pochi mesi dalle elezioni non si capisce ancora dove si andrà a finire, con Monti, che il Pdl vorrebbe a capo del suo schieramento, magari insieme a Casini. Se ciò dovesse accadere riprenderebbe la “guerra civile” che in Italia, senza punto vergognarsi, chiamano democrazia.
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Gioca il nostro Monti come fa il gatto col topo, anzi coi topi, perché lui se la prende non con un uomo politico o un partito solo, ma coi politici, coi partiti tutti. “Siamo più popolari noi– ha detto – dei partiti”. Quale cattivo gusto! E’ come andare in un camposanto con un compare e dire: siamo più vivi noi, caro compare mio, di tutti i qui sepolti. Io dico che Monti si sta giocando la reputazione di uomo serio, quale ostentava con quel suo aplomb e con quel parlare a risparmio di prima. Evidentemente si è lasciato contagiare pure lui dallo Zeitgeist, lo spirito del tempo, che ha i suoi epigoni in Berlusconi, in Grillo e nei tanti comici che infestano le televisioni. Si lascia prendere dal gusto di sfottere, di fare la battuta, vezzo tipicamente toscano e per qualche verso salentino, non certo lombardo, che indulge più sul gradasso. E in effetti un po’ gradasso Monti è, forte, però, di una condizione che gli è stata confezionata da Napolitano, nominandolo su due piedi prima senatore a vita e poi presidente del consiglio. Una cosa mai vista, che non viene ancora chiamata col suo nome per rispetto del Presidente della Repubblica. Io dico che Monti schiatta dal desiderio di raccontare una barzelletta, magari una da fare il paio con una di Berlusconi. Perché a Monti l’idea di battere il suo predecessore in toto gli passa spesso per la testa.
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Piovono su Monti consensi forti. Grandine che arriva come sassate sui politici italiani. La Clinton da Washington si complimenta col ministro degli esteri italiano Giulio Terzi e si augura che la leadership del governo si rafforzi. Diplomazia, si dirà. Ed è vero, parole che si dicono. Che poteva o doveva dire il segretario di stato americano ad un ministro degli esteri di un paese amico e alleato? Ma da Londra arriva un altro consenso forte a Monti. E’ quello dell’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne. Per lui Monti dovrebbe essere premier a vita. Non siamo ancora a Monti uomo della provvidenza, ma ci stiamo avvicinando. E questo francamente è un altro indizio che la nostra democrazia è davvero all’ossigeno. O forse l’Italia si sta sudamericanizzando. Marchionne, che ormai litiga con tutti, dal sindacalista  Landini al sindaco di Firenze Renzi, ha ragione di prendersela coi politici italiani, ma non è per caso che si sta preparando il terreno per un addio all’Italia, suo e ovviamente della Fiat? Si porterà via anche la Juventus? Beh, questo mi preoccupa ancora di più. Vorrebbe dire che a metà degli italiani si toglierebbe lo sfogatoio dell’irrazionale e che gli stessi potrebbero cercarlo altrove. Meglio che l’irrazionale resti e si esaurisca nel tifo calcistico.  Meglio, Marchionne, meglio!
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L’agenda Monti è sparita dall’intesa elettorale tra Pd-Sel-Psi. E’ il primo effetto dell’alleanza tra Bersani e Vendola. Può non significare niente. L’agenda Monti non è l’agenda rossa di Borsellino. Ma può significare tanto. Per esempio, che ormai lo schieramento di centrosinistra considera Monti lontano, magari su posizioni in prospettiva di centrodestra. In Italia le situazioni durano lo spazio di un mattino. Tutto può cambiare. Intanto Monti non smentisce, non chiarisce, si limita a fare come quelle donne, un po’ vanitose e civettuole, che amano farsi corteggiare, non dicono no ma non dicono neppure sì, per non interrompere il corteggiamento. Nel Pdl la componente forzista vorrebbe liberarsi di quella post-missina di An, che non ama Monti, per quel residuo di socialismo che la stessa conserva nel suo dna storico. Se l’affare con Monti andrà in porto gli ex missini lasceranno probabilmente il Pdl e torneranno al loro partitino, in condizioni però diverse da quelle in cui erano ghettizzati dalle fisime costituzionali. Oggi, di costituzionale c’è tutto e c’è niente.
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E bravi gli indiani, bravi! Non quelli d’America, i pellerossa, per intenderci, ma proprio quelli dell’India. E rimanda oggi e rimanda domani, i due militari italiani del Battaglione San Marco, Latorre e Girone, accusati di avere ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati, stanno scontando una pena a cui non sono stati mai condannati. Il ministro degli esteri del governo Monti, Giulio Terzi, continua a dire che è inaccettabile il comportamento delle autorità indiane. Ma, al di là, di questa povera parola, “inaccettabile”, il governo italiano non può fare proprio nulla? E’ difficile da digerire che gli indiani diano una lezione di machiavellismo alla patria di Machiavelli e che, colpevoli o innocenti, i due militari intanto pagano per una colpa non commessa. Lo spirito di un popolo si uccide anche così, subendo ingiustizie e umiliazioni.
Featured image, una Fiat multipla