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Fenomenologia di “Amici” di Maria De Filippi. Ma la scuola cantautorale italiana era altra cosa.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Alcune delle considerazioni contenute in questo post sono state inserite nello scritto QUEEN MARY E LA DITTA e dunque il post è stato aggiornato.

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2 Comments on Fenomenologia di “Amici” di Maria De Filippi. Ma la scuola cantautorale italiana era altra cosa.

  1. Non farei di tutta l’erba un fascio, non conosco bene l’ambiente di “Amici” se non per sentito dire o per qualche occasione casuale, ma non credo che il problema sia che i giovani non hanno più una certa base culturale. Forse più che negli “anni dei cantautori” la cultura (e la controcultura) riscuote meno interesse nei giovani, ma soprattutto, nell’ambiente televisivo (com’era d’altronde negli anni settanta) non ha spazio. Esistono decine di buoni nuovi cantautori, ma in TV si richiede voce, e le parole sono strumentali a questa. Basti vedere chi comunque negli anni settanta era in tv, vedi Mina e Battisti, due che con la scuola cantautorale tout court non c’entravano niente. Lo stesso Gaber è scappato dalla TV che non gli consentiva di fare “cultura”.
    Ma quello che va analizzato ora secondo me è quanto invece viene, e verrà sempre più col tempo, veicolato per altri canali, facebook in primis. La vita, anche musicale e culturale italiana, quella che non ha spazio, credo che uscirà da li, come negli anni settanta si è messa in luce nelle manifestazioni studentesche, nei club, nei festival pop e nei centri sociali.
    Guccini, De Gregori, Dalla e Venditti, anche se sono passati in TV da giovani, non sono certo nati e vissuti in TV, ma nella vita reale.

  2. Grazie Mauro per il tuo commento. Però non si voleva dire che i giovani non hanno più una certa base culturale. Al contrario, probabilmente i giovani d’oggi hanno basi che solo cinquant’anni fa non appartenevano neppure alle elite. Quello che si voleva dire lo hai ripetuto tu stesso nell’ultima riga “Guccini, De Gregori, Dalla e Venditti, anche se sono passati in TV da giovani, non sono certo nati e vissuti in TV, ma nella vita reale”. La loro vita era appunto reale e si misurava con la sua coscienza-di-essere. Quella di questa giovane generazione, come, forse, la nostra, è virtuale. Con tutto ciò che ne deriva. Torna a trovarci. Grazie.

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