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Controcorrente

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

A favore dei matrimoni gay e delle adozioni dei single

C’è dello straordinario nella maniera in cui vanno date cose nel nostro Paese. Stupisce, per esempio, l’attenzione che si dà ad ogni minima uscita di Berlusconi e l’attenzione morbosa con cui si guarda alla sua vita privata. Stupisce, soprattutto quando su questi argomenti ci si imbastiscono battaglie politiche francamente incomprensibili in una dimensione digitale; per citarne alcune, basti pensare a quelle campagne che tendono a presentare la donna, il suo corpo, la sua identità, la sua intellettualità come un bene da proteggere, necessitante di un women-day che lo celebri, quasi fossimo ancora in regime di amministrazione controllata da parte di un cervello-macho superiore et dominante. A scanso di equivoci, vorrei ribadirlo ancora una volta: il neurone è mio e lo gestisco io!

Tuttavia, si resta davvero senza parole davanti al silenzio mediatico che ha invece accolto le ben più preoccupanti dichiarazioni rese ieri dal Premier. Parlo naturalmente del suo discorso a proposito della famiglia composta da padre, madre e, possibilmente, aggiungo io, da un bel pargolo maschio, seguito da una bella femminuccia con lunghe treccine. E degli apparenti veti posti alla possibilità che anche le coppie-gay possano celebrare il loro amore, così come alla possibilità che un single adotti un bambino. Ma, ripeto, ancora più preoccupante delle stesse dichiarazioni è il fatto che non si sia letto sulle homepage dei giornali-che-contano alcuna rilevante presa di posizione critica.

Si fanno dibattiti su dibattiti per scagliare anatemi contra la videocrazia che ha imposto la civiltà dell’apparire, a scapito di chissà quale perduto saggio sentire, e non ci si ferma un solo secondo a riflettere su come stiamo imbrigliando il miglior futuro del nostro Paese tra le spire di una forma “bigotta”. Una forma che deprime le sostanza e che nei tempi difficili che viviamo può risultare davvero dannosa. Parlo sicuramente della ingiustificabile attitudine a pensare che la norma sia regola, anche quando sul tavolo ci sono questioni che pertengono solo e solamente all’unicità dello spirito (come è quella del decidere a quale metà del cielo un Essere si senta più attratto), ma parlo soprattutto dell’imperdonabile abitudine a pensare di sapere noi, in base alla nostra esperienza, cosa sia meglio per gli altri. E dunque a parlare anche per gli altri, o meglio a zittire sul nascere le obiezioni degli altri.

Quest’ultimo modus pensandi è tanto più grave quando applicato alle cose dell’infanzia. E, soprattutto, dell’infanzia abbandonata per destino, per incapacità o per malacura. Di quell’infanzia che di tutto necessiterebbe tranne di vedersi sbattere le porte in faccia, in virtù delle necessità della forma. Nessuno può negare che camminare su due gambe sia meglio che farlo su una sola, ma riuscire a reggersi su una – anche fosse una mera stampella -, piuttosto che non averne nessuna, riesce ancora a fare una grandissima differenza. Soprattutto, in un’età come quella in cui viviamo, dove l’insicurezza economica e affettiva, l’infelicità, l’abbandono, la sofferenza sono – queste sì – la norma, mentre l’amore è un miraggio. Nessuno dovrebbe essere impedito nella possibilità di donare il suo amore, e nessuno dovrebbe essere impedito nella possibilità di riceverlo.

Fortunatamente, sappiamo che in Italia ci sono tantissime persone con un cuore grande che lottano per vedere approvata una legge che renda possibili le adozioni ai single, e a queste persone va il mio abbraccio. Nella certezza che, per quanto lunga la notte, il buio finirà. Prima o poi. Allo stesso modo, non bisogna dimenticare le tantissime associazioni che di infanzia abbandonata si occupano promuovendo le adozioni a distanza. Occorrerebbe sostenerle in ogni modo e maniera. Ricordare il loro formidabile impegno in questo anonimo luogo virtuale non farà forse una grande differenza, ma noi lo facciamo comunque, nella certezza che sia stata ogni più piccola goccia caduta suo malgrado dal cielo ad avere infine riempito… il mare.

Rina Brundu

27/02/2011

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2 Comments on Controcorrente

  1. framarku // 1 March 2011 at 03:52 //

    Lo stato, la società , a parer mio, dovrebbe preoccuparsi unicamente di regolare i rapporti fra i cittadini e fra questi e lo stato! Assolutamente lo stato non dovrebbe intervenire per regolamentare i rapporti fra i cittadini e i non ancora cittadini! Noi tutti siamo nati in forza della LEGGE DI NATURA che regola e favorisce il PERPETUARSI DELLA SPECIE e SOLTANTO SUCCESSIVAMENTE SIAMO DIVENUTI OGGETTO DI AMORE per chi ci ha accolti ed aiutati a crescere: con impegno ed abnegazione! E siccome una società che vuole essere DEMOCRATICA si deve preoccupare , direi sprattutto dei componenti più deboli, ne consegue che la stessa deve assolutamente preoccuparsi di tutelare i nuovi cittadini , i soli capaci di garantirne il futuro, fornendo ad essi un valido gruppo sociale nel quale vivere, crescere e sul quale modellarsi! Ci sono molte coppie “REGOLARI” cui certamente non potrebbe essere rilasciato un ipotetico BREVETTO A FIGLIARE ma , per le altre lo stato almeno si accerti che la figura maschile e quella femminile costituente la coppia che desidera adottare offrano esempivalidi al nuovo cittadino per identificarsi! Perché non istituire e propagandare idonei corsi di psicologia neonatale ed infantile per facilitare i futuri genitori a svolgere correttamente la loro funzione ?

  2. Grazie per il tuo intervento. Concordo pienamente che ci sono molte coppie REGOLARI cui certamente non dovrebbe essere rilasciato un ipotetico brevetto a figliare…… Per quanto terribile questa frase sia. Ad un tempo, sì i corsi per i futuri genitori, in un mondo ideale, sarebbero pure qualcosa da considerare. In un mondo ideale. L’unico rischio che si potrebbe correre, a mio modo di vedere, è che si entra in un sistema di tipo catalogativo che in tempi passati portò a risultati davvero deleteri, parlo della Germania meno cool della Seconda Guerra Mondiale. Per quanto mi riguarda io faccio affidamento soprattutto nella crescità morale della società che tende a sapere di suo cosa è buono e cosa è male,e a giudicare su ogni caso. Anche a decidere quando la norma non è la miglior soluzione. Ecco perché, ripeto, la possibilità di andare oltre la norma non deve essere castrata in partenza. Men che meno dallo Stato. Ciao.RB

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