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La via dei guerrieri

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sull’onore e sul terremoto che ha colpito il Giappone…

Non si è sentito un grido. La terra scossa da brividi violenti, la nazione in ginocchio, le case divelte e trasportate via dalle ondate impetuose, i ponti spezzati, le strade allagate, le macchine, le navi, i barconi, i pontili inghiottiti dall’acqua, le centrali nucleari sull’orlo del collasso, eppure, non si è sentito un grido. Si sono visti invece impiegati che tentavano di trattenere monitor e altri arredi d’ufficio in procinto di precipitare, commesse che allungavano le mani per impedire la caduta di barattoli di conserve in bilico sugli scaffali dei negozi, bimbi che si riparavano composti sotto i banchi di scuola, medici sorridenti che aiutavano gli anziani ad alzarsi e a camminare, uomini e donne qualunque impegnati a formare code rispettose e ordinate per avere ciascuno la dovuta razione di generi di prima necessità. Tutti comportamenti molto onorevoli. Sì, onorevoli, perché in Giappone la parola non rimanda ad un titolo onorifico acquisito per dare certezze all’ego, ma ha a che vedere con la più sentita necessità di ciascun individuo di non perdere il proprio onore. La propria dignità.

Secondo il Bushidō, il codice di condotta degli antichi guerrieri, sette sono i principi a cui ogni vero guerriero deve attenersi: Gi (onestà e giustizia), Yu (coraggio ed eroismo), Jin (compassione), Rei (cortesia e gentilezza), Makoto o Shin (assoluta sincerità), Meiyo (onore), Chugi (dovere e lealtà). Sette principi per evitare il disonore e non dover ricorrere al suicidio rituale (seppuku). E a questi principi sembrerebbe si siano davvero formati i giapponesi moderni, discendenti di quegli antichi combattenti. Come a dire che nulla viene dal nulla e che ogni popolo è specchio, riflesso, figlio della propria cultura (in senso lato). Infatti, è senz’altro dalla loro più antica tradizione, dal loro patrimonio di conoscenze operative e militari, spirituali, intellettuali, finanche artistiche, che scaturisce la grande dignità, la straordinaria forza mostrata in queste ore dagli abitanti del Paese del Sol Levante, dignità e forza che dicono tutto sulla vera natura di quel popolo.

Non ritengo che un paragone con una nostra modalità di reazione, sicuramente più scollacciata, disordinata, finanche teatralizzata sarebbe giusto. Non lo sarebbe perché i punti di forza dei popoli sono diversi e noi non manchiamo dei nostri. Tuttavia, è davvero difficile immaginare una risposta così disciplinata, davanti ad una tragedia tanto grande, in una qualsiasi altra nazione occidentale. Il problema è che è anche difficile comprenderli simili comportamenti, mentre il nostro intelletto limitato ci potrebbe facilmente trarre in inganno, portandoci a scambiare la capacità di razionalizzare portata agli estremi, per una mancanza di compassione. Sbagliato, perché anche la compassione (intesa come “pietà”, “misericordia”, “capacità di empatia”, “amore”, “benevolenza”, “carità”) è una delle vie degli antenati guerrieri. Lo abbiamo già visto leggendo i principi del Bushidō, ma ritroviamo questo stesso concetto ribadito in una delle dottrine fondamentali del Buddhismo, ovvero il Śūnyatā.

Secondo questo insegnamento, la vacuità –  che sarebbe uno sorta di svuotamento dalle ansie del mondo, una forma di meditazione privata di qualsiasi riferimento semiotico, ovvero di segni che rimandano alle cose che ci circondano – è l’essenza della compassione. Ma la vacuità è anche una forma di elevazione spirituale che, lungi dall’isolarci dal mondo, è persino capace di farci riscoprire i caratteri positivi (onorevoli?) della nostra realtà contingente e più piena, creando una sorta di benefico equilibrio tra spirito e materia. Del resto, che i giapponesi siano riusciti a scoprire il segreto di questo bilanciamento perfetto è sotto i nostri occhi da lungo tempo: nessun altro Paese moderno può vantare una dimensione tecnologica così avanzata e tuttavia pensata e realizzata ad immagine e somiglianza dell’ideale più tradizionale. Che la via – la modalità di risposta – dei guerrieri del Sol Levante, davanti alla terrificante furia della natura che ha devastato il loro Paese, sia stata la più calma, la più meditata, la più onorevole (nel senso che procura onore), che si possa immaginare, non dovrebbe quindi sorprendere….

Rina Brundu

12/03/2011

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3 Comments on La via dei guerrieri

  1. Francesca Montomoli // 12 March 2011 at 17:11 //

    Ho sempre subito il fascino del Giappone. Mi hanno da sempre incantato il bushido, la delicata aura artistica che pervade gli ambienti, la sobrietà, l’animo gentile contrapposto ad un rigore a noi spesso sconosciuto. Un popolo che si pone con grazia. Mi incanta la capacità di fondere, come hai sottolineato, modernità e tradizione per non perdere un’identità che onora.
    Non mi hanno sorpreso i volti compostamente spaventati, nè la disciplina degli sfollati. Mi hanno sorpeso i commenti che accompagnavano le immagini, soprattuto i primi commenti, quelli che per abitudine associavano alle immagini parole come “terrore stampato sui visi” “panico negli uffici e nei negozi”. Miope sensazionalismo che offende una cultura che mantiene un profilo basso per tener alto l’onore. Qualcuno se n’è accorto, con il solito debito ritardo, ma se n’è accorto per fortuna, resituendo dignità a chi non l’aveva mai persa.
    Impossibile sottrarsi al pensiero di cosa sarebbe accaduto se fosse accaduto da noi. Non solo per il diverso carattere, ma anche e soprattutto per la diversa preparazione. Guardando al recente passato mi viene da pensare che con ogni probabilità non resterebbe pietra su pietra, nè lacrime da piangere, forse non sopravviverebbe niente del nostro rumoroso, scomposto, amato Paese. E mi rattrista pensare che forse è tardi per pensarci, se un Paese che ci pensa da sempre, non può difendersi che con il proprio composto rimboccarsi le maniche. Che Dio li aiuti, che Dio ci aiuti e che gli uomini non si stanchino di ricominciare.

  2. sono sicuro anche io che il popolo giapponese riuscirà a superare questi momenti difficili! 😦

  3. Nessund dubbio in proposito. Grazie per essere passato di qua. rb:)

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