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Londra 2012: al servizio di Sua Maestà. E sul nostro ritardo generazionale. Mediatico e politico.

di Rina Brundu.

Oh my God! The Queen meets James Bond. THAT, Mr Boyle, was pure genius!”. Se un giorno si dovessero ricordare le Olimpiadi di Londra 2012 con un solo tweet, a mio avviso quell’onore spetterebbe a questa frase ispirata di Piers Morgan, giornalista britannico di stanza negli Stati Uniti. È indubbio infatti che l’implicito ringraziamento a Danny Boyle – regista inglese di origini irlandesi, pluripremiato e Oscar-winner, ma soprattutto il vero deus-ex-machina dietro la spettacolare cerimonia d’apertura dei giochi olimpici Made in Great Britain –contenga in sé la caratteristica prima di ogni aforisma scritto to-be-remembered: la capacità di cogliere con estrema semplicità l’illuminazione di un istante.

Da dire vi è che nel particolare caso il “lavoro” creativo di Piers Morgan è stato senz’altro agevolato. Dal contesto. Di fatto quelle immagini di Daniel Craig (il Bond dei Bond, secondo me), nei panni di un bellissimo, inappuntabile, impeccabile James Bond – l’inossidibile agente segreto creato nel 1953 dal genio autorale di Ian Fleming – che si presenta a Buckingham Palace per scortare allo stadio (via elicottero) Elisabetta II, la regina delle regine, sono immagini destinate a restare nella Storia. O, per dirla con le parole dei discorsi fatti durante la stessa cerimonia inaugurale, sono immagini che ispireranno una generazione. Nulla da eccepire: puro genio!

Ma che il vero target dei giochi 2012 sia quello di ispirare le generazioni che verranno lo si è capito da infiniti altri momenti. In primo luogo dai diversi messaggi lanciati da Boyle e da chi con lui in quel della gloriosa terra di Albione, ieri notte, urbi et orbi. In primis, ritengo, quello fondamentale che recita di come non si possa pensare al futuro, per quanto digitalizzato, se non si conserva memoria del passato. Meravigliosa, a questo proposito, la rievocazione delle isole britanniche rurali e pre rivoluzione industriale, ovvero di quelle isole britanniche che hanno saputo cambiare al mondo e in qualche modo modellarlo a loro immagine e somiglianza.

Ancora più pregnante però è stato il messaggio finale, esplicitato nel passaggio della torcia olimpica dalle mani di alcuni tedofori anziani in quelle di sei o sette tedofori giovanissimi, le nuove generazioni della dimensione virtuale, a cui viene delegato il compito di portare quella fiaccola, la sua profonda significazione, nonché la Gran Bretagna tutta, nel futuro. Mentre a dare man forte a questa importantissima legacy (sportiva, politica e socio-culturale) hanno contribuito tutti, ma proprio tutti: dalla già citata Elisabetta II, ai giovani nipoti (e nipotine acquisite) che erediteranno i diritti e i doveri di una Corona ormai vecchia di mille anni, agli operai che hanno costruito il magnifico centro olimpico londinese, ai bambini diversamente abili, finanche alla crew di giornalisti BBC in grande spolvero per l’occasione, patriottici e giustamente orgogliosi come sempre, come sempre professionali, puntuali, dialetticamente dotati, arguti, divertiti e un poco scanzonati.

Uno spot fenomenale per una Gran Bretagna in crisi che tuttavia si mostra determinata a trovare in sé la forza e le risorse per tornare grande. Una lezione significativa per il resto dell’Europa-unita alle prese con le solite magagne.  Uno sputo in faccia per la nostra Italia imbalsamata, ingessata, mummificata, impagliata, ingolfata dentro le dinamiche viziose degli innumerevoli, infiniti scandali economici, finanziari e politici. Ma non solo. Se c’è qualcosa su cui Londra 2012 ci invita davvero riflettere è il fatto che noi siamo una nazione di vecchi, governata da “vecchi” (in senso lato e per una volta ignorando il significato nobile di questo aggettivo), che non hanno alcuna intenzione di alzare il sedere della sedia e che vivono questa “condizione” all’insegna del motto “muoia Sansone con tutti i Filisitei”. Detto altrimenti meglio mandare la nazione to the dogs piuttosto che rinunciare ai privilegi acquisiti.

Consequentia rerum è il fatto che, forse, noi non abbiamo neppure giovani tedofori validi a cui passare il testimone. Perché la nostra giovane generazione non ha mai avuto una formazione adeguata, la possibilità di sperimentare, perché la nostra giovane generazione non ha mai avuto una possibilità tout-court (pensiamo soltanto ai soliti visi e ai soliti discorsi auto-referenziali di giornalisti, politici, commentatori, imprenditori, intrattenitori, presidenti, sportivi che vediamo nelle trasmissioni del nostro servizio pubblico, così come in tutti, dico tutti, i canali televisivi nazionali e non), ed è nata con la speranza morta nel cuore.

Non escludo che qualcuno possa guardare al desolante ritratto testé abbozzato come ad un quadro da armageddon, ma se pure questa fosse l’impressione io non potrei che confermarla. Questo è infatti lo status-quo italico nell’Anno Domini et olimpico 2012! Raccontarla diversamente non sarebbe rendere un grande servizio, soprattutto significherebbe avere visto, analizzato, meditato sul grande spettacolo messo in piedi ieri sera dai londinesi e non avere imparato niente. Non è così! May God save the Queen dunque (e James Bond con lei!), ma, qualora gli restasse tempo… possa Dio salvare anche l’Italia. Da noi. Italiani.

Featured image la regina Elisabetta II e Daniel Craig nei panni di James Bond di Ian Fleming. Fonte la Rete. Si ringrazia per questa foto e si ritiene di poterla usare data la natura dell’articolo che correda.

1 Comment on Londra 2012: al servizio di Sua Maestà. E sul nostro ritardo generazionale. Mediatico e politico.

  1. Guido Mattioni // 28 July 2012 at 12:06 //

    Bravissima Rina, sottoscrivo tutto, dall’iniziale “Oh my God” tra virgolette al punto finale dopo la parola Italiani. Ai quali il “punto” sta purtroppo tristemente bene accanto, popolo immobile (e Paese vecchio) che appare come dici tu senza futuro.Altri si possono permettere invece i puntini di sospensione, nel senso che pur tra le difficoltà si intravede per loro un domani…
    Guido

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