PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Antica, come la montagna

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sui fatti di Tucson e sulla non-violenza

Impressiona il numero di sparatorie negli ultimi tempi. Stragi consumate dentro la famiglia, ma non solo. Come i drammatici fatti di Tucson il cui obiettivo sarebbe stato la deputata democratica Gabrielle Giffords attualmente in lotta tra la vita e la morte in un ospedale universitario statunitense. Non si tratterebbe comunque di terrorismo-politico quanto piuttosto del gesto di un folle propiziato da una pseudo-ideologia politicheggiante. Malata. E in quanto tale ancor più pericolosa.

Del resto, sono ormai davvero poche le ideologie-sane degne di essere sostenute e degne di essere difese. Finanche con la vita. Difficile dire se questo sia un bene o se questo sia un male. Tendenzialmente le rivoluzioni-ideali non sono immediatamente possibili dentro due tipi di regimi: quello dittatoriale-assolutistico e quello democratico. Nel primo caso è la forza bruta ad impedirle, nel secondo è la coscienza civile a determinare l’auspicato cambiamento attraverso altre forme di lotta capaci di salvaguardare le istituzioni liberamente costituite.

In entrambe le situazioni, vale a dire dentro le dinamiche di un regime dittatoriale così come dentro le dinamiche di un regime democratico, molto può una linea gandhiana non-violenta. Che non significa una visione attendistica da Buddha acciambellato sotto un albero in attesa di illuminazione. Diceva Gandhi: “Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”. E quindi, immagino, sii il cambiamento attraverso l’esempio concreto, attraverso una modalità operativa che trasformi l’ideologia-sana in dimostrazione tangibile delle sue possibilità.

Certo, concordo meno con la filosofia gandhiana del silenzio, filosofia che lo portava a rifiutarsi di leggere i quotidiani perché il nefasto status-quo mondiale gli generava ulteriore confusione dentro. O meglio, va bene che lo facesse Gandhi, molto meno auspicabile sarebbe che lo facessimo noi. Tale prassi, infatti, si trasformerebbe subito in un’altra modalità furbetta per non vedere e tenere il cuore in pace. Lontan dagli occhi lontan dal cuore, appunto. Di tragico vi è che, laddove manca la forza d’animo e di intelletto per portare avanti le grandi battaglie stile Mahatma, e dunque la capacità di sostenere in maniera credibile una linea non-violenta, la nostra fibra, tutto fuorché forte, cede.

È dunque proprio allora che, nella tremenda solitudine delle grandi metropoli, capitali  di regimi dittatoriali o democratici che siano, si consumano quelle che chiamiamo le tragedie famigliari, o della follia. Proprio come quelle di cui discutevamo all’inizio. Per certi versi sono l’ultimo-grido d’aiuto dell’Essere che non sa più dove guardare e, avendo perduto qualsiasi senso orientativo, ricerca la sua fine tra gli altri e con gli altri. Al mero scopo di trascinarli con sé, nel burrone. Nel baratro. Di condannabile c’è soprattutto la nostra incapacità collettiva di agire a priori, di prevenire. Magari proprio con quell’esempio-concreto di cui si diceva, quell’esempio-provato che sa andare oltre le parole, ed è figlio del nostro commitment più sentito. Della parte migliore-in-noi.

Finite le grandi rivoluzioni ideali – e con l’individuo in balìa dei suoi limiti – accade perciò che ci si ritrovi soli con noi stessi, anche quando quel “noi stessi” ha valore retorico, una parte per il tutto, dove il tutto sta a rappresentare una intera nazione. Forse di più. Nella nebbia mentale non è raro però l’affiorare di barlumi finanche coscienti del fatto che tanto del rumore-fatto nel corso della nostra Storia sia stato molto-rumore-per-nulla. Senza eccezioni, ovvero ogni volta a posteriori, si scopre dunque che la verità e l’opzione non-violenta erano sempre state davanti a noi – a disposizione di ogni Spirito o di ogni comunità saggia abbastanza. Questo perché, come sosteneva la Grande Anima “la verità e la non-violenza sono antiche come le montagne”. Di sicuro, hanno incessantemente avuto la capacità di rendere ogni altro insegnamento venuto dopo pressoché inutile. Pletorico,  prolisso. Il difficile stava nel capirlo. Ora come allora.

Rina Brundu

10/01/2011

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